’O professore e il cane. Solitudini e nostalgie sotto l’albero di Alfieri
Il platano piantato ad Asti nel 1849 per i 100 anni dalla nascita del drammaturgo scatena ricordi e persino qualche rimpianto.
Il platano piantato ad Asti nel 1849 per i 100 anni dalla nascita del drammaturgo scatena ricordi e persino qualche rimpianto.
Gli abitanti e le botteghe sono stati espulsi dal centro della città museo. Nei parchi però ci sono ancora i testimoni del passato.
Le città sono dominate dalla frenesia di piazzare nuove piante ovunque. E i vecchi viali non vengono curati ma spazzati via.
Gli anni della pandemia hanno lasciato ferite: in treno nessuno parla più, nel traffico c’è un nervosismo che sfocia in risse e vendette. E mutiamo il Creato in un inferno.
L’arbusto che svetta nel parco del popolo ha almeno 130 anni. Con l’ombra dei suoi rami, allieta le passeggiate nel verde.
Con la scusa della «rigenerazione urbana», il capoluogo lombardo fa scuola. E sulla scia del Bosco verticale è guidato dalla smania di piazzare alberi in ogni dove. Il futuro è una città senza macchine, ma solo per ricchi.
Il filare di ficus lungo la passeggiata Falcomatà ruba il sole alle case circostanti, tanto sono maestosi e quasi monumentali gli arbusti. Arrivati 200 anni fa dall’Australia, vogliono gareggiare in bellezza con le due statue.
Gli animi più gentili e aperti sono quelli che si divincolano dagli stretti lacci dell’etichetta, sia nelle relazioni che nel privato domestico. Ciò che per alcuni è maleducata sciatteria, assenza di regole, per altri è ossigeno.
Ivan ha fatto a pugni con la vita, ma nei fine settimana trova pace nelle valli delle sue Orobie. E la sera, tornato a casa, si sente grato.
Fin da bambina sognava di potersi svegliare e aprire la finestra che dà sul blu. Dopo che le sue illusioni da modella si sono infrante a Milano, ecco il posto ideale: Cagliari e l’orto botanico dai nomi strani, dove amici…
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