Non appena si apre una falla, si precipitano a richiuderla con il cuore che batte nel petto per il terrore. Non sia mai che qualcuno esca dagli angusti confini della ortodossia sanitaria. Non sia mai che qualcuno osi anche soltanto avanzare un microscopico dubbio riguardo al dogma di fede che recita: «I vaccini hanno salvato milioni di vite». Non è concesso, non si può fare. Nemmeno oggi, a distanza di anni dal picco del delirio sanitario.
Non possiamo dire che vi sia censura, perché in effetti le opinioni si possono esprimere, gli articoli vengono pubblicati, i giornali si stampano. A mancare del tutto sono il coraggio e l’onestà. Le notizie vengono diffuse, ma nessuno le riprende o se le riprende è per depotenziarle, svilirle, denigrarle. Un po’ come accadeva durante la pandemia alle voci critiche. Pur con qualche difficoltà, potevano in effetti esprimersi. Ma se venivano mandate in onda o se ottenevano un minimo di spazio, doveva essere sempre in un contesto protetto. Il dissenziente, cioè, andava messo in condizione di non nuocere: andava messo in minoranza, guardato sempre con sospetto o con pietà. Non gli si poteva concedere la dignità che invece spettava agli altri interlocutori.
Non era esattamente una censura. E infatti tutti ripetevano: «Ma di che vi lamentate, siete sempre in televisione!». Si poteva parlare, in effetti. A patto che quel che si diceva fosse presentato da subito come una falsità, come l’opinione errata di un povero scemo. «Gli diamo spazio perché la censura è una cosa brutta, ma è ovvio che siano dei cretini». Con questo metodo, per anni e anni si è riusciti a nascondere i fatti, a mistificarli, a imporre un racconto artificioso e delirante a cui i più hanno creduto.
Non manca la libertà: manca il coraggio, che tuttavia ne è un elemento essenziale. Manca pure a chi potrebbe permettersi di andare fuori linea con poco sforzo e senza rischi, perché ha potere e spalle coperte. Clamoroso, a tale proposito, il caso del gruppo editoriale che pubblica il British Medical Journal e tutte le riviste a esso collegate.
Come ha raccontato nei giorni scorsi Alessandro Rico sul nostro giornale, su Bmj Public health, una delle riviste della galassia Bmj, è uscito uno studio condotto da quattro scienziati olandesi che hanno esaminato i dati sull’extramortalità di 47 Paesi occidentali – Italia inclusa – riportati dalla piattaforma Our world in data. E che cosa hanno notato? Facile: qualcosa che era già da tempo sotto gli occhi di tutti. E cioè che «la mortalità in eccesso è rimasta elevata nel mondo occidentale per tre anni consecutivi, nonostante l’attuazione di misure di contenimento e i vaccini Covid-19». Ma pensa. Tra il 2020 e il 2022 si moriva di più anche se c’erano restrizioni e vaccini. Non solo: «Nel 2021, l’anno in cui sia le misure di contenimento sia i vaccini Covid-19 sono stati utilizzati per contrastare la diffusione del virus e l’infezione, è stato riportato il maggior numero di decessi in eccesso: 1.256.942». i morti in eccesso sono stati ben 808.392 nel 2022, ovvero «quando la maggior parte delle misure di contenimento è stata ritirata e le vaccinazioni Covid-19 sono proseguite». Cristallino, e incontestabile.
Che cosa hanno dedotto gli scienziati da questi numeri? Primo, che il Covid da solo non ha provocato l’eccesso di morti. A influire pesantemente sono stati altri due elementi. Intanto, gli effetti secondari delle misure di contenimento, che hanno provocato «danni economici, accesso limitato alle istituzioni educative, insicurezza nell’alimentazione, abusi sui bambini, accesso limitato alle cure mediche, programmi sanitari saltati e sfide relative alla salute mentale». Poi c’è un altro dato non trascurabile: l’impatto delle iniezioni e dei relativi effetti avversi. Notano gli studiosi che «Per definizione questi eventi avversi gravi conducono o alla morte, o sono pericolosi per la sopravvivenza, o richiedono un ricovero prolungato, o causano persistente e significativa disabilità/incapacità, o riguardano un’anomalia congenita/un difetto acquisito alla nascita, oppure includono un evento rilevante dal punto di vista medico». E aggiungono: «Precedenti ricerche hanno confermato una profonda sottostima degli eventi avversi, inclusi i decessi, dopo l’immunizzazione. Manca anche un consenso nella comunità medica riguardo la preoccupazione che i vaccini a mRna possano provocare più danni di quanto inizialmente previsto. Studi francesi suggeriscono che i vaccini Covid-19 a mRna siano prodotti per terapie genetiche che richiedono uno stretto monitoraggio di lungo periodo degli eventi avversi. […] «Nonostante queste preoccupazioni, i dati sui trial clinici richiesti per investigare ulteriormente tali associazioni non vengono condivisi con il pubblico. E di rado si effettuano autopsie per confermare le reali cause di morte».
Tutto chiaro, no? Gli scienziati olandesi, che non sono passanti ma esperti titolati i cui lavori sono stati ritenuti idonei alla pubblicazione sulla rivista del Bmj. Per altro, non hanno scritto nulla di nuovo anche se presentano la ricerca con particolare enfasi, come una scoperta «senza precedenti e che solleva serie preoccupazioni».
Ed ecco il punto. Quando il loro articolo è uscito, vari organi di informazione tra cui il nostro lo hanno ripreso, limitandosi a notare che qualcuno, finalmente, avesse iniziato a rimarcare l’ovvio anche sulle pubblicazioni del mainstream scientifico (e non si trattava nemmeno del primo caso, come ha ricostruito sempre Alessandro Rico). Ebbene, il British Medical Journal si è sentito in dovere di diffondere sulle piattaforme social una incredibile precisazione. Un testo che non smentisce nulla dell’articolo scientifico, e che non aggiunge niente.
«Vari organi di stampa», recita il comunicato, «hanno affermato che questa ricerca implica un nesso causale diretto tra la vaccinazione contro il COVID-19 e la mortalità. Questo studio non stabilisce alcun collegamento di questo tipo. I ricercatori hanno esaminato solo le tendenze dell’eccesso di mortalità nel tempo, non le sue cause. Sebbene i ricercatori riconoscano che gli effetti collaterali vengono segnalati dopo la vaccinazione, la ricerca non supporta l’affermazione che i vaccini siano uno dei principali fattori che contribuiscono all’eccesso di morti dall’inizio della pandemia. I vaccini, infatti, sono stati determinanti nel ridurre la grave malattia e la morte associate all’infezione da COVID-19. Il messaggio della ricerca», prosegue il testo, «è che comprendere l’eccesso di mortalità complessivo a partire dalla pandemia di COVID-19 è cruciale per la futura politica sanitaria, ma che identificare le cause specifiche è complesso a causa della diversa qualità dei dati nazionali e dei metodi di rendicontazione».
Semplicemente grottesco. Lo studio è a disposizione di chiunque voglia consultarlo. I giornali lo hanno ripreso riportando citazioni letterali, e senza forzarlo. Ma il Bmj deve comunque ribadire il dogma: i vaccini hanno salvato vite. I fatti non contano, la scienza non rileva. Conta soltanto l’ortodossia. Così funziona: non si impedisce agli scienziati di pubblicare (almeno adesso). Però con un post sui social si svilisce e manipola il loro lavoro, dando la possibilità ai servi sciocchi del Web e ai giornalisti proni di avvolgersi nelle loro false convinzioni e di ribadire la narrazione farlocca che ha dominato negli ultimi anni. I portavoce del Bmj si inseriscono così in una grande tradizione totalitaria. Quella della scienza con postille e commenti a margine che suggeriscano la corretta interpretazione. Corretta perché gradita alla politica, ovviamente. No, non è censura, non proprio. È una clamorosa mancanza di coraggio e di dignità. Che sarebbe persino perdonabile se non contribuisse a rovinare l’esistenza a milioni di persone.
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