La foresta portata dentro la città rischia di diventare uno «zoo di alberi»
Il bosco «a misura d’uomo» è addomesticato, ma esiste anche quello «vero» che ci precede. E che deve rimanere inaccessibile.
Il bosco «a misura d’uomo» è addomesticato, ma esiste anche quello «vero» che ci precede. E che deve rimanere inaccessibile.
La nuova letteratura italiana manca di stile, a causa dell’illusione di dover replicare il modo di esprimersi quotidiano. «Il periodo del silenzio» non fa eccezione: nulla di stravolgente, con 250 pagine in più del necessario.
Le immense distese di alberi, innaffiati dall’acqua, ricordano i grattacieli di Hong Kong o la Los Angeles di «Blade Runner». Due mondi estremi e opposti che hanno ispirato le poesie di Pang e Stainley Merwin.
L’ultimo libro di Janisse Ray ci porta dall’Alaska al Messico, dal Montana al Costa Rica, ad osservare le balene degli oceani, le salamandre, le alci e le aquile. Seguendo lo spirito guida di Bruce Chatwin.
Con la sua raccolta «Nimbus», la tedesca Marion Poschmann ci racconta che la vita è un intreccio di citazioni, sentimenti, appuntamenti, visi e ipotesi. Che l’autrice mescola a scienza, botanica, spiritualità e religione
Nella letteratura contemporanea si moltiplicano i poemi dedicati al tema del selvatico. Spesso è una posa intellettualistica. Il ticinese Alberto Nessi, però, ci mostra un rapporto più semplice e autentico con le piante.
Alberi, piante e prati oggi sono inflazionati: ci si ambientano romanzi e se ne fa addirittura occasione di guadagno. Ma se iniziamo a vagare nel verde privi di meta ritroveremo i nostri pensieri di ragazzi.
La scrittrice: «I miei versi sono come una ruspa che scava nei detriti tossici per estrarvi quello che ancora vive e vibra. Le parole sono una “telecamera” che osserva e ascolta il paesaggio. Ho imparato a sospendere giudizi e paragoni…
Il poeta Massimo Morasso: «Credo poco al visibile e molto più all’invisibile. La parola deve essere un antidoto al nullismo, in senso ascendente. Mentre la poesia oggi è sempre più autoreferenziale e punta al mercato di massa».
La studiosa Elisa Veronesi: «Ormai si dà più attenzione ai turisti che agli abitanti, ma la natura non è intrattenimento. Il mio libro è una “ecobiografia” perché la nostra storia è scritta anche dall’ambiente che ci circonda».
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