Le carte Fincantieri: «D’Alema lavorava con noi già dal 2019»
Giuseppe Giordo: trattative in Colombia avviate su input dell’ex premier. E il manager Federico Riggio conferma la trasferta libanese con «Max».
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Giuseppe Giordo: trattative in Colombia avviate su input dell’ex premier. E il manager Federico Riggio conferma la trasferta libanese con «Max».
L’ex premier, in difficoltà per le notizie sulle armi pubblicate dalla «Verità», ci accusa di aver veicolato intercettazioni illegali. In realtà, come emerge dai messaggi qui pubblicati, a registrare è stato uno dei presenti alla videochiamata. Quindi, tutto lecito.
Pierangelo Maurizio dedica un libro al giallo della morte del capo comunicazione di Montepaschi. I litigi con i giornalisti: «Articolo sgradito, vi togliamo la pubblicità».
Lo spettro della corruzione internazionale nell’affare finalizzato a fornire armamenti. C’erano mire anche su Paraguay e Uruguay.
Tra Cento e Castello D’Argile (Bo) vive e lavora il ragioniere Gherardo Gardo con un ruolo primario nel Colombia-gate e negli affari di Massimo Tortorella, divenuto socio dei vini D’Alema «per 2/3 milioni». Agli atti ne risultano molti meno.
Ma quanto è tenero Massimo D’Alema quando chiede, a Tommaso Labate, che lo intervista per il Corriere della Sera, che cosa voglia dire lobbista?
Le mosse dell’ex premier per condurre in solitaria le trattative sulla vendita degli armamenti alla Colombia. La Farnesina: nessuna comunicazione dalle feluche. Anche il super manager di Leonardo tacque con Giorgio Mulè.
L’ex premier chiese a Gherardo Amaduzzi di ricevere il plurimputato Giancarlo Mazzotta: «Subito dopo l’incontro chiamai l’azienda, mi aveva fatto cattiva impressione. Sosteneva di essere lì anche a nome di Fincantieri». Il racconto smentisce la versione di Baffino.
La storia di un ex presidente del Consiglio ed ex ministro degli Esteri che tratta una partita di aerei e navi da guerra da vendere alla Colombia? «È un’operazione per danneggiare le imprese italiane». L’uso di strani intermediari, alcuni con…
L’ex premier chiese a Gherardo Amaduzzi di ricevere il plurimputato Giancarlo Mazzotta: «Subito dopo l’incontro chiamai l’azienda, mi aveva fatto cattiva impressione. Sosteneva di essere lì anche a nome di Fincantieri». Il racconto smentisce la versione di Baffino.
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