La band di migranti battezza il Festival. E gli italiani pagano i biglietti il 20% in più
(Ansa). Nel riquadro, I «Faraoni fuoriclasse»
  • I «Faraoni fuoriclasse» vivono in Campania all’interno di case famiglia di una onlus diretta da Sossio Fardello, un fan di Roberto Fico.
  • E Fiorello, in collegamento, rincara la dose: «Vi auguro tanti, tanti battibecchi».

Lo speciale contiene due articoli

Parlava (anche) arabo l’evento che ieri sera nella Lounge Mango di Casa Sanremo, hub creato da Gruppo Eventi per tutti i giornalisti, gli artisti, gli addetti ai lavori che seguono il Festival, ha allietato i presenti già arrivate nella Città dei Fiori per la tradizionale kermesse dedicata alla canzone italiana. Sul palco dell’esclusivo hub sono infatti saliti i Faraoni Fuoriclasse, sconosciutissima band formata da quattro minori stranieri non accompagnati, arrivati in Italia due anni fa dopo viaggi con i barconi nel Mediterraneo.

Si tratta di Wael (alla batteria), Mohamed (voce), Mohamed (alle percussioni) e un altro Mohamed (alla chitarra). I quattro minorenni, che vivono in Campania all’interno di case famiglia della Cooperativa sociale Fuoriclasse, Onlus fondata da Sossio Fardello che oggi ne è il direttore generale, dopo aver sfiorato un seggio alle ultime regionali nella lista Avanti Campania che sosteneva Roberto Fico. Nella circoscrizione di Napoli Fardello con 10.666 preferenze è risultato il secondo della sua lista e il primo dei non eletti. Nel repertorio della giovanissima band si mischiano brani popolari dei Paesi d’origine a classici italiani come L’Italiano di Toto Cutugno e Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno. Nel loro inedito Figli del vento scrivono: «Abbiamo vite in salita, ma vogliamo salire». Il testo, come quello di Sfinge un’altra canzone inedita della band, mischia però l’italiano all’arabo. Quello che è certo è che, l’operazione di lancio della giovane band può contare su un marketing di assoluto livello. Per quanto l’idea di fondo sia certamente meritoria, esibirsi davanti a una platea del genere non capita di certo a tutte le band di ragazzini. Insomma, anche il Sanremo di quest’anno sembra ben lontano dall’idea della Rai trasformata in Tele Meloni di cui da ormai tre anni parla l’opposizione. Anzi, si potrebbe dire che, su certe tematiche di contorno, al Festival la «musica» non sia affatto cambiata rispetto ai tempi dei governi a trazione progressista.

Quello che è cambiato è il prezzo dei biglietti, aumentato del 20% rispetto al 2025. Ma complice anche il fatto che il Teatro Ariston può ospitare solo 2.000 persone, sono andati comunque a ruba.

A prezzi che non sono proprio da Festival della canzone popolare.

Le tariffe ufficiali, che sono state annunciate dal Comune di Sanremo, prevedevano la vendita attraverso Vivaticket e Tcketone dopo registrazione e sorteggio. Una procedura resa necessaria dal fatto che la domanda supera l’offerta e i biglietti vanno esauriti in poche ore dopo l’apertura delle vendite.

Per le prime quattro serate (da oggi a venerdì 27 febbraio), un posto in galleria era in vendita a 132 euro, mentre in platea arriva a 240 euro. La serata finale del sabato vede prezzi più alti: 430 euro in galleria e 875 euro in platea.

Gli abbonamenti (carnet) per tutte e cinque le serate costano 958 euro in galleria e 1.835 euro in platea, senza sconti significativi rispetto all’acquisto dei singoli biglietti.

In parole povere, una coppia che desidera vedere la finale del Festival dalla platea deve essere pronta a stanziare 1.750 euro in una sera.

Cifre totalmente fuori portata per moltissimi italiani, che facilitano il proliferare di truffe online, con gli ignari acquirenti che, allettati dalla cessione di tagliandi a prezzi molto più bassi del listino ufficiale, finiscono con il mandare acconti su carte prepagate o su conti esteri a perfetti sconosciuti, che garantiscono la disponibilità dei biglietti con le scuse più fantasiose.

Ma non mancano i truffatori che giocano al rialzo. Già un mese fa, infatti, sui social e in chat riservate, erano spuntate offerte di biglietti che arrivano a 1.500 euro per una singola serata del Festival. Anche in questo caso, senza nessuna garanzia che i tagliandi per entrare all’Ariston fossero realmente disponibili.

Va detto Festival un volano economico quasi senza pari che il volume di affari leciti che la kermesse genera è altissimo.

«Non credo che esista veramente un evento di tale magnitudo in Europa ma anche più conversati al

mondo attraverso l’Hashtag, persino superiore al Super Bowl.», ha detto Williams Di

Liberatore, direttore intrattenimento Prime Time, alla conferenza stampa ufficiale di Rai Pubblicità a Sanremo».

Il manager della tv pubblica ha spiegato: «Basti pensare che l’analisi condotta da Ernst & Young sul

Festival di Sanremo 2026 evidenzia un impatto economico complessivo di 252 milioni. Di euro Il risultato di tutto questo però sia meraviglioso, perché oggi in questo tavolo, ma anche in questa stanza, c’è tutta la linea editoriale industriale del Paese, ci sono le aziende, le istituzioni, il podcast, la discografia, la stampa, il pubblico».

Di Liberatore elenca anche i motivi di interesse: «Il festival è un evento etico inclusivo non soltanto perché oggi puoi venire a Sanremo a godere parimenti di uno spettacolo anche fuori senza avere il biglietto, ma abbiamo anche fatto sì che proliferassero i contenuti, ce ne fossero sempre di più anche fuori. E poi c’è l’item commerciale: abbiamo

determinato naturalmente un fatturato crescente».

Anche per quanto riguarda gli spot. Luca Poggi, Ad di Rai Pubblicità, rispondendo alle domande dei cronisti ha spiegato: «Il bilancio lo faremo domenica prossima, perché siamo ancora nel processo di vendita, specie su digital e radio, ma la tendenza è sicuramente positiva», con un segno più quindi rispetto all’anno scorso, quando attraverso la vendita degli spazi pubblicitari legati alle serate della kermesse della furono raccolti 65,3 milioni di euro.

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