Crolla il potere d’acquisto dei medici
Nonostante il tanto strombazzato aumento degli stipendi nel pubblico, il valore reale per i dottori è sceso di 6.400 euro in otto anni, per gli infermieri di 2.700. In media, -6%.

Ci sono parecchie nubi sul propagandato aumento degli stipendi del personale sanitario. Dopo dieci anni di blocco contrattuale e delle assunzioni, in busta paga sono arrivati più soldi, ma con il contagocce. Numeri alla mano, il +3,5% di stipendio è praticamente la metà della perdita media del potere di acquisto (- 6,33%) accumulato negli anni, come rivela il report del centro studi della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi).

Gli stipendi cresceranno mediamente tra 83 e 200 euro al mese, valori che non coprono il gap rispetto al 2009, quantificato in una perdita di valore d’acquisto medio di 6.470 euro per i medici e 2.720 euro per gli infermieri. Poco incidono gli aumenti medi sia del contratto 2016-2018 sia di quello 2019-2021. Analizzando le retribuzioni medie nel 2017 (ultimo anno i cui dati sono disponibili), secondo il report Fnopi mediamente la perdita di potere di acquisto va dal massimo del -10% per le professioni sanitarie tecniche all’8/9% di medici, infermieri, riabilitatori e personale di vigilanza e ispezione, fino al -5,8% dei veterinari, al -4,8% dei dirigenti non medici e all’-1,2% degli odontoiatri che però sono pochissimi nel servizio sanitario nazionale. ù

A confermare la situazione è lo stesso ufficio parlamentare di bilancio secondo cui, tra il 2010 e il 2018, malgrado il parziale recupero nell’ultimo anno, la spesa per il personale sanitario si è ridotta di quasi 2 miliardi e il blocco delle assunzioni ha portato a un ridimensionamento del numero di lavoratori, compresi medici e infermieri, in particolare nelle Regioni in piano di rientro.

Mentre Roberto Speranza, ministro della Salute, nei giorni scorsi ha dichiarato soddisfatto che «si chiude definitivamente la stagione dei tagli alla sanità e si ricomincia a investire su un comparto che è fondamentale per il futuro del Paese», i numeri raccontano un’altra realtà. Guardando al prossimo futuro non sono visibili recuperi sostanziali delle perdite subite. Rispetto al +3,48% previsto in busta paga nel contratto precedente, è stato infatti confermando l’aumento del 3,50% scritto nella legge di bilancio 2020 per gli anni 2019-2021 e per il contratto successivo. Si tratta di uno 0,02% in più, quindi una busta paga sostanzialmente stabile.

Ma questa è solo una parte del quadro. Accanto al salasso contrattuale, il report Fnopi sottolinea anche un altro dato importante: la perdita di personale sanitario dovuto al blocco delle assunzioni e la mancata sostituzione di chi è andato in pensione. Dal 2009 al 2017, infatti, non si sono persi solo soldi, ma 25.230 lavoratori del sistema sanitario, di cui circa 12.000 infermieri e quasi 8.000 medici. Questa situazione ha delle ricadute anche in termini di salute. Studi internazionali hanno infatti dimostrato che se un infermiere ha troppi pazienti aumenta tra il 25-30% il rischio di mortalità e la probabilità di nuovi ricoveri cresce dell’11% nelle unità mediche e del 48% nelle chirurgie.

Dovrebbe esserci un infermiere ogni sei pazienti. In Italia si va da uno ogni otto ricoverati delle Regioni più virtuose agli oltre 17 . «Mancano professionisti, mancano anche gli infermieri, a mancare, però, è soprattutto un serio ed equilibrato rapporto tra i professionisti», osserva Barbara Mangiacavalli, presidente di Fnopi, che invita il governo a «una visione più ampia e coraggiosa».

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