«Dagli ai bianchi». In Francia massacro etnico in un paesino
Thomas Perotto
Parigi sotto choc: un’orda venuta dalla banlieue assalta una festa di ragazzi in un villaggio. Ucciso un sedicenne, tre feriti gravi Mozzate le dita al buttafuori. I testimoni: «Sembrava un attentato, colpivano su base etnica». Arrestati in sette, erano già in fuga.

Crépol è un paesino di 500 abitanti sito a un centinaio di chilometri a Sud di Lione. Eppure, nella notte tra sabato e domenica scorsi è stato invaso da un’orda di aggressori che, respinti inizialmente dai buttafuori, hanno attaccato i partecipanti al «Bal d’hiver» del paese, dicendo di essere venuti «per accoltellare dei bianchi», come riportato da un testimone al quotidiano locale Dauphiné Libéré. Purtroppo, un sedicenne di nome Thomas Perotto è stato effettivamente accoltellato ed è morto. I feriti sono almeno 17, di cui tre gravi.

Ieri le indagini hanno subito un’accelerata con l’arresto di sette persone sospettate di aver partecipato al raid. L’annuncio è stato fatto dal ministro dell’Interno Gérald Darmanin, durante il question time all’Assemblea Nazionale, che ha dichiarato che «la gendarmeria ha effettuato sette fermi nei pressi di Tolosa» e che sarà l’inchiesta a determinare «se sono le persone che hanno compiuto questo odioso crimine». Secondo Bfm Tv e Le Figaro, tra i sette ci sarebbe anche l’autore della coltellata mortale.

Sebbene alcuni media abbiano parlato di una «rissa» finita male, a Crépon è successo ben altro. Anche un portavoce della gendarmeria, ripreso da Le Parisien ha precisato che «c’è una rissa quando due gruppi di giovani hanno deciso di darsi appuntamento per affrontarsi, ma non è questo il caso».

In effetti numerose testimonianze lasciano pensare che non si sia trattato di una scazzottata o di un regolamento di conti ma di qualcosa di molto più grave, più simile a «un attentato», come ha pensato uno dei ragazzi presenti alla serata. Gli aggressori avrebbero avuto anche delle mannaie. «Ci stavamo divertendo tra amici poi, verso la fine della festa sono arrivati degli individui e ho sentito che fuori c’era dell’agitazione», ha detto il giovane sempre a Le Dauphiné Libéré. A quel punto, continua il testimone «sono uscito e mi sono preso una coltellata alla spalla, ho visto il mio amico Thomas che veniva accoltellato» quindi «ho cercato di rientrare nella sala delle feste e“ho visto un altro amico farsi accoltellare alla spalla. Ho cercato di fargli un tampone», era «ferito ai reni». Un’altra ragazza che partecipava alla festa ha raccontato alla testata locale di aver visto l’agente della sicurezza che stava fuori dalla sala «prendersi una coltellata alla mano» che gli ha provocato una sanguinamento così abbondante da «imbrattare completamente le scarpe» della testimone. C’è chi ha parlato a tal proposito di «dita mozzate». La stessa ragazza dice che c’era una grande confusione e che la gente gridava «ci accoltellano! scappate!». Su Bfm Tv, un’altra giovane ha dichiarato senza mezzi termini che «non era una rissa», gli aggressori «sono venuti per uccidere, per ucciderci» e che la sala della festa «sembrava un macello».

Oltre alle parole di questi ragazzi , gli inquirenti hanno condotto «più di cinquanta audizioni di testimoni», come ha spiegato la procura di Valence. Secondo gli inquirenti altrettante testimonianze saranno raccolte nelle prossime ore ma, già da ieri, sono stati individuati «elementi concordanti» che «puntano a diversi sospetti». Sul luogo del delitto sarebbero stati trovati anche alcuni documenti di identità degli aggressori, segnatamente un abbonamento ai bus. Il procuratore della Repubblica di Valence, Lauren de Caigny, ha anche riferito che, sempre ieri, erano in corso «numerose analisi delle connessioni ai ripetitori delle reti mobili» volte a rintracciare «diverse decine di migliaia di attivazioni» di telefoni cellulari. Lo stesso magistrato ha detto che gli indizi raccolti fino permettevano già di identificare i «segni distintivi», «l’abbigliamento» e i «comportamenti degli aggressori». Tuttavia, per de Caigny, non si può dire che «il gruppo ostile sia composto da individui originari della stessa città e dello stesso quartiere». Eppure, come riporta Le Figaro, vari amici e studenti dello stesso liceo di Thomas Perotto hanno dichiarato agli inquirenti che gli aggressori venivano dal quartiere della Monnaie, sito nei pressi del loro liceo, spesso al centro di traffici vari e regolamenti di conti.

Che la vicenda di Crépol sia grave lo lasciano intuire le precisazioni fornite dal ministro dell’Interno: in effetti gli arresti di ieri sono avvenuti nei pressi di Tolosa, che si trova a poco meno di 500 chilometri dal paesino. Perché gli arrestati sono andati così lontano? Cercavano forse di lasciare la Francia? Inoltre, si è appreso che i fermi sono stati compiuti dagli agenti del Gign, l’unità d’élite della gendarmeria francese, chiamata ad intervenire in casi di terrorismo.

Forse, a Crépol, si è verificato il primo vero scontro tra popolazioni differenti. Per Marion Maréchal-Le Pen, futura capolista alle europee del partito Reconquête! fondato da Eric Zemmour, «oramai, il razzismo anti-bianco è arrivato anche nelle nostre campagne». La fondatrice del Rassemblement National, Marine Le Pen ha invece dichiarato al settimanale di destra Valeurs Actuelles che «nessuno è più al sicuro» in Francia, dove «si assiste a un attacco organizzato che emana da un certo numero di banlieue criminogene nelle quali ci sono “milizie” armate che compiono razzie». Lo stesso Darmanin, ospite del programma C à Vous, ha ammesso che i fatti di Crépol rappresentano «un fallimento generale della nostra società» e che bisogna «ridefinire l’autorità».

Invece a sinistra le bocche rimangono quasi tutte cucite e, su Bfm Tv la giornalista Anne Saurat-Dubois ritiene che sia «esagerato» dire che i giovani dei quartieri caldi sarebbero pronti ad andare nelle campagne ad attaccare dei pacifici francesi.

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