deficit pil 2% manovra economica

{{ subpage.title }}

Piegarci a furia di maxi sanzioni. La road map delle purghe Ue è pronta
ANSA
  • Un paper dell'istituto Bruegel, think thank europeista, svela le possibili conseguenze di una rottura sui conti con Bruxelles. I trattati prevedono multe da 3 a 8 miliardi e procedure di infrazione. I mercati faranno il resto.
  • Fitch e Moody's lo dicono: con questo Def, i giudizi saranno negativi. Summit di governo con le partecipate per 15 miliardi di investimenti.

Lo speciale contiene due articoli.

Continua a leggereRiduci
Chi dovrebbe vigilare e tutelarli fa terrorismo sui nostri risparmi
ANSA
  • Bankitalia e Corte dei conti sparano sul Def: «Mina la sicurezza delle famiglie». L'Ufficio parlamentare di bilancio boccia i numeri. Infine il Fmi, a gamba tesa, rivede al ribasso le previsioni di crescita del Pil.
  • Il Fondo monetario ha distrutto Atene con l'austerità. Da noi, Palazzo Koch inerte davanti alla crisi bancaria.

Lo speciale contiene due articoli.

Continua a leggereRiduci
L'Europa già scrive a Roma. Boccia i conti senza aver visto la manovra
ANSA

Arriva in poche ore la risposta al messaggio del ministro dell'Economia. I commissari Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis, chiedono al governo di «assicurare che la bozza di legge sarà in linea con le regole di bilancio». «I target di bilancio rivisti», scrivono i commissari,«sembrano, ad una prima vista, puntare ad una deviazione significativa. Questa è una fonte di seria preoccupazione». La mossa è politica e sterilizza la manovra. Qualunque cosa ci sia dentro diventa irrilevante. Un modo per infiammare le agenzie di rating.

Continua a leggereRiduci
Draghi va da Mattarella in un silenzio inquietante
ANSA

Qualche giorno fa Mario Draghi aveva invitato Luigi Di Maio e compagni ad abbassare i toni. «Le parole possono fare danni», era stato il monito del presidente della Banca centrale europea. Vero. Tuttavia, a volte fanno danni anche i silenzi, soprattutto se arrivano da un signore come lui.

Uno sbianchettamento che certo lascia perplessi, soprattutto chi conosce la puntualità degli appuntamenti quirinalizi. Ma come? Mattarella incontra Draghi per parlare della manovra e non ci dice nulla? Anzi, quando esce la notizia se ne sta come fa tutti i giorni, cioè muto? Già i mercati sono sul chi va là, pronti a schizzare all'insù con lo spread e all'ingiù con il Mib, ossia con l'indice della Borsa. Se poi gira voce che Draghi va a manifestare al presidente della Repubblica le sue preoccupazioni sul futuro dell'Italia, immaginatevi che cosa può succedere. Ieri le reazioni sono state contenute, ma solo perché pochi si sono accorti della notizia e i siti Web non l'hanno rilanciata. Fosse stata messa in circolo con maggior evidenza, la notizia avrebbe di sicuro provocato reazioni a catena e non proprio positive. Soprattutto perché anche i silenzi in certi casi sono interpretabili come un sì e nel caso in questione si tratterebbe di una conferma.

Draghi dunque si è preso la briga di salire le scale del Quirinale e di parlare con il capo dello Stato per metterlo sul chi va là sulle conseguenze del documento di economia e finanza, di cui per altro fino a ieri non esisteva un testo definitivo da commentare. Al di là di come la si pensi rispetto al Def (per quanto ci riguarda continuiamo a ritenere che il reddito di cittadinanza ce lo saremmo potuti risparmiare, usando i soldi per il taglio delle tasse), che il presidente della Bce si incontri di nascosto con quello della Repubblica non è cosa che ci faccia piacere, perché dà alla cosa un che di misterioso e oscuro. Visto che i soldi in discussione sono quelli degli italiani, ossia dei contribuenti, forse sarebbe auspicabile che le pressioni o anche solo gli avvertimenti fossero pubblici, così se ne guadagnerebbe in trasparenza o anche solo in conoscenza, in modo che chiunque possa farsi i propri conti. Altrimenti si dà la sensazione che le scelte vengano prese nelle segrete stanze, alle spalle dei cittadini, che poi sono gli unici ad aver diritto di scegliersi il destino che più desiderano. Non tocca di sicuro ai banchieri, per quanto centrali, e neppure ai presidenti, ancorché della Repubblica, decidere le misure di un governo. Ci sono un consiglio dei ministri e un Parlamento ed è in quelle sedi che si prendono le decisioni, non altrove.

Nel rispetto delle regole, oltre che delle parole, forse sarebbe poi il caso che qualcuno mettesse la museruola a Claude Juncker, il sobrio presidente della commissione Ue. L'uomo che dovrebbe rappresentare l'Europa unita dopo che le polemiche dei giorni scorsi avevano fatto salire lo spread, ieri ha sganciato un'altra bomba, dicendo di non voler raccogliere le macerie dell'Italia. Ecco, ok, a noi per ora basta non dover raccogliere le bottiglie vuote.

Continua a leggereRiduci
Tria scrive all’Ue: Pil su dell’1,5%, resta il tira e molla sulle coperture
ANSA
Il ministro fornisce i dati mancanti sulla crescita dell'economia e li spedisce alla Commissione europea. Confermati i tagli alla Difesa, ma il budget non basta per tutte le misure grilline. Se non a scapito della flat tax. Emerge di nuovo la tensione tra le componenti leghista e grillina del governo nel tentativo di tirare la coperta della spesa dalla propria parte del letto. I 5 stelle puntano tutto sul reddito di cittadinanza, mentre la Lega su pensioni e taglio tasse.
Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy