Caro Giordano, la libertà di pensiero non implica l’offesa
Il militare-scrittore: «Ho querelato Bersani perché ha esagerato Lo avrei volentieri sfidato a duello, ma purtroppo non si può...».
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Il militare-scrittore: «Ho querelato Bersani perché ha esagerato Lo avrei volentieri sfidato a duello, ma purtroppo non si può...».
Il generale, autore del bestseller «Il mondo al contrario», è un alieno per la stampa che lo attacca senza riuscire però a cogliere il segreto del suo successo: il buonsenso.
Il generale Roberto Vannacci è stato ricevuto ieri dal ministro della Difesa, Guido Crosetto «per motivi di carattere privato», in seguito alle polemiche per il libro Il mondo al contrario. «Non ho assolutamente intenzione di riferire gli argomenti trattati», ha…
Che il generale Roberto Vannacci voglia entrare in politica o meno non è importante: quel che conta è ciò che i suoi argomenti rappresentano per tanti italiani che sono stufi delle minoranze che opprimono spacciandosi per oppresse.
Michele Serra e Antonio Polito riversano livore su Roberto Vannacci e il suo volume perché pretendono di insegnare ai conservatori cosa pensare.
Secondo il potente editor Cottafavi, il volume autoprodotto dal militare ha polverizzato ogni record: «Sono stordito, 70.000 copie in una settimana in Italia le faceva la Rowling». E l'autore? Si schermisce: «Non voglio strumentalizzazioni, darò io le vere cifre».
Secondo il potente editor Cottafavi, il volume autoprodotto dal militare ha polverizzato ogni record: «Sono stordito, 70.000 copie in una settimana in Italia le faceva la Rowling». E l'autore? Si schermisce: «Non voglio strumentalizzazioni, darò io le vere cifre».
Il caso Vannacci spacca le forze armate: con l’ex capo della Folgore la fronda anti Giuseppe Cavo Dragone.
Dopo aver trattato il militare da omofobo e razzista, ora la sinistra si affida all’ex berlusconiano Fabrizio Cicchitto che, su «Repubblica», allude a legami con Mosca. Un’accusa, dopo l’invasione dell’Ucraina, ormai diventata l’arma suprema per squalificare l’avversario.
La libertà di parola deve valere per tutti, all’interno di un conflitto legittimo garantito dalla Carta in quanto «spazio simbolico comune». È molto pericoloso trasformare le regole del gioco in uno strumento di parte.
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