La sanità pubblica è in palese difficoltà, è sotto gli occhi di tutti. Tagli sconsiderati nel corso degli ultimi anni, a cominciare dal Dl 6 luglio 2012, n. 95 (la Spending review) e l’avvio dei piani di rientro ad opera delle Regioni in squilibrio finanziario, con drastici ridimensionamenti dei posti letto, poi scuole di specializzazione insufficienti al fabbisogno e giovani medici che fuggono dagli ospedali preferendo l’attività privata o le opportunità oltre confine.
E lì dove il pubblico arretra, inevitabilmente il privato avanza attirato dalle prospettive di una popolazione sempre più anziana, quindi bisognosa di cure. Gli italiani spendono fra i 35 ed i 40 miliardi ogni anno per spese sanitarie. Secondo l’Osservatorio sanità di Unisalute (gruppo Unipol) il 30% possiede una polizza sanitaria, collettiva (cioè prevista dal contratto di lavoro) o individuale. Del resto (la fonte è Agenas) in due grandi aree di intervento – quella cardiovascolare e quella dei tumori maligni – il termine dei 30 giorni per l’erogazione della prestazione non è quasi mai rispettato in nessuna Regione. La compagnia del gruppo Unipol in soli tre anni ha portato i propri clienti da 8,6 milioni a 11 milioni, per una raccolta pari a 519 milioni. In crescita anche un altro colosso delle assicurazioni, Intesa Sanpaolo Assicura Rbm salute, che ormai controlla una quota di mercato pari al 15%, con 400 milioni di raccolta.
Mentre la spesa sanitaria pubblica rallentava (tra il 1999 e il 2020 l’Italia ha segnato il minor tasso di crescita +2,1%), si facevano largo grossi gruppi industriali con acquisizioni, mega ospedali super tecnologici, case di riposo per anziani, strutture di diagnostica.
Non è un caso che nel settore si sia tuffata anche Exor, la holding di casa Agnelli. Nel giro di un paio di anni ha realizzato una serie di acquisizioni di peso. Ad agosto ha inglobato il 15% di Philips, multinazionale che un tempo operava nell’elettronica di consumo e ora è leader mondiale nella tecnologia per la salute, con un’operazione da circa 2,6 miliardi di euro. Lo scorso anno Exor ha messo a segno altre importanti operazioni. In estate un investimento da 833 milioni per rilevare il 10% dell’Istituto Mérieux, preceduto in aprile, dall’acquisizione del 44,7% di Lifenet Healtcare attraverso un aumento di capitale riservato da 67 milioni. La società è guidata da Nicola Bedin che, dal 2005 al 2017, è stato a capo del gruppo ospedaliero San Donato, gigante leader della sanità privata italiana e titolare dell’ospedale San Raffaele di Milano. Nel 2018 però Bedin ha lasciato la carica di ad del San Donato per fondare l’azienda specializzata in servizi ospedalieri nella quale è entrata Exor. Si tratta di una holding con oltre 1.500 dipendenti e che gestisce una decina di strutture, tra ospedali e grandi ambulatori, in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio. E proprio in quest’ultima regione l’attivismo è elevato. Nel gennaio scorso Lifenet ha perfezionato l’acquisizione della Casa di Cura Città di Aprilia, un ospedale privato accreditato con il servizio sanitario nazionale, dotato di un pronto soccorso che conta circa 30.000 accessi all’anno. Un gioiello che si aggiunge all’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale già tra le proprietà del gruppo guidato da Bedin e acquisito nel 2021, accreditato con il Ssn con circa 200 posti.
John Elkann, ceo di Exor, è stato chiaro su quella che è la direzione di marcia. In una lettera agli investitori ha detto che quello della sanità «è un settore che continuerà a crescere nei prossimi decenni, per rispondere alle esigenze di una popolazione globale che diventa sempre più anziana».
Nella sanità privata si muovono altri big. Il Gruppo ospedaliero San Donato, che fa capo alla Papiniano spa, holding della famiglia Rotelli, rappresenta ad oggi la prima realtà sanitaria privata in Italia, con i suoi 1,63 miliardi di fatturato. È costituito da 18 strutture ospedaliere tra le quali spiccano tre Irccs (Policlinico San Donato, Ospedale San Raffaele e Istituto Ortopedico Galeazzi) per un totale di 5.169 posti letto e circa 4 milioni di pazienti all’anno curati in tutte le specialità. Ai 17 ospedali presenti in Lombardia (di cui rappresenta l’11% di tutti i posti letto disponibili), si aggiunge Villa Erbosa a Bologna, la più grande struttura sanitaria privata in Emilia-Romagna. Il 90% dell’attività clinica viene svolta in convenzione con il Ssn. Il Gruppo è anche la seconda istituzione di ricerca del Paese dopo il Cnr. Il fiore all’occhiello è rappresentato dal San Raffaele, che fu salvato dal crac al quale l’aveva portato Don Verzè. San Donato insieme all’Humanitas, della dinastia Rocca, guidano un gruppo di 24 realtà della sanità privata che hanno complessivamente un fatturato aggregato di circa 9 miliardi (+15,2% nel 2021). In terza posizione, secondo l’indagine sulla filiera della salute realizzata dall’Area Studi di Mediobanca, è il gruppo Villa Maria, oggi Gvm Care & Research, degli imprenditori Sansavini di Ravenna. Ad esso fanno capo 29 ospedali, 4 poliambulatori, 2 Rsa e 1 Ra in Italia e 14 centri clinici anche all’estero. Spicca nella top ten il gruppo Garofalo Health care, con 280 milioni di fatturato.
Nel report di Mediobanca si stima per il 2022 una crescita del giro d’affari, a livello aggregato dei maggiori operatori sanitari privati, del 4% sul 2021. Le strutture private erano il 30% nel 1997 e ora sono il 57%. Rispetto al 2010 c’è stata una crescita di 2.898 unità.
I De Benedetti e gli Angelucci hanno preferito puntare sulle residenze per anziani. Un business interessate dal momento che lo Stato contribuisce a coprire i costi sanitari delle degenze e gli anziani non autosufficienti spendono in media oltre 2.700 euro al mese, il doppio rispetto a una casa di riposo tradizionale. La Lombardia nel 2019 ha sborsato per le Rsa 872 milioni: soldi che sono andati alle oltre 500 case di riposo convenzionate con la Regione. Il Gruppo Kos, 550 milioni di fatturato annui, fondato da Carlo De Benedetti nel 2002, è presente in 11 Regioni italiane e 2 Stati esteri, per un totale di oltre 13.000 posti letto. Gestisce 110 strutture in Italia e 51 in Germania. In Italia sono 9.000 i posti letto in 58 residenze per anziani, 16 centri di riabilitazione, 12 comunità terapeutiche psichiatriche, 7 cliniche psichiatriche e 2 ospedali. È inoltre attivo con 15 centri ambulatoriali di riabilitazione e diagnostica.
Ad agosto scorso, complice alcuni articoli particolarmente velenosi su La Repubblica, La Stampa e Domani, erano circolati rumors di mire di De Benedetti ma anche di John Elkann sulla sanità del Lazio, in competizione con Rocca. L’Ingegnere da tempo tiene nel mirino questa regione. Nel 2018 il gruppo Kos compra la Casa di cura Sant’Alessandro, in via Nomentana, nella Capitale, allora 60 posti più 23 in ristrutturazione, struttura accreditata dalla Regione. Allora era presidente del Lazio il dem Nicola Zingaretti e premier il compagno di partito Paolo Gentiloni. A marzo 2020, rileva la gestione di Villa Armonia Nuova, ancora a Roma, 104 posti letto, sempre accreditati dalla Regione. Il Gruppo opera soprattutto con il brand Anni Azzurri, frutto di un’acquisizione del gruppo Cir che risale al 2006. La Residenza Anni Azzurri si trova nel parco di Veio (in zona Roma Nord), con 118 posti letto. Il business è talmente florido che ci ha messo gli occhi sopra anche il fondo F2i di Cassa Depositi e Prestiti attraverso la F2i Healthcar, entrato in Kos con il 40%.
Nel settore delle Rsa del Lazio, un ruolo da protagonisti ce l’hanno gli Angelucci, con il marchio San Raffaele. Antonio Angelucci, 78 anni, il capostipite, è un abile uomo d’affari e di relazioni. Ha stretto forti legami con la politica (da 14 anni è in Parlamento, prima con Forza Italia e ora con la Lega) e spazia nell’editoria con la proprietà dei quotidiani Libero, Il Tempo e Il Giornale.
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