«Gli Stati responsabili per i danni». Lo scaricabarile di Ursula sulle fiale
La Von der Leyen e Speranza si sconfessano a vicenda sulla firma dei contratti.
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La Von der Leyen e Speranza si sconfessano a vicenda sulla firma dei contratti.
Ora che il «New York Times» racconta la storia di migliaia di invisibili rovinati dal farmaco miracoloso, tutti tacciono. Eppure da Roberto Burioni a Matteo Bassetti, da Antonella Viola fino a Mario Draghi, non erano ammesse discussioni.
Per anni chi parlava di possibili controindicazioni veniva bollato come no vax e negazionista: ora, con totale nonchalance, «Repubblica» e pure «New York Times» trattano le reazioni collaterali da evidenze assodate.
In gran segreto la casa farmaceutica ha chiesto all’Ema di revocare la commercializzazione del preparato anti Covid oggetto di numerose cause giudiziarie per effetti avversi anche mortali. Entro giugno doveva presentare un rapporto sul rischio trombosi.
La casa farmaceutica, che un anno fa negava con decisione, ammette in tribunale che il suo preparato contro il Covid può causare trombosi. Grazie alla manleva, paga lo Stato, che finora ha già rimborsato 163 cittadini.
Nonostante ci siano dei pazienti in possesso di un certificato che attesta la correlazione tra patologie e iniezioni, non verranno dati indennizzi. Motivo? Il tabellario nazionale non include paresi né miocarditi.Il ministro della Salute Orazio Schillaci: «Una commissione ad hoc…
L’uomo dei lockdown: in seguito alla morte di un militare trattato con Astrazeneca, lui e Magrini (Aifa) concordarono la necessità di «interloquire» con la magistratura pur di non fermare la macchina delle inoculazioni. Ecco, parola per parola, cos’ha riferito.
Derubricare un reato non cancella le responsabilità di tecnici e politici. Perciò deve partire la commissione d’inchiesta.
L’ex ministro ammette che, fin dai primi mesi della campagna vaccinale, l’Aifa gli segnalò che una reazione negativa su cinque poteva essere addirittura mortale. Eppure andò avanti con obblighi e Open day, recitando il mantra dei farmaci «sicuri ed efficaci».
Il colosso è stato condannato a rilasciare le informazioni sui danni del farmaco in una causa intentata da una danneggiata tedesca ora disabile. L’azienda ha sempre rifiutato un accordo con la donna: «Era obesa, il virus avrebbe potuto essere letale»
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