- I centri di accoglienza sull’isola e nell’intera Sicilia sono al collasso e i residenti, esasperati, bloccano i porti per protesta. Ma gli arrivi continuano: c’è pure un gruppo di tunisini in tenuta da spiaggia col cane.
- Il ministro vede il presidente Kais Saied per frenare l’esodo dalle coste africane, lui replica che il Paese è soffocato dalla crisi. L’opposizione invoca una politica di respingimenti.
Lo speciale contiene due articoli.
In effetti era giunto il momento che prendessimo coscienza, come nazione, di un problema grave e pressante: quello dei barboncini in fuga dalla guerra. È un dramma sociale, non la sapevate? Ieri, per esempio, al largo di Lampedusa, la Guardia costiera ha intercettato un barcone su cui si trovava un cagnetto bianco. Non stiamo scherzando, è successo davvero: dev’essere il primo caso di barboncino clandestino della Storia. E siamo certi che a stretto giro qualcuno si precipiterà a spiegarci che in Nordafrica è pieno di bestiole costrette a fuggire per colpa dei conflitti nelle aree cani, della mancanza di ossi o di pulci e zecche particolarmente feroci.
Ora, se la si prende con ironia, la vicenda del peloso migrante a quattro zampe può persino provocare un sorriso. Ma non appena si smette di ridere viene da arrabbiarsi mortalmente. Il cagnolino in questione si trovava su un barchino assieme a una decina di persone provenienti dalla Tunisia. A guardarne le foto si resta di granito: ci sono sette uomini e tre donne agghindati come se dovessero scendere in spiaggia. Costumi da bagno sgargianti, canottiere firmate, occhiali da sole, sulle spalle zainetti colorati di quelli che usano gli adolescenti. Alcuni, mentre la Guardia costiera li scortava a riva, sfumacchiavano tranquilli le loro sigarette. Una delle donne indossava un ampio cappello estivo, tipo Marta Marzotto a Porto Cervo. L’uomo al suo fianco, in eleganti boxer rosa, teneva al guinzaglio il cane. Mancavano soltanto l’ombrellone sotto braccio, le Moretti da 66 nel frigo portatile e la teglia di melanzane per il pranzo.
La descrizione dello sbarco fornita dall’Ansa è stringata ma perfetta: «I migranti in pantaloncini, occhiali da sole e sigaretta in mano, sono stati fatti sbarcare a molo Madonnina. Le tre donne, una delle quali con un grosso cappello di paglia, avevano con loro anche dei bagagli. il gruppo sembrava formato da vacanzieri».
Esatto: un pugno di pasciuti villeggianti arrivati sul barcone anziché a bordo di uno yacht. Con la prevedibile differenza che i vacanzieri, di solito, si pagano il soggiorno, mentre i tunisini si aspettano di essere gentilmente accolti da noi (non prima di aver disputato il proverbiale torneo di racchettoni in spiaggia). La proprietaria del cane, proprio come si fa in vacanza, si è presa un po’ di confidenza con i soccorritori, nemmeno fossero i vicini d’ombrellone: «Sono stata 15 anni in Italia, poi sono tornata nel mio Paese e ora sono tornata di nuovo in Italia perché mi piace», ha detto. «Spero di trovare un lavoro e la libertà perché in Tunisia è piena di carceri, è piena di schifo». Ma certo signora, venga pure: se le piace l’Italia faccia con comodo. Mentre i bagnanti a Ventimiglia hanno l’esercito a sorvegliarli affinché non violino i protocolli sanitari, a lei viene concesso di entrare serenamente con il suo Fufi avvolto nella pettorina.
I tunisini, a quanto risulta, si sono organizzati proprio bene: «Abbiamo comprato, tutti quanti, una barca. Ognuno di noi ha dato un poco di soldi e abbiamo guidato per arrivare qua», ha spiegato la donna. E intanto uno dei suoi compagni di viaggio dava in escandescenze: «Sono scappato dal mio Paese, paese di merda». Possiamo dire che la tragedia è definitivamente degenerata in farsa. I centri di accoglienza siciliani sono al collasso, nelle ultime settimane si sono registrati centinaia di sbarchi ogni giorno e i cittadini di Lampedusa sono esasperati, tanto da aver dato luogo a una sorta di rivolta.
Nella notte tra domenica e lunedì sull’isola sono arrivate – tramite diversi barconi – la bellezza di 114 persone fra tunisini, bengalesi e marocchini. Mentre la Guardia costiera conduceva a riva una imbarcazione con 44 stranieri, un gruppo di abitanti ha teso una corda per bloccare l’accesso al molo commerciale. «Abbiamo bloccato tutto, non entra nessuno e non esce nessuno», hanno detto i protestatari. «Siamo stanchi, adesso basta». Per calmarli sono dovute intervenire le forze dell’ordine. Tra loro c’era pure Angela Maraventano, ex esponente leghista. Ma la rivolta non aveva colore politico: si trattava semplicemente di persone esasperate. No, in questo caso i perfidi sovranisti non c’entrano: è l’amara realtà che bussa alla porta. Una realtà di cui danno conto da tempo i politici locali, a prescindere dallo schieramento.
Il sindaco (di sinistra) di Lampedusa, Totò Martello, da settimane grida che sul suo territorio è scoppiato il caos. Poi, per salvare la faccia con gli amici democratici, inveisce contro Salvini, ma intanto degli sbarchi non ne può più. Lo stesso vale per il governatore siciliano Nello Musumeci, che ieri si è sfogato su Facebook: «Pretendo rispetto per la Sicilia», ha scritto. «Non può essere trattata come una colonia. Abbiamo dato disponibilità e chiediamo reciprocità, ma vediamo che nella gestione del fenomeno migratorio c’è troppa improvvisazione e superficialità».
Difficile dargli torto. A Lampedusa l’hotspot dovrebbe ospitare 95 persone, e ne sta accogliendo circa 650. Centinaia di stranieri approdati nelle settimane precedenti sono stati trasferiti in altre località della Sicilia, in strutture spesso inadatte da cui scappano appena possono. Negli ultimi due o tre giorni si sono registrate fughe di massa sia da Caltanissetta sia da Porto Empedocle, con tutti i rischi per la sicurezza (sanitaria e non) che ne conseguono.
Ecco, questo è il quadro: un disastro totale, a cui il governo non è capace di dare risposte, tanto che gli italiani, ormai allo stremo, si ribellano come possono, cioè bloccando fisicamente l’accesso ai porti (pure se non sono salviniani).
E intanto che il delirio si diffonde, a Lampedusa arrivano belli tranquilli i vacanzieri tunisini, con tanto di bagaglio a mano e cagnolino al guinzaglio. Andando avanti di questo passo, la guerra da cui scappare i migranti la troveranno in Italia.
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