La pandemia ha peggiorato lo scenario dei metalli industriali con il lockdown che ha fatto crollare i prezzi. Anche l’alluminio ne ha risentito arrivando a scendere sotto i 1.500 dollari (ora è risalito sfiorando i 1.800) per tonnellata in un quadro aggravato da un’offerta che ha continuato a salire. C’è però una buona notizia che potrebbe spingere gli investitori a comprare a prezzo di saldo titoli azionari legati al settore dell’alluminio nella speranza che le quotazioni tornino a crescere. L’Ue applicherà – con effetto retroattivo dal 24 agosto -dazi tra il 37 e il 40% sulle importazioni di profilati in alluminio in arrivo dalla Cina.
«Da anni le aziende italiane lottano contro barre, profilati, cavi e tubi venduti sottocosto» spiega Paolo Agnelli, presidente di Confimi industria, che commenta così la notizia arrivata da Bruxelles, «siamo felici che l’indagine avviata a inizio anno sia giunta a questa conclusione, torneremo a essere competitivi».
La Cina infatti è arrivata a esportare in Europa quasi 350.000 tonnellate di alluminio ogni anno; di queste, più di 36.000 arrivano in Italia. «Numeri che hanno messo fuori mercato le nostre aziende trasformatrici», dice Agnelli.
Certo, la situazione del settore, non è rosea. L’energia rappresenta il 40% dei costi di produzione dell’alluminio e in questa industria vi è una bassa intensità di manodopera: questo non ha comportato la necessità di grandi tagli alla produzione a causa del Covid-19. Così i magazzini si sono riempiti in un momento in cui i mercati di sbocco importanti dell’alluminio come quello dell’industria automobilistica o quello dell’aeronautica o alimentare (lattine) non se la stanno passando ancora oggi troppo bene.
Oltre a Bruxelles, anche «Donald Trump ha cercato di evitare lo strapotere cinese con una guerra sui dazi mentre l’eliminazione dello status di commercio speciale di Hong Kong ha chiuso una scappatoia commerciale che ha permesso a lungo di importare alluminio cinese a basso costo senza il pieno effetto delle tariffe statunitensi», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf.
Il settore cerca ora di trovare un punto di equilibrio, ma i dati ultimi trimestrali di Alcoa, il colosso Usa del settore, mostrano che la strada sarà probabilmente lunga.
Si stima una domanda di alluminio primario che dovrebbe scendere del 13% negli Stati Uniti nel 2020 e saranno necessari ulteriori tagli di capacità produttiva per evitare un aumento delle scorte che potrebbe mantenere i prezzi sotto pressione per diversi anni.
Nel 2021 però il settore potrebbe rialzare la testa e chi ha investito oggi nel comparto potrebbe beneficiarne. Già ora, poi, ci sono titoli che stanno crescendo. È il caso di Rio tinto (+25,3% in tre anni) e United company rusal (+20,4% in tre anni).
Ci sono poi alcuni Etf che, puntando sulla diversificazione, hanno ridotto le perdite rispetto alla media dei titoli azionari del settore. Si tratta del Wisdomtree aluminium etf (-7,1% in un anno) e dell’Etfs aluminium (-11% in 12 mesi e -21% in 36).
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