Volete rilanciare il turismo? Nessun problema. Citofonate al prefetto Luciana Lamorgese, Viminale. Il ministro dell’Interno, infatti, avendo molto a cuore la promozione dell’immagine dell’Italia nel mondo, si dà assai da fare per valorizzare le nostre meraviglie artistiche. Per esempio, ieri, aveva da dislocare 43 immigrati, di cui otto positivi al coronavirus. E dove li ha messi a far la quarantena? In un’imbarcazione isolata in mezzo al mare? Macché. In un casale isolato nell’entroterra di Caltanissetta (con tutto il rispetto per l’entroterra di Caltanissetta)? Macché. Li ha messi a Noto. Cioè in una delle località turistiche più belle dell’isola. Una perla che attira visitatori dai cinque continenti. Tanto che ci è subito venuto il sospetto: sarà forse una nuova e ardita strategia di marketing? Il ministero pensa di attirare così l’attenzione del mondo sulle meraviglie del barocco? Si aspetta forse decine di migliaia di visitatori pronti a correre a Noto per ammirare la cattedrale con annesso centro di accoglienza infettato dal Covid?
Del resto, dal ministro Lamorgese ci si può aspettare di tutto. Ieri, per dire, non si era nemmeno accorta che fra i 43 immigrati appena sbarcati in Sicilia dalla Mare Jonio, la nave della ong Mediterranea Saving Humans, ce n’erano alcuni positivi al coronavirus. O almeno non ha ritenuto di farlo sapere. Infatti per molte ore è stato giallo: ci sono o no dei positivi fra le persone sbarcate?, ci si chiedeva. Nessuna risposta. Come se fosse un segreto di Stato. Poi si è cominciato a parlare di un positivo. Poi di otto positivi. Intorno alle 10 del mattino Matteo Salvini ha posto ufficialmente il problema: «Chiediamo al ministro dell’Interno la conferma della notizia…». Dal Viminale un silenzio imbarazzato: problemi con i tamponi? Difficoltà a contare fino a otto? Improvviso abbassamento di voce? La conferma è arrivata dopo qualche ora. Ma non dal Viminale. Direttamente dalla Ong: «Siamo stati informati dalle autorità sanitarie che 8 tamponi su 43 sono positivi… L’equipaggio è già in quarantena». E il prefetto Lamorgese? Non pervenuto. Forse era impegnata a scegliere le prossime località per la quarantena degli immigrati che sbarcheranno con il coronavirus addosso: Taormina? Capri? Piazza San Marco a Venezia? Il duomo di Firenze? Gli Uffizi?
Certo che questo è un singolare Paese. Nelle ultime ore abbiamo respinto una comitiva di turisti americani che erano arrivati a Cagliari con un jet privato e avevano prenotato vacanze, immaginiamo piuttosto danarose a Villasimius. Li abbiamo respinti anche se nessuno di loro era risultato positivo al coronavirus. E invece abbiamo accolto tutti le barche, i barchini e i barconi che sono arrivati dalla Libia, anche quando scoperto che a bordo c’erano persone infette. Anzi, a loro abbiamo spalancato le porte delle località turistiche più belle. Non è geniale? Cacciamo dalle nostre terre più rinomate i turisti americani sani, ma le zeppiamo di clandestini col Covid. Definirlo masochismo, mi sembra financo riduttivo. È più propriamente un chiaro istinto suicida: la prossima volta che sento in tv Conte blaterare sulla necessità di rilanciare il turismo, gli tiro addosso un soprammobile. Ovviamente a forma di Lamorgese.
La situazione è così preoccupante che il presidente della Sicilia Nello Musumeci sta pensando di creare a Noto una zona rossa. Che deve fare, poveretto? Si deve cautelare. Ma non è difficile capire l’effetto di una tale decisione sull’immagine della Regione. La quale Regione era stata fra le meno colpite dal virus, e ora ne era praticamente uscita fuori. Avrebbe potuto avere l’occasione per rilanciare le sue straordinarie bellezze, per attirare visitatori da tutto il mondo e ridare un po’ di fiato all’economia. Per annunciare: avanti col turismo. E invece niente: avanti con gli immigrati e avanti con il coronavirus. Sono già pronti gli spot Lamorgese style? Saranno del tipo: venite in Sicilia, troverete mare blu e zone rosse. Oppure: vi offriremo molte isole ma soprattutto molti isolati in quarantena. Oppure: tour tutto compreso Etna, valle dei templi e Noto con il Covid. Una follia. Gli italiani, facendo infiniti sacrifici, sono riusciti a contenere la diffusione del virus, e i nostri governanti che cosa studiano? Di importarlo dalla Libia. Bingo. Anzi: bingo bongo.
Non so se la Lamorgese, che mi pare un po’ sonnecchiante, se ne sia accorta. Ma gli sbarchi si stanno moltiplicando. Dall’inizio dell’anno sono già arrivati (dato aggiornato a ieri, 2 luglio) 7.212 immigrati, cioè il 160% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Soltanto nelle ultime ore a Lampedusa hanno attraccato otto barche, con 114 persone a bordo. Altre navi di Ong stanno facendo rotta verso l’Italia. E a tutto questo si aggiungono gli sbarchi fantasma, con i clandestini che mettono piede sulla terraferma e fanno perdere le loro tracce, come è successo l’altra sera sulla spiaggia di San Leone ad Agrigento. Ovviamente, in questo modo, sfuggono a qualsiasi quarantena. E mettono a repentaglio la salute di tutti. Ma tanto a noi che importa? Abbiamo già respinto i ricchi turisti americani, che entravano regolarmente, pieni di denari e pronti a sottoporsi a qualsiasi test.
Basta, no? Sono loro il pericolo, mica i clandestini che arrivano dalla Libia. Per questi ultimi, porti aperte e porte aperte. Non si ferma nessun sbarco. Nemmeno quello del coronavirus.
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