Anonymous: 2 milioni di dollari per orientare i media solo in Inghilterra. Nei dossier vengono citati anche gli italiani Jacopo Iacoboni della Stampa e Beppe Severgnini del Corriere della Sera, che smentiscono.

Spirano venti da guerra fredda sulle prossime elezioni europee di maggio, tra spie, file trafugati e pubblicati da Anonymous su Internet, segreti militari, l’ombra della Nato e sospetti di disinformazione, persino con giornalisti pagati per screditare la Russia di Vladimir Putin: in uno dei leak associati all’Italia e pubblicati su internet, compaiono anche i nomi del giornalista Jacopo Iacoboni della Stampa e quello del vicedirettore del Corriere della Sera Beppe Severgnini. Entrambi, contatti dalla Verità, parlano di bufale già smentite e spiegano di non aver mai sentito parlare di queste iniziative. Eppure, se negli scorsi mesi a tenere banco sui principali quotidiani italiani sono state spesso le ormai note fake news russe, ora invece l’attenzione si è spostata sulla contraerea di informazione made in Europe appoggiata dagli americani, con la Commissione Europea che a dicembre ha commissionato un piano d’azione contro la disinformazione sui social media.

L’investimento è ingente, 5 milioni di euro per proteggere l’ordinato svolgimento della tornata elettorale. L’obiettivo è sempre lo stesso, contrastare le famigerate «false notizie» in arrivo da Mosca. La questione però ha acceso più di una polemica a Bruxelles, dove già il 7 dicembre scorso l’Onu si era fatta sentire. In una lettera di 14 pagine inviata dalle Nazioni Unite si metteva in evidenza come la proposta di Regolamento sulla prevenzione della diffusione di contenuti terroristici on line (adottata dalla Commissione nel settembre del 2018) rischiasse di mettere a repentaglio i diritti umani. «Bisogna garantire che i richiami alla sicurezza nazionale, compresa la lotta al terrorismo, non siano utilizzati in modo ingiustificato o arbitrario per limitare il diritto alla libertà di opinione ed espressione».

Ma c’è di più. C’è chi ha l’impressione che il dispiegamento di fondi anti Russia sia un tentativo da parte del vacillante potere politico attuale, cioè popolari e socialdemocratici, di contrastare l’avanzata dei sovranisti anti Ue, come il leader della Lega Matteo Salvini, dato dai sondaggi in costante ascesa. Unico a parlare in Italia di questa storia è stato Roberto Ferrigno, consulente nel settore energetico e ambientale, da più di vent’anni a Bruxelles, in passato dirigente di Greenpeace. Per Ferrigno, che ha scritto un lungo pezzo sul quotidiano online Valori e si domanda con La Verità perché non si parli di questi temi soprattutto dopo le polemiche interne al Corriere della Sera sui presunti falsi retroscena sulla trattativa dell’Italia sulla manovra economica. La lettera dell’Onu «è un atto d’accusa pesantissimo verso l’Ue che viene colta in flagrante violazione di quegli alti principi su cui pretende di essere basata e che non esita a voler imporre, anche col sostegno a violente operazioni di “regime change”, in Ucraina e Siria».

La storia non finisce qui. Perché si interseca con un altro scandalo che sta imbarazzando il Regno Unito. Se ne parla da almeno tre mesi nel mondo. In particolare da novembre dello scorso anno, quando è scoppiata lo vicenda Integrity Initiative. In pratica una serie di documenti trafugati dal server email dell’Istituto Statecraf, pubblicati da Anonymous sul sito Cyberguerrilla, è emersa una presunta rete di propaganda segreta finanziata per oltre 2 milioni di dollari dal Foreign Office del Regno Unito controllato dai Tory e, a quanto pare, gestita in gran parte da funzionari dell’intelligence militare. A riportarlo, in un articolo di due giorni fa, anche il sito indipendente grayzoneproject.com. Si sospetta che, attraverso una serie di tangenti e incontri segreti, l’Integrity Initiative abbia cercato di organizzare media amici per esaltare la presunta minaccia della disinformazione russa e diffamare politici e giornalisti critici.

In uno dei documenti trafugati si parla anche di connessioni con la Nato e con gli Stati Uniti. «Sia l’operazione Integrity Initiative sia il piano d’azione Ue», aggiunge Ferrigno, «prevedono di portare la propria opera di “verità e difesa dei valori europei” e supporto ai “media indipendenti” nei Balcani, in Africa, Asia e fin nel cuore della Russia. Il Dipartimento di Stato Usa, Facebook e la Nato risultano tra i finanziatori della psyop inglese». E poi lancia l’allarme: «Visto che l’intera operazione sarà condotta in maniera coordinata con la Nato, appare evidente come lo scopo del contrasto alle “fake news” dei russi serva da copertura a una complessa e articolata operazione di monitoraggio e controllo dei social media europei e delle fonti d’informazioni russe».

Nei documenti trafugati compaiono appunti dei cluster, dei gruppi di lavoro per ogni singola nazione impegnati nel contrastare la propaganda di Putin. In quello italiano, coordinato da Fabrizio Luciolli, presidente del comitato Atlantico italiano, si citano anche Iacoboni e Severgnini. «Non ne avevo mai sentito parlare prima di novembre, non sono neanche mai andato a un loro convegno», ci spiega Iacoboni. «La notizia è stata anche smentita dal giornalista Mattia Bagnoli, corrispondente dell’Ansa da Mosca.

Ha spiegato anche su Twitter che i leak sono di sedicenti Anonymous, i documenti sono in parte stati bollati come falsi da Wikileaks e la storia è stata sparata con fanfara dai media russi». Anche Severgnini spiega «di non aver mai sentito parlare di queste iniziative». E aggiunge che «far circolare queste informazioni anonime non fa altro che aumentare la disinformazione».

Tuttavia alcuni documenti hackerati appaiono molto dettagliati. Come quello sempre collegato all’Italia sul dossier Skripal, l’ex agente sovietico avvelenato in Inghilterra nella primavera del 2018. Nel documento intitolato «Skripal case in Italy. Pro Russia reactions and disinformation», di ottobre, si citano gli articoli dei giornalisti Marcello Foa, ora presidente della Rai all’epoca al Giornale, e di Alberto Negri, storico inviato di guerra del Sole 24 Ore, schedato per un articolo su Linkiesta dal titolo: «Le spie spiano, e accusare Putin del caso Skripal è una solo una mossa politica». Un clima degno di un romanzo di John le Carrè.

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