I ragazzini ecologisti sono i cocchi del potere ma giocano alla Resistenza
Ansa
Venerdì in piazza per i partigiani del clima, che sfornano triti slogan antifascisti: loro si credono in trincea, eppure persino le scuole li giustificano se vanno a manifestare.

Si sono presentati come la nuova resistenza, ma viene da domandarsi contro che cosa esattamente stiano resistendo questi giovani sedicenti partigiani del clima. In effetti ieri il colpo d’occhio era imponente, in migliaia sono scesi in strada a Roma, Torino, Milano e altre 35 città propugnando uno sciopero per il clima. A fomentare la mobilitazione è stato il movimento Fridays for future, di cui fanno parte gli adepti italiani di Greta Thunberg. A riempire le vie sono stati per lo più ragazzini, ma viene da pensare che la regia della mobilitazione sia in mano a esperti del settore, perché certi eventi non si improvvisano. E sorgono pure sospetti su chi sia a gestire il teatrino: probabilmente gli stessi che fra pochi giorni (dal 12 al 15 ottobre) a Milano animeranno il World congress for climate change, organizzato proprio da Fridays for future assieme a XR Milano, Ultima generazione, Ecologia politica, Piano Terra, Macao, Scientist rebellion Italia, Ari – Associazione rurale italiana, OffTopic, Institute of radical imagination, e tutti i centri sociali di Milano. Insomma, dietro le nuove leve fa capolino il vecchio antagonismo.

Non per nulla ieri, in piazza, si udivano slogan triti e generiche accuse di fascismo tipiche di tutte le intemerate dei centri sociali. Manco a dirlo, le sfilate avevano come obiettivo polemico il governo. «Gli enormi tagli alle politiche ambientali e sociali al Piano nazionale di ripresa e resilienza sono un segnale netto della direzione che vuole prendere il governo Meloni sulla questione climatica. E il Piano Mattei peggiorerà la situazione», ha detto ieri Marzio Chirico, portavoce degli ecologisti. «Però le persone sono sempre più coscienti dell’esistenza e della gravità della crisi climatica».

Era da un po’ che da Fridays for future non arrivavano grandi notizie: le bravate degli attivisti di Ultima generazione hanno oscurato i colleghi appena più moderati. Che però hanno saputo riprendersi la scena con una certa efficacia, snocciolando nuove ossessioni e vecchi ritornelli. «Incendi, alluvioni e grandinate in futuro potrebbero diventare la normalità», hanno tuonato gli ecoesaltati in uno dei loro soliti comunicati apocalittici. «La risposta del governo è il silenzio o, peggio, il negazionismo. Ecco perché scendiamo in piazza. Ecco perché saremo la resistenza climatica. Manifestiamo ancora una volta per pretendere che la crisi climatica venga affrontata immediatamente: rivendichiamo il nostro diritto ad avere un futuro».

Già, la resistenza. Ma a che cosa esattamente? A voler essere onesti gli ecologisti non hanno nulla a cui resistere, dato che lo spirito del tempo è decisamente dalla loro parte. Il discorso dominante spinto dai principali media nazionali e internazionali di fatto approva e propaganda la loro causa. Assistiamo persino a episodi grotteschi come quello riportato da Repubblica Torino. La preside del liceo Galileo Ferraris nel capoluogo piemontese ha inviato agli studenti, alle famiglie e ai professori una circolare surreale. Il testo contiene «l’invito ai docenti a non programmare verifiche, laddove possibile, mentre per gli studenti la possibilità di scrivere sulla giustificazione dell’assenza, che dovrà essere comunque fornita, “partecipazione alla manifestazione”». Non è nemmeno la prima volta che accadono cose simili. Anni fa il fenomenale ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti pensò bene di suggerire alle scuole di giustificare tutti gli studenti che avessero partecipato alle manifestazioni per il clima. Significa che persino le scuole e molti docenti assecondano le mobilitazioni, evento sostanzialmente inedito. Dunque riformuliamo la domanda: contro che cosa dovrebbero protestare gli studenti e gli attivisti? Contro chi dà loro ragione e li supporta? Certo, a sentire loro i politici non fanno abbastanza, anche se il ministro dell’Ambiente prima si è messo a piagnucolare e poi ha addirittura ricevuto una delegazione di Ultima generazione. Ma è un fatto che tutti gli input europei e anche molti di quelli provenienti dalle istituzioni italiane vadano nella direzione della cosiddetta transizione ecologica. A Milano in municipi del centro guidati dalla sinistra chiedono di rinforzare le Ztl per ridurre le emissioni, a Roma il sindaco del Partito democratico sta allestendo una splendida (e gigantesca) area a traffico limitato. Sono tutti provvedimenti che vanno nel senso indicato dai fan di Greta, i quali però insistono a chiedere azioni ancora più radicali, senza rendersi conto di essere gli utili idioti verdi del neoliberismo. Il loro ridicolo estremismo è incentivato, così che i politici possano mostrarsi ragionevoli, condannare gli eccessi e far passare norme dannose facendole apparire più tenui di quanto siano in realtà.

Ragazzi e ragazze scendono in strada, probabilmente animati anche da buone intenzioni. Ma attorno a loro si muovono vecchi catenacci della politica, stanchi antagonisti di professione, furbi affaristi e intellettuali bolsi. Fanno il circo e lo chiamano resistenza.

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