A scuola pigiati nei bus: «Ma solo 15 minuti»
Il ministero delle Infrastrutture proibisce viaggi in pulmino oltre il quarto d’ora, è solo l’ultima disposizione delirante sulla ripresa delle lezioni. Gli insegnanti ribadiscono: «Non c’è abbastanza personale». Nebbia fitta sui controlli sanitari per gli operatori.

Se il 14 settembre ci saranno scuole che riusciranno ad aprire, molti alunni rischieranno di trovarsi da soli a fissarsi attraverso le mascherine. Senza professori. Mancano docenti, le organizzazioni sindacali lo sostengono da mesi ma adesso che il riavvio delle lezioni è davvero questione di giorni, da più parti arrivano segnalazioni allarmate. «Le risorse stanziate, per l’organico, sono vicine allo zero e sotto la soglia dell’auspicata sicurezza», denuncia Gianni Verga, segretario generale della Uil scuola Puglia. Spiega che con gli 84 milioni di euro messi a disposizione dal governo, nella sua regione «a mala pena si potranno nominare mediamente due docenti e cinque collaboratori scolastici per ciascun istituto, a fronte di una popolazione media per scuola di 900 studenti». I conti li fa in fretta, uno stanziamento medio di 129.000 euro della provincia di Foggia o di 137.000 euro delle province di Bari-Bat «sono a nostro avviso insufficienti e inadeguati rispetto alle necessità delle scuole pugliesi». Mancano le risorse necessarie per sanificare le aule, per insegnare nelle classi sdoppiate: «Per l’organico sono vicine allo zero e sotto la soglia dell’auspicata sicurezza», accusa Verga. Sugli organici drammaticamente carenti era intervenuta nei giorni scorsi anche la Cisl scuola, che aveva calcolato come con i fondi messi a disposizione dal decreto del 10 agosto, oltre a risorse per 10.000 collaboratori scolastici per 8.200 istituti (quindi 1,2 posti in più per ciascuno), ne rimanevano solo per assumere «meno di 31.000 insegnanti», da distribuire fra oltre 170.000 sezioni e classi. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, afferma che «le superiori sono le scuole più in difficoltà», il rischio concreto è che a settembre «gli studenti e gli insegnanti, loro malgrado, debbano riprendere quella non scuola che è la didattica dell’emergenza in numerose scuole». Gli alunni dovranno anche arrangiarsi sui mezzi di trasporto, perché l’ultima trovata del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti è di consentire «la capienza massima del mezzo di trasporto scolastico» solo se la permanenza non sarà «superiore ai 15 minuti». E se il tragitto è più lungo, se l’autobus è costretto a rallentare per troppo traffico che cosa si fa, si fanno scendere gli scolari in mezzo alla strada, in ordine sparso? Anche questa indicazione dovrebbe tranquillizzare i genitori o renderli invece ancora più convinti dell’incapacità di chi ci governa? Intanto dal 24 agosto sono partiti i test sierologici per i professori e per il personale della scuola, come aveva invitato a fare il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, e problemi si registrano anche su questo fronte. In molte regioni mancano i kit per i medici di famiglia, che dovrebbero utilizzarli e, quando ci sono, c’è chi non vuole sottoporsi alla prova. Arcuri nella sua comunicazione si rivolgeva al personale scolastico con un «carissimo», spiegava che «si tratta di un gesto semplice, che però vale tanto, per la sicurezza di tutti» che «è gratuito e indolore», ma non deve essere risultato convincente visto che, dal primo rapporto fornito dai medici di famiglia, rifiutano il test 3 operatori su 10. «Se l’esito sarà negativo», continuava Arcuri, «avrai il via libera per recarti al lavoro in sicurezza. Se sarà positivo, il tuo medico, nel totale rispetto della privacy, ti inviterà a fare un successivo test molecolare. I giorni in cui non sarai a scuola, in attesa dell’esito, saranno considerati assenze giustificate». Chissà che cosa staranno pensando in queste ore i primi 20, tra docenti e personale, risultati positivi in Umbria su 1.334 test effettuati. «Al momento, sono in isolamento in attesa del risultato del tampone molecolare», fa sapere l’assessore alla salute della Regione Umbria, Luca Coletto, che ipotizza di completare lo screening in tempo per la riapertura delle scuole. Sono solo venti, in isolamento domiciliare fiduciario, ma considerato che i test sono su base volontaria c’è il rischio che molti decidano di non sottoporsi aspettando l’inizio delle scuole quando gli esami saranno eseguiti prima dell’entrata in servizio. Allora ci sarà un bel sovraffollamento nei dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali o dai medici di famiglia. Tra l’altro, molti di questi dottori non stanno aderendo alla campagna di somministrazione dei test sierologici perché, come ha spiegato Pina Onotri, segretario generale Smi, il sindacato medici italiani: «Non vorremmo si replicasse quello che è successo negli ospedali o nelle Rsa. Non tutti gli studi medici sono strutturati in modo tale che siano sanificabili e lì dove ci fossero dei positivi, il medico dovrebbe stare in quarantena e lo studio conseguentemente rimarrebbe sarebbe paralizzato». Certo che nel moltiplicarsi di asintomatici, come si sta registrando in ogni parte di Italia, persone che pensavano di star bene e invece trasmettono l’infezione rappresentano un problema anche nelle scuole. «Partiranno inevitabilmente dei focolai scolastici, come è successo in Germania, e sarà importante saperli contenere tempestivamente», osservava ieri sul Messaggero Massimo Andreoni, ordinario di Infettivologia all’Università di Roma Tor Vergata. Aggiungeva, però, che «non si può scaricare la responsabilità sugli insegnanti che sicuramente faranno il possibile».

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