Intanto Mattarella arriva a Parigi
Il capo dello Stato inaugura la mostra del Louvre su Napoli, già pronta la narrazione sul «garante» che ricuce gli strappi (inesistenti) di una Meloni ormai «orbanizzata».
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Il capo dello Stato inaugura la mostra del Louvre su Napoli, già pronta la narrazione sul «garante» che ricuce gli strappi (inesistenti) di una Meloni ormai «orbanizzata».
L’ex premier ha in programma vari appuntamenti tra Europa e Usa, pare intenda spianarsi la strada verso la Banca mondiale. Come prima tappa, sarà ospite di uno dei nostri più grossi concorrenti sul risparmio gestito.
Proprio mentre Giorgia Meloni vola in Tunisia per trovare un accordo sulla gestione dei flussi di clandestini, il capo dello Stato oggi rinsalderà i rapporti con la Francia. Che sul Mediterraneo e sui migranti gioca una partita spesso contraria ai…
Intesa bipartisan per abolire il lemma dai documenti della Pa. Una lotta contraddittoria: può persino nuocere alle minoranze.
Il presidente, acclamato dalle scolaresche, nei luoghi colpiti insieme al governatore, il quale ancora spera nel ruolo di commissario. Il ministro Nello Musumeci: «Non siamo stati invitati». La replica: «Siete sempre graditi».
Dietro le quinte il Quirinale lavora per l’indicazione dell’uomo Pd alla ricostruzione. Oggi Sergio Mattarella nel feudo rosso di Faenza.
L’ispiratore del Risorgimento viene dipinto come antinazionalista per contrapporlo a Francesco Lollobrigida. Eppure per lui l’Italia era «una di lingua, di memorie, di sangue».
Mentre gli stranieri portano violenza nelle nostre città, i galletti francesi (male abituati dall’arrendevolezza di Paolo Gentiloni e compagni e ossessionati da Marine Le Pen) tornano a sparare sul governo italiano. Ora hanno rotto.
La Schlein e Conte sembrano aprire ma chiedono di non toccare i poteri del Colle. Questo però significa mettere fuori gioco presidenzialismo ed elezione diretta del premier o portare alla «paralisi costituente».
Chi parla di deriva autocratica ignora i voltagabbana e l’instabilità delle legislature. L’elezione diretta del premier è utile e ci avrebbe risparmiato D’Alema, Monti e Letta.
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