Stellantis, Renzi ritenta un assist ai francesi
L’ex premier (che benedisse la vendita a Peugeot) promuove la fusione con Renault e candida Luca De Meo come ad. Stendendo l’ennesimo tappeto rosso all’amico Emmanuel Macron.
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L’ex premier (che benedisse la vendita a Peugeot) promuove la fusione con Renault e candida Luca De Meo come ad. Stendendo l’ennesimo tappeto rosso all’amico Emmanuel Macron.
Il 17 l’azienda presenterà il piano Italia ad Adolfo Urso. Internalizzare servizi e produzioni potrebbe far saltare 12.000 posti di lavoro.
Dalla Lega alle opposizioni è un coro: riferire in parlamento sulle dimissioni di Carlos Tavares. Giorgia Meloni a difesa dell’occupazione: «Vogliamo tutelare anche la filiera».
Maxi liquidazione anche per accelerare l’addio. Intanto la produzione in Italia è ferma fino a fine 2024. L’azienda internalizza alcuni servizi e costringe le società dell’indotto a licenziare centinaia di addetti.
Parla l’anima storica della Fiom di una volta: «Rivolta sociale? Solo “sparate”, il leader Cgil non è credibile. Dovrebbe avere il coraggio di presentare il conto agli Agnelli, sono loro che hanno smantellato la Fiat».
Roberto Vavassori, presidente Anfia: «Pressing sulle aziende della componentistica. Noi resistiamo, ma servono le quote europee per evitare la concorrenza sleale di Turchia e Cina. Basta veti sui biocarburanti dalla sinistra Ue».
Ferdinando Uliano, rappresentante dell’unica sigla che all’epoca protestò per l’esclusione dei sindacati italiani: «Documenti pronti ma l’azienda sul tema non ci risponde». Il capo della Cgil chiede l’ingresso dello Stato.
Il presidente della commissione Alberto Gusmeroli che ha audito l’ad: «Gli italiani usati per coprire le perdite del gruppo. Se siamo qui è colpa del Green deal voluto dalla sinistra».
Il capo di Azione, Carlo Calenda: «Tavares è l’unico a non voler rinviare le scadenze sull’elettrico: pensa che il governo copra i costi. Intanto l’azienda si prepara a lasciare l’Italia».
Dopo l’offensiva audizione del manager Carlos Tavares che pretende soldi per non abbandonare il Paese, Emanuele Orsini lo molla:«Servono piani industriali, non sussidi». Salvini: «L’ad si vergogni». È una svolta del mondo produttivo.
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