- Quando gli attentatori sono musulmani o a commettere omicidi è un migrante, si cercano ogni volta mille scuse, compresa la malattia mentale. Il macellaio tedesco Stephane Balliet, invece, viene sfruttato per mettere sotto accusa tutte le destre europee.
- Il primo ottobre aveva stilato il suo manifesto e fatto l’elenco delle armi che voleva utilizzare. «Ucciderò gli anti bianchi».
Lo speciale contiene due articoli
Non è un «lupo solitario», né un malato di mente che agisce ottenebrato dall’odio e da pensieri disumani. No, Stephan Balliet, 27 anni, autore dell’attacco alla sinagoga di Halle, in Germania, è soltanto l’avanguardia di un movimento più ampio e pericolosissimo. Dietro di lui c’è, come spiega Repubblica, addirittura un esercito di «dodicimila soldati neonazi».
«Nella pancia di questo movimento», spiegava ieri Gianluca Di Feo, «ci sono persone che si assegnano il compito di spingere la bestia a tirare fuori gli artigli. E lo fanno ammazzando in maniera spettacolare. Sarebbe comodo classificarle come menti malate e non sono nemmeno quelli che gli esperti chiamano “lupi solitari”. Questi signori della morte sanno di essere parte di un branco numeroso, a cui vogliono indicare la strada: vogliono essere l’avanguardia armata di un sistema».
Il ragionamento potrebbe anche filare. Peccato che non sia applicato con eguale foga quando a uccidere e compiere attentati non sono personaggi in qualche modo riconducibili all’estrema destra. Un piccolo esempio. Alcuni dei maggiori esperti di terrorismo del mondo spiegano che, nel caso degli attentatori islamici, non si può mai parlare di «lupi solitari», perché in tutti i casi c’è sempre una rete, un gruppo di sostegno più o meno articolato. Eppure, quando il soldato musulmano colpisce senza l’ausilio di un commando, ecco che compare la definizione: lupo solitario. Perché non si può dire lo stesso di Stephan Balliet?
Se Alejandro Augusto Stephan Meran, di origini dominicane, spara a due poliziotti nella caserma di Trieste, ammazzandoli entrambi, subito i media si premurano di far notare che l’uomo ha «problemi psichici». Si riporta le testimonianza della madre che in lacrime racconta di «voci» che dilaniavano la mente dell’assassino.
Di Balliet, nonostante il delirante manifesto in cui accusa gli ebrei di essere responsabili di ogni male del mondo, non si può dire che sia matto, sarebbe troppo «comodo». Non è malato e non è isolato. Anzi, il fanatico razzista è chiaramente riconducibile a una immensa nebulosa nera che, partendo dalle falangi più estreme del Kkk arriva, immancabilmente, fino ai sovranisti europei.
«Lo scenario è sotto gli occhi di tutti, in ogni angolo del continente», teorizza Repubblica. «il proliferare di gruppi ispirati ai valori nazi-fascisti, che abbandonano rapidamente ogni mimetismo per urlare l’odio verso i diversi. Sono già forza politica con risultati crescenti e ambiscono al governo, come è accaduto in Austria. È la resurrezione di un mostro, a cui ci stiamo troppo facilmente rassegnando».
Ovvio: gli attacchi alla sinagoga in Germania e alla moschea di Christchurch in Nuova Zelanda sono soltanto la punta dell’iceberg. Mentre il convertito all’islam che a Parigi ha ammazzato quattro funzionari della Questura, beh, lui mica si può legare al mondo islamico, figuriamoci. L’uomo, Mickaël Harpon, ha macellato a coltellate degli innocenti, tuttavia i giornali italiani (e non solo) lo hanno descritto addirittura come un «disabile», poiché era sordo. Come a dire: la religione non c’entra nulla, il poveraccio è andato via di testa.
Davvero pensavamo di esserci liberati di questi odiosi automatismi, di questo ridicolo doppiopesismo. E invece eccolo qui, ogni volta in una forma nuova e più sottile. Viene la nausea, ma tocca notarlo per l’ennesima volta. Un tempo – di fronte a massacri micidiali – nemmeno si osava nominare la religione islamica, si facevano mille distinzioni. Ora, con furbizia, i grandi giornali prestano più attenzione, ma il risultato è sempre lo stesso. Poco importa che le stragi commesse in nome della religione siano infinitamente di più di quelle commesse dalla «destra estrema» europea, o da chi ne sarebbe rappresentante.
Conta l’uso politico che si fa delle carneficine. Il macellaio tedesco che uccide gli ebrei può essere sfruttato per dare addosso tutte le destre, fa comodo perché permette di gridare al fascismo di ritorno (compresa l’orrenda semplificazione «nazi-fascismo»).
Il punto non è sminuire ciò che ha fatto Stephan Balliet: costui è un assassino che merita di marcire in una cella buia. Il punto sarebbe mostrare un poco di onestà, e cercare di capire quali siano le reali minacce che incombono sull’Europa. Ma l’unica cosa che interessa ai fini analisti di area progressista è regalare alle destre il primato dell’odio. A loro, invece, tocca come al solito il primato dell’ipocrisia.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >