Mentre elicotteri e droni volteggiavano sopra le teste e le case degli italiani, e mentre pattuglie e mezzi erano dispiegati ovunque per verificare la legalità dell’abbacchio al forno, la quantità “autorizzata” delle porzioni da asporto e il rispetto del lockdown pasquale, qualcosa di illegale accadeva davvero. Ma su tutt’altro fronte.
Le agenzie di questa mattina segnalano infatti un’efficace azione investigativa condotta dai Carabinieri in provincia di Potenza, che ha condotto all’individuazione di indebiti percettori del reddito di cittadinanza per circa 130.000 euro.
Oggetto dell’indagine – si apprende – un 21enne di origini nigeriane, quattro donne di origini romene, altre signore provenienti dal Marocco e dall’Albania, tutti e tutte accusati di aver prodotto false attestazioni sul loro periodo di permanenza in Italia.
Non solo: l’indagine ha interessato anche un 48enne sottoposto a misura cautelare, che, senza far presente questo “dettaglio”, avrebbe fatto domanda per la misura assistenziale, ottenendo così circa 4.000 euro. La stessa cosa sarebbe avvenuta da parte di un 30enne a Satriano di Lucania: in questo caso con 600 euro incassati a gennaio. A Venosa, invece, l’operazione ha coinvolto un 34enne che avrebbe prima riscosso il reddito di cittadinanza regolarmente, cioè avendone i titoli, ma poi sarebbe stato condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, continuando così a incassare il trattamento (a questo punto indebitamente) da marzo 2020 a gennaio 2021, per complessivi 5.000 euro.
Ultimo giro a Lauria. In questo caso i Carabinieri, insieme al personale del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Potenza, hanno agito nei confronti di una 47enne pakistana, nonché – riferiscono le cronache – di una 21enne, una 23enne, una 26enne, una 29enne, una 32enne, tutte di origini nigeriane, tutte richiedenti asilo e ospiti di una struttura da circa due anni, e tutte accusate di aver fornito false attestazioni sul loro periodo di presenza in Italia, incassando dunque – complessivamente – 25.000 euro a cui non avrebbero avuto diritto.
Le conclusioni di questa ennesima storia sono fin troppo facili da trarre.
Primo. Quanto più si allargano le misure di mero assistenzialismo, tanto più è probabile che si estenda per un verso l’area del “waste“, cioè dello spreco, e per altro verso l’area dell’abuso, quella di chi si infila nelle maglie della previsione normativa per percepire somme indebitamente.
Secondo. Lo si dimentica sempre, ma stiamo parlando di soldi degli italiani. La signora Thatcher, mai abbastanza rimpianta, ammoniva che «non esiste il denaro pubblico: esiste solo il denaro dei contribuenti». Purtroppo chi scrive queste misure tende a non ricordare che sta maneggiando non denaro proprio, ma risorse dei taxpayers.
Terzo. Ormai tutti lo abbiamo colpevolmente rimosso, ma il reddito di cittadinanza nasceva (nelle intenzioni dei suoi proponenti) come la prima parte di un’operazione che avrebbe dovuto portare il percettore a ottenere una chance di lavoro. Invano La Verità e poche altre voci si sforzarono di spiegare che pensare di creare lavoro attraverso i centri per l’impiego era una follia: il lavoro non si crea con navigators e catafalchi pubblici, ma tagliando le tasse e la regolazione a cui le aziende private sono sottoposte.
Quarto. Anche al di là delle situazioni chiaramente e indifendibilmente illegali, preoccupa anche la visione della società che pure un uso legale del reddito di cittadinanza porta con sé: e cioè l’idea che, specie in certe aree del paese, si possa tirare avanti con un mix di lavoretti in nero, pensione della mamma o della nonna, più reddito di cittadinanza, che – messi insieme – fanno una somma certamente piccola, ma magari superiore a uno stipendio in regola. Che incentivo al lavoro regolare e all’emersione dal nero si dà in questo modo?
Quinto. E l’attuale governo che fa? Ahinoi, appena un paio di settimane fa, varando il decreto Sostegni, ha deciso un altro poderoso rifinanziamento per reddito di cittadinanza e reddito di emergenza, con un’ennesima concessione al grillismo. Era proprio indispensabile?
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