La Consulta blinda i paletti sul fine vita. Bocciato Cappato
La Corte costituzionale conferma la sentenza 2019: «Non esiste un generale diritto di morire in ogni situazione di sofferenza».
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La Corte costituzionale conferma la sentenza 2019: «Non esiste un generale diritto di morire in ogni situazione di sofferenza».
La bozza di legge regionale sul suicidio assistito non è altro che il modello propinato da Marco Cappato, mai approvato dal Parlamento. Il testo è palesemente incostituzionale: non tiene conto delle cure palliative e dell’obiezione di coscienza del personale sanitario.
Per introdurre le scriminanti relative al suicidio assistito, hanno interpretato in modo creativo la facoltà di rifiutare le cure. Ora sono in imbarazzo perché dovrebbero correggere sé stessi.
Luca Zaia, sulla «Stampa», gongola perché la riforma darebbe ai governatori l’opportunità di normare il suicidio assistito. Intanto l’Abruzzo approva all’unanimità l’avvio della discussione sulla proposta di legge sul fine vita dell’associazione Coscioni.
La Corte costituzionale riapre la discussione e potrebbe arrivare a contraddire la sua sentenza del 2019, stabilendo che anche aiutare i pazienti non attaccati ai macchinari a suicidarsi non deve costituire reato.
La Cedu dà ragione all’Ungheria dopo il ricorso di un uomo affetto da sclerosi multipla. Le autorità magiare che vietano l’eutanasia non possono essere accusate di discriminazione. Anche se altri Paesi come la Svizzera o il Belgio si comportano diversamente.
La testimonianza di due malati nel Paese di Trudeau conferma la deriva: offrire il suicidio è più economico che curare i pazienti.
A Parigi riparte l’iter per legalizzare la «dolce morte». Tra le proposte, pure quella di una mutua privata volta a sopprimere anche chi non ha prognosi infausta. Una loggia, invece, suggerisce il suicidio perfino per i minori.
La polemica sull’aborto, lo scontro Bonaccini-governo sul suicidio assistito, la campagna per la surrogata mentre la natalità crolla: le battaglie progressiste sono tutte anti vita. E pure l’Ue prova a mettersi in mezzo: «I pro life nei consultori? Non c’entrano…
Un incidente col suo amato cavallo le ha tolto l’uso delle gambe, così la britannica Caroline March, a 31 anni, ha chiesto negli Usa il suicidio assistito. Eppure darsi un’altra chance è sempre possibile: lo dimostrano le storie dei campioni…
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