Berlino, non più città, ma personaggio, Berlino dei maglioni a dolcevita, la piega sartoriale sui pantaloni a sigaretta. Berlino, che de La casa di carta avrebbe dovuto essere solo uno dei tanti volti, è diventato in breve fenomeno a sé: un’icona sospesa nel tempo, più elegante e meno retorica di quanto i suoi compagni dello show avrebbero mai potuto sperare di essere. Non stupisce, dunque, che Netflix abbia deciso di saltare sul suo carro, di accaparrarsi Berlino per una serie dedicata, qualcosa che potesse assicurare a La casa di carta una vita oltre la fine, al ladro uno spazio certo sotto i riflettori. Berlino, dunque, non più città, ma personaggio, è diventato uno spin-off. Una serie in otto episodi, pronta ad essere rilasciata online venerdì 29 dicembre. Niente Professore, niente zecca di Stato, niente ostaggi o reclusioni né telecamere a documentare l’affetto del pubblico per la banda di criminali. Berlino, con Pedro Alonso di ritorno nei panni del ladro, è tornata indietro, a un’epoca precedente La casa di carta. È l’epoca d’oro di Andrés de Fonollosa, un uomo che ancora non celava la propria identità dietro un nome di città.
Madrid se n’è andata. C’è Parigi, in Berlino, una Parigi che freme di vita, gaudente e gioiosa. Andrés de Fonollosa la abita come fosse sua, una casa a cielo aperto di cui respira profumi e calore. È gaudente e gioioso quanto Parigi, elegante com’è stato anche nella Casa di carta. È un ladro, però, e Parigi, con le sue pulsioni e vibrazioni, Parigi fremente, non è che una tappa della sua carriera. Andrés de Fonollosa ha messo a punto un piano criminale: derubare la prestigiosa casa d’aste Chez Vienot e portarsi appresso i gioielli dei regali d’Europa, 44 milioni di euro in refurtiva. Il piano è articolato, complesso, è magico quanto quelli propositi nella serie «madre». Ma l’atmosfera è diversa, più leggera.
Berlino non è pervasa di quello spirito politico che ha segnato La casa di carta, non c’è la demagogia di cui è stata tacciata quella produzione. Non c’è la serietà e neppure il carico adrenalinico. Il nuovo show, con una nuova banda a seguire Andrés de Fonollosa, ha un che di commedia, dove «commedia» pure può essere politica. «Berlino nasce dall’esigenza di mettere un tono leggero in un mondo che vive dolorosi conflitti internazionali. Non vuol dire questo che sia superficiale o frivola, ma ha un tono decisamente più sbarazzino di quanto non ne avesse la serie madre. Anche il fatto di intrattenere, dopotutto, è una forma di attivismo: qualcosa che consenta di costituire una via di fuga dalla pesantezza del reale», ha spiegato durante la conferenza stampa dello show Tristán Ulloa, braccio destro di Alonso negli otto episodi di Berlino.
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