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Il calcio italiano oggi lotta per sopravvivere
Gennaro Gattuso con la nazionale (Getty Images)
Siamo arrivati a 12 anni senza partecipare ai Mondiali, e da stasera potrebbero diventare 16. Nel frattempo sono nati e cresciuti fenomeni come Jannik Sinner e Kimi Antonelli, capaci di attrarre i ragazzi verso altri sport. In Bosnia il pallone si gioca la sua egemonia.

Si chiama mesmerismo, era una suggestione pseudo scientifica divenuta letteraria grazie a Edgar Allan Poe, coniata dal dottor Franz Mesmer nel diciottesimo secolo, e postulava l’esistenza di un fluido vitale tra gli individui capace di alimentarne il carisma, curando paturnie sia esistenziali, sia fisiche. Ce l’ha molto sviluppato Jannik Sinner, il mesmerismo. Pure Kimi Antonelli è un campione assai mesmerico.

Sapete quanti anni avevano Sinner e Antonelli l’ultima volta in cui la Nazionale italiana di calcio disputò un Mondiale? Jannik 13. Sarebbe diventato professionista della racchetta quasi due anni dopo. Kimi otto. Era il 2014, all’epoca il pallone deteneva l’egemonia sull’immaginario sportivo nazionalpopolare. Poi c’è stata la sventura degli azzurri di Ventura, eliminati dalla Svezia nello spareggio del 2017, e a parte la ricca parentesi di Euro 2020, l’Italia non disputa un Mondiale da due edizioni. Tanto per capirci: un ragazzino italico oggi iscritto alle medie, in un evento così prestigioso, la Nazionale non l’ha mai ammirata.

Dunque o stasera contro la Bosnia Herzegovina gli uomini di Gennaro Gattuso si fanno onore, o l’eventualità che il pallone, insidiato da altri sport rampanti, smarrisca il primato di ispiratore di carriere per campioni del futuro diventa concreta. Questa è una sorprendente notizia. Federico Dimarco e Pio Esposito hanno ostentato sicumera ridanciana, paparazzati dalle telecamere mentre sghignazzavano quando la Bosnia ha battuto il Galles nel match giocato il 26 marzo scorso che avrebbe decretato l’avversario dei nostri. «È stata un’esultanza istintiva, non volevo mancare di rispetto», si è difeso l’interista.

Edin Dzeko, quarantenne capitano dei bosniaci, ariete che ha costruito la sua gloria agonistica nel nostro Paese sfoggiando le casacche di Roma, Inter e Fiorentina, non risparmia stilettate: «Se gli azzurri temevano il Galles, non sono più quelli di una volta. Amo l’Italia, ci ho vissuto nove anni splendidi, sentirò la partita più di tutti. Però loro non hanno più Totti o Del Piero, i giocatori di una volta erano diversi». E ancora: «Pure i critici sostengono che nel calcio italiano manchi l’intensità. Mi aspetto una partita assai tattica. Il campo di gioco sarà brutto? Alcuni campi italiani non sono migliori», conclude, alludendo allo stadio Bilino Polje di Zenica. Più che un impianto, un avamposto cyberpunk forgiato col ferro della cortina in cui i cascami tetri della combattiva tifoseria balcanica alimentano l’epica da chanson de geste.

Fu inaugurato nel 1972 con una capienza di 30.000 persone; poi gli ammodernamenti l’hanno ridotta a 13.000. Le tribune sono vicinissime tra loro e a ridosso del rettangolo verde, l’acustica amplifica le grida dei supporter, radicalizzando l’effetto bolgia come ingrediente emotivo di sicura efficacia per la compagine di casa, i cui sostenitori sono stati multati di 60.000 franchi svizzeri dalla Fifa per tifo scorretto. In più, stasera potranno accedere solo 10.400 tifosi, con meno di 1.000 posti dedicati ai temerari fan nostrani. Non scordando un meteo attestato sui 2-3 gradi di temperatura. Ad accrescere l’adrenalina guerresca ci pensa la cronaca: la Procura di Milano starebbe indagando circa la presenza, a cavallo tra 1992 e 1996 (gli anni della guerra di Jugoslavia e dell’assedio di Sarajevo), di cittadini italiani che avrebbero letteralmente pagato di tasca propria le milizie serbo-bosniache per sperimentare l’ebbrezza del mestiere di cecchino, sparando sugli abitanti.

E mentre Gattuso si arrovella sulla formazione e pensa di schierare davanti a Donnarumma, Mancini, Bastoni, e Calafiori, con Politano, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco a centrocampo, Retegui e Kean sul terminale offensivo, una statistica rinfrancante: l’Italia è rimasta imbattuta in cinque dei sei precedenti contro i balcanici. Ma stasera, si diceva, si saggerà la tenuta del movimento calcistico in un’epoca mai così feconda per lo sport nazionale.

Domenica scorsa, Jannik Sinner ha centrato il «Sunshine double», la duplice vittoria nei tornei master 1000 di Indian Wells e Miami, arrivando a 26 tornei complessivi vinti nell’Atp. Una nidiata indomita di tennisti azzurri, con Lorenzo Musetti numero 5 del ranking, Flavio Cobolli e Luciano Darderi nella top 20, Matteo Berrettini redivivo e tra gli eroi di Davis. Kimi Antonelli su Mercedes, col Gran Premio vinto in Giappone, è il più giovane capoclassifica di sempre nella storia della Formula 1, e il primo italiano a riuscirci dai tempi di Alberto Ascari, nel 1952. Nella motoGp, Marco Bezzecchi su Aprilia ha vinto il Gran Premio di Austin, insediandosi al primo posto nel campionato piloti. Nella recente olimpiade di Milano-Cortina, una Federica Brignone eroica ha trionfato nel supergigante e nello slalom gigante.

Non scordando le vittorie mondiali del volley azzurro maschile e femminile. Se fanciulli in cerca di idoli da imitare decidessero di pescare nel carniere dello sport italiano, potrebbero tappezzare la camera di poster. E i calciatori sarebbero una delle tante, mesmeriche suggestioni. Ma non l’unica.

Il calcio femminile trova la sua casa su Netflix
La nazionale femminile spagnola festeggia la Coppa del Mondo Fifa 2023 a Sydney (Ansa)

Il colosso dello streaming ha siglato un accordo con la Fifa per trasmettere le partite delle prossime due edizioni dei Mondiali. In vista dei due appuntamenti, nel 2027 e nel 2031, Netflix realizzerà una serie di documentari esclusivi proprio sul calcio femminile per aumentarne ulteriormente l'attrattiva.

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  • Con La passione per il calcio non fa distinzioni Gillette e Figc scendono in campo per abbattere lo stereotipo secondo cui il calcio in Italia è uno sport per soli maschi. Il direttore marketing di Gillette Italia Marco Centanni: «Celebriamo le famiglie che hanno supportato le calciatrici che giocheranno il mondiale e ispireranno quelle del futuro».

Lo speciale contiene due articoli.

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Analizziamo Qatar 2022 solo e soltanto dal punto di vista sportivo e tecnico: l'Argentina trascinata da Lionel Messi ha vinto con merito. Kylian Mbappé ha confermato e dimostrato che il futuro è suo. Marocco squadra rivelazione. Tra le delusioni spiccano Brasile, Belgio e il Portogallo di Cristiano Ronaldo.

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Al Marocco coi francesi non basta l’orgoglio
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