Lo speciale contiene quattro articoli
Sindaco, è scoppiata una crisi diplomatica con Milano… Cosa è successo?
«È successo che dopo alcuni anni la società Kb Srl, che gestiva circa 130 profughi nel nostro Comune, ha deciso di non presentarsi più al bando indetto dalla Prefettura. Non ci sono state altre candidature e il centro che ospitava i richiedenti asilo è stato chiuso».
E sono rimasti fuori 12 immigrati.
«Sì, eravamo tutti convinti che con la chiusura del centro tutti gli ospiti fossero destinati ad altre strutture, invece, al momento di salire sul pullman questi non sono stati chiamati all’appello».
Chi sono?
«Sono tutti gambiani a cui è stato revocato il diritto all’accoglienza».
Revocato perché?
«Nei mesi scorsi c’erano state situazioni al limite all’interno del centro, a causa di uno scontro tra gambiani e nigeriani… Credo che questo sia stato il motivo per cui sono stati espulsi dal circuito assistenziale».
Sono rimasti a piedi…
«Si sono trovati senza un tetto sulla testa, con l’ordine di abbandonare la struttura entro poche ore, niente soldi e nessun posto dove andare. Erano completamente spaesati, ma hanno espresso il desiderio di andare a Milano».
E lei li ha accontentati.
«Sia io che la società Kb abbiamo messo a disposizione una quota di denaro per pagare il biglietto del treno per Milano, come da richiesta, e per sfamarli, visto che non mangiavano dalla sera prima».
È soddisfatto ora?
«Sì, molto soddisfatto».
Lo dice come se si fosse tolto di dosso un grave problema…
«Era un problema: soprattutto in estate gli immigrati ospitati nel centro hanno causato parecchi fastidi ai residenti».
Per esempio, quali?
“Tanti di loro erano spesso in giro per i parchi cittadini completamente abbandonati a sé stessi. Urlavano e strillavano nei luoghi pubblici, lasciavano i rifiuti accatastati davanti al centro di accoglienza…».
Ma non c’erano regole nella gestione del centro?
«C’erano, ma evidentemente poco rispettate. Come quelle dell’ora di rientro… Ggli ospiti sarebbero dovuti rientrare alle 23 invece rimanevano in mezzo alla strada a fare confusione e, chi abitava li intorno, era esasperato».
L’assessore Majorino ha dichiarato che vorrebbe mandargliene qui 2000 in risposta ai suoi 12 mandati a Milano.
«Probabilmente non ha ben chiara quale sia la situazione. Majorino parla di diritto all’accoglienza, ma a queste persone l’accoglienza è stata revocata… Se fossero ancora nel sistema sarebbero stati trasferiti in altra struttura e il problema non si sarebbe posto».
Ora il problema ce l’ha Milano.
«Loro hanno chiesto di andare là e non mi stupisce… Tutti i richiedenti asilo hanno il mito della grande città e forse hanno conoscenti e connazionali, disposti ad ospitarli. Una cosa è certa: a Milano sarebbero comunque arrivati magari viaggiando senza biglietto».
Non si sente in colpa?
«Ma devo sentirmi in colpa io se c’è uno Stato che consente che queste persone, a cui ripeto viene revocata la misura di accoglienza, possano rimanere per strada senza soldi, senza un posto dove dormire e senza mangiare in attesa che la commissione valuti la loro richiesta d’asilo? Qui non si tratta di accogliere o non accogliere ma del fatto che queste persone rimangono sul territorio nazionale e finiscono per vivere di espedienti».
O di delinquenza…
«Non so se vivano di delinquenza o di lavoro nero. So per certo che un reddito non ce l’hanno e non hanno un posto dove stare. Ma finisce che il cattivo sono io che ho dato loro qualche soldo».
E se da Milano i 2.000 immigrati glieli mandano davvero?
«Che ne mandi anche 5.000… Devo avvisare l’assessore, però: una volta che arrivano qui vengono rimandati indietro sul treno senza nemmeno pagar loro il biglietto questa volta. E comunque questo discorso fa cadere Majorino in contraddizione: non era lui che faceva tanti bei discorsi sul dovere delle città, Milano per prima, di accogliere i migranti? Allora accolga».
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