- Gli ultimi arrivati sono i «Fennecs», che hanno scelto come simbolo il soprannome della nazionale di calcio algerina. Ma la gang più temuta resta la marsigliese DZ.
- Le nuove sostanze psicoattive rappresentano un business a basso costo logistico e alta redditività: il modo ideale per finanziare attività terroristiche. Le periferie restano un grosso bacino di reclutamento.
Lo speciale contiene due articoli
Nel capoluogo dell’Isère si fanno chiamare Les Fennecs 38. Una denominazione che combina il soprannome della nazionale algerina, i «Fennecs», con il numero identificativo del dipartimento. Scelta che riflette una duplice appartenenza: francese per nascita o crescita, maghrebina per eredità familiare. Il gruppo si compone prevalentemente di giovani franco-algerini provenienti dalle periferie urbane, contesti dove identità culturale e marginalità sociale spesso convivono. Il fenomeno non è circoscritto a Grenoble. A Parigi, Lione, Marsiglia e Tolosa esistono collettivi analoghi, formati in larga parte da membri della diaspora nordafricana. In queste realtà il calcio rappresenta un potente catalizzatore identitario e uno spazio di aggregazione. Tuttavia, accanto alla dimensione festiva, negli ultimi anni si sono registrate tensioni che hanno acceso il confronto politico e mediatico.
Durante il Mondiale in Qatar del 2022, le vittorie del Marocco contro Spagna e Portogallo provocarono mobilitazioni di massa nella capitale francese. Migliaia di persone si riversarono nelle strade; in alcune zone si verificarono scontri, atti vandalici e interventi delle forze dell’ordine. Episodi analoghi si ripeterono a Lione e Marsiglia. In vista della semifinale Francia-Marocco, le autorità predisposero un imponente dispositivo di sicurezza, ritenendo l’evento ad alto valore simbolico. Per comprendere pienamente tali dinamiche occorre però considerare un ulteriore elemento: molte celebrazioni si svolgono in quartieri già segnati da economie illegali radicate. In diverse periferie francesi lo spaccio al dettaglio è organizzato in strutture gerarchiche stabili, con turni, vedette e controllo del territorio. Si tratta di sistemi paralleli consolidati, indipendenti dalle partite ma pronti a sfruttare ogni occasione di visibilità.
Fennec 38 è tuttavia solo una tessera di un mosaico molto più ampio: la Francia conta circa 3.000 piazze di spaccio attive e nel 2024 ha registrato 367 omicidi o tentati omicidi legati al narcotraffico. Al vertice di questo sistema rimane la cosiddetta mafia DZ, nata nei quartieri settentrionali di Marsiglia. Il nome richiama il prefisso internazionale dell’Algeria e il suo emblema è la volpe del deserto. Proprio a quel simbolo si ispira la sigla grenoblese, suggerendo un legame o almeno un’imitazione del modello marsigliese. Il giro d’affari della DZ è stimato tra i 50 e i 100 milioni di euro annui. Il suo epicentro comprende il 13°, 14°, 15° e 16° arrondissement di Marsiglia, ma dal 2020 l’influenza si è estesa a Lione, Digione, Clermont-Ferrand e Nantes. Il principale antagonista, il clan Yoda, è stato ridimensionato dopo l’arresto del leader Félix Bingui in Marocco nel marzo 2024. La guerra tra le due organizzazioni, durata due anni, ha provocato decine di vittime.
Nell’area parigina l’epicentro resta la Seine-Saint-Denis. Qui sono stati sperimentati sistemi innovativi come appartamenti affittati temporaneamente per vendite discrete e cassette automatizzate che consentono ritiri senza contatto diretto. Una sorta di digitalizzazione dello spaccio che complica le indagini. All’inizio del 2025 i feriti da arma da fuoco nella regione sono aumentati del 39%, mentre le sparatorie contro edifici del 59%.
Lione occupa una posizione nevralgica lungo il corridoio del Rodano, asse logistico che collega Marsiglia al Belgio attraverso l’A7. La cocaina sbarcata nel porto mediterraneo risale verso il Nord Europa passando da qui. I circuiti lionesi generano tra i 30 e i 50 milioni di euro l’anno e controllano quartieri come La Duchère, Vaulx-en-Velin e Vénissieux.
Dal 2020 la presenza della DZ ha contribuito a un incremento del 40% delle violenze tra bande. Fennec 38 è comparsa pubblicamente nel febbraio 2026 con un attacco che ha ferito sei persone, tra cui un bambino. Gli inquirenti ritengono però che il gruppo fosse operativo già dal 2024. Si distingue per l’uso aggressivo dei social: video su TikTok, Snapchat e Telegram mostrano individui armati e simboli identitari. Una strategia intimidatoria che favorisce il reclutamento ma offre anche elementi utili agli investigatori.
Tolosa rappresenta un mercato da circa 20 milioni di euro annui, mentre Rennes testimonia la diffusione del fenomeno anche nelle città medie.
Nei quartieri nord di Marsiglia il tasso di omicidi raggiunge livelli paragonabili a contesti latinoamericani, a fronte di una media nazionale di 1,3 ogni 100.000 abitanti. Le organizzazioni dispongono di arsenali significativi. Nel 2023 sono state sequestrate 8.000 armi, tra cui circa 300 di tipo militare. Kalashnikov e granate, spesso provenienti dai Balcani via Italia e Svizzera, sono acquistabili a costi relativamente contenuti, favorendo la militarizzazione dei conflitti. La cocaina entra principalmente dai porti di Marsiglia, Le Havre e Bordeaux. Nel 2024 sono state intercettate 110 tonnellate di stupefacenti, 21 delle quali cocaina, ma si stima che solo il 10-20% dei flussi venga bloccato. Il mercato francese vale circa 7 miliardi di euro l’anno. Con 3,7 milioni di sperimentatori e 1,1 milioni di consumatori abituali, la domanda è in crescita, sostenuta dall’aumento della produzione globale, che nel 2024 ha raggiunto le 4.000 tonnellate.
Nel 2025 è stata istituita la Procura nazionale contro la criminalità organizzata, operativa dal 2026, con l’obiettivo di centralizzare il contrasto. Il ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha definito il narcotraffico una «minaccia esistenziale». Sono state avviate operazioni di bonifica e programmi di «città ad alta sicurezza» in 25 centri urbani.
Un tratto comune alle principali piazze di spaccio è la crescente professionalizzazione. Le organizzazioni operano con ruoli definiti: venditori al dettaglio, «nourrices» incaricate di custodire droga e armi nelle abitazioni, vedette per segnalare l’arrivo delle pattuglie, autisti per la distribuzione. Esistono turnazioni, compensi settimanali e codici interni. La violenza diventa uno strumento di gestione del potere: consolida l’autorità del gruppo, scoraggia i concorrenti e comunica al quartiere chi detiene il controllo. In questo contesto, le dinamiche identitarie e i collettivi di tifo possono trasformarsi in terreno di reclutamento. Offrono simboli, appartenenza e visibilità, elementi attrattivi per adolescenti cresciuti in aree dove le opportunità sociali sono limitate. L’immagine pubblica, amplificata dai social network, rafforza reputazione e intimidazione.
La filiera logistica non si esaurisce nei porti. Una volta entrata nel Paese, la merce viene frazionata e smistata lungo l’asse Marsiglia–Lione–Grenoble, sfruttando capannoni, garage, appartamenti in affitto e veicoli intestati a prestanome. L’aumento dell’offerta globale ha ridotto i prezzi all’ingrosso, spingendo le reti criminali a compensare con volumi maggiori e presenza territoriale più aggressiva. Quando i margini si comprimono, il controllo delle piazze diventa decisivo e la competizione degenera rapidamente. Le operazioni di polizia producono arresti e sequestri, ma l’equilibrio resta instabile. Il vero squilibrio è nei tempi di reazione: lo Stato agisce attraverso procedure complesse, mentre le organizzazioni si ristrutturano in pochi giorni, spostando uomini e attività da un quartiere all’altro. È in questa differenza di velocità che si misura l’attuale asimmetria. La Francia si trova così davanti a una sfida strutturale. Da un lato un mercato miliardario, alimentato da domanda stabile e flussi internazionali in crescita; dall’altro istituzioni chiamate a riaffermare la propria autorità in territori dove la presenza statale è percepita come intermittente.
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