Stellantis produce come nel 1956: meno di mezzo milione di veicoli
Neanche nel 2025 si vede la ripresa. E in Norvegia è già stop alle auto tradizionali.
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Neanche nel 2025 si vede la ripresa. E in Norvegia è già stop alle auto tradizionali.
Dopo aver disertato il Parlamento, il presidente di Stellantis rilascia scarni virgolettati al «Foglio» per fare la vittima rispetto agli attacchi ricevuti («Abbiamo più dato che avuto dal Paese») e minacciare l’addio («Cosa fa il governo se ce ne andiamo?»).
Francesco Borgomeo, presidente degli industriali di Cassino, propone una grande marcia per salvare la filiera dell’auto oppressa dalla dottrina green e dagli errori di Stellantis: Dacia ora vende più di Fiat.
Elettriche sempre più in difficoltà, tanto che Saudi Aramco ha preso il 10% di Horse powertrain, specializzata in motori a scoppio. Il gruppo tedesco ferma la produzione di veicoli green in Belgio. A rischio 2.600 posti.
Lettera della casa italo-francese e Volkswagen: serve protezione rispetto alla concorrenza asiatica, più vantaggi per le auto made in Ue. Ma alla fine entrambe spingono per avere maggiori incentivi e sussidi.
Autonomia, ricarica, prezzi: le vetture a spina non convengono senza «aiutini». E infatti i consumatori preferiscono le ibride.Il commissario Séjourné vuole rilanciare il settore auto premiando chi usa componenti «made in Europe». Ma i big frenano: le linee di fornitura…
L’analista Pierluigi Del Viscovo: «A furia di dialogare con la politica, i grandi gruppi si sono illusi di convincere sull’elettrica i clienti. I quali, però, pensano a traffico e parcheggi, non all’inquinamento».
Il ministro: «Le case automobilistiche volevano far pagare ai cittadini la conversione all’elettrico. Adesso si accorgono che i loro obiettivi erano irrealizzabili. Il gas rimarrà per decenni, il carbone resta strategico».
Domani il voto, poi il testo passerà in Senato. Tagli all’Ires, ma spuntano 500.000 euro per l’educazione affettiva a scuola.
A Torino, Melfi e Cassino la crisi della componentistica. Stellantis si è aggravata. L’ad insiste: «Servono sussidi come in Francia».
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