Il figlio di Grillo accusato di stupro di gruppo. Ma la notizia esce solo dopo che è nato il governo
Ansa
Una modella scandinava ha denunciato per violenza di gruppo il secondogenito Ciro, 19 anni, e altri tre amici. Il fatto sarebbe avvenuto il 16 luglio nella villa al mare del comico. Durante le trattative col Pd è stato silenziato.

Per chi suona la campanella? La vita è strana. Mentre Giuseppe Conte dava il via al sorprendente governo Movimento 5 stelle e Partito democratico, la famiglia di Beppe Grillo – che quel governo ha fortemente voluto – era alle prese, all’insaputa di tutti, con una vicenda odiosa: il figlio Ciro è indagato per violenza sessuale di gruppo. A denunciare lui e tre suoi amici della Genova bene è una modella scandinava di 19 anni, invitata nella villa di Porto Cervo del comico per un allegro postdiscoteca alcolico, degenerato in stupro secondo l’accusa. I quattro ragazzi si difendono sostenendo che il rapporto è stato consenziente.

I carabinieri di Milano, ai quali la giovane si è rivolta dieci giorni dopo i fatti risalenti la notte del 16 luglio, hanno acquisito gli smartphone e un video che dimostrerebbe il rapporto sessuale con tutti e quattro, ma che si presterebbe secondo i legali a interpretazioni contrastanti. Per l’avvocato dell’accusa sarebbe la classica smoking gun; per i difensori le immagini confermerebbero che ci fu sempre consenso. A tal punto che alla fine del rendez-vous lei avrebbe ringraziato con un sms gli amici di una notte. Oltre a Ciro Grillo, 19 anni, secondo dei quattro figli del guru spirituale del movimento, gli indagati sono i coetanei Francesco Consiglia, Vittorio Lauria e Edoardo Capitta, figli di imprenditori e professionisti molto noti a Genova.

Ciro è appassionato di kickboxing e come tanti giovani si vanta delle proprie peripezie machiste sul profilo Instagram, chiuso in giornata. In un post del 2017 scrisse: «Ti stupro bella bambina, attenta». Dove il confine fra il volgare e minaccioso eccesso di goliardia e la violenza è da definire. Fra gli hashtag spunta anche un «Bluwhale», un riferimento a una sorte di gioco social che prevede che gli adolescenti svolgano prove sempre più estreme, fino al suicidio.

L’inchiesta è guidata da Laura Bassani, pm della procura di Tempio Pausania (competente per territorio) che ha interrogato a lungo i protagonisti basandosi su un verbale firmato dalla ragazza in cui si evidenziano i termini di «costrizione, stato psicofisico alterato, ripetute violenze». Per contro, i legali dei giovani sottolineano tre debolezze nell’impianto accusatorio: la presunta vittima ha proseguito la vacanza fino a Milano, ha postato sui social foto auliche del viaggio e ha sporto denuncia dieci giorni dopo la vicenda.

Saranno i giudici a decidere le curve di un fatto di cronaca ancora nebuloso e controverso; in questa fase un paese moderno e garantista quale dovrebbe essere il nostro non può che attendere con rispetto l’evoluzione dell’inchiesta ricordandosi che un indagato – a differenza di quanto sostengono ossessivamente lo stesso Beppe Grillo e i suoi nipotini politici – è innocente fino a prova contraria. Anche se è il figlio del protagonista numero due (il numero uno rimane Matteo Renzi) del ribaltone. La vicenda però non può concludersi sulla soglia del commissariato, perché mostra un lato inedito, da record nazionale. Ed è quello della riservatezza giudiziaria.

Per la prima volta nella storia moderna della magistratura italiana, cominciata nei giorni di Tangentopoli, un fascicolo con un nome così scottante scritto maiuscolo è rimasto gelosamente chiuso in un cassetto per 40 giorni.

Il 16 luglio avviene il fatto, dieci giorni dopo c’è la denuncia e si apre l’inchiesta, il 6 settembre La Stampa e il Secolo XIX (per primi, chapeau) ne danno notizia. Siamo improvvisamente diventati la Svezia, la Svizzera o almeno la Francia? Sarebbe una clamorosa inversione di tendenza se a titillare la nostra inguaribile malizia non ci fosse una coincidenza: la discrezione anglosassone è durata per tutto il periodo di gestazione del nuovo esecutivo.

Quaranta giorni sotto il pelo dell’acqua, mentre Grillo si concentrava nel suo editto «Salviamo l’Italia dai barbari», mentre il Pd renziano stringeva accordi e convinceva i riottosi, mentre il presidente Sergio Mattarella si persuadeva a non mandare gli italiani al voto, mentre si edificava mattone dopo mattone un governo non di popolo ma di potere e di sistema. Se lo scandalo fosse esploso in tempo reale (come da consuetudine per la classe politica di ogni ordine e grado) tutte le trame sarebbero diventare più complicate. Nicola Zingaretti avrebbe consultato il fratello Montalbano prima di schierare il partito, l’applausometro dei dem si sarebbe affievolito dalla vergogna, padre Antonio Spadaro si sarebbe rinchiuso in cappella a pregare. E lo stesso Beppe Grillo (che ha costruito il suo mito sulla trasparenza e ha giustiziato in piazza padri, figli, nonni di chiunque per un decennio) avrebbe avuto qualche difficoltà a supportare «il nuovo umanesimo italiano» e a farlo digerire alla piattaforma Rousseau.

Alla lettura della notizia Silvio Berlusconi deve aver avuto un moto d’invidia. Con lui protagonista, qualunque cosa sarebbe deflagrata su tutti i Tg dopo un minuto, a orologeria, senza un minimo di pietà, con il gusto mariuolo di far saltare il banco. Come accadde nel 1994 per l’invito a comparire atterrato come un foulard sul palco a Napoli mentre dirigeva da premier il summit sulla criminalità organizzata. Il plico non gli era ancora stato recapitato che il Corriere della Sera già lanciava lo scoop. Non ci sono più le fotocopiatrici di una volta. Ne converrete, la faccenda è curiosa, 40 giorni di silenzio tombale. Poi Conte ha suonato la campanella come il Deguello, il governo è partito. E Grillo junior è finito in prima pagina.

Da non perdere

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance
Pensiero forte

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance

Nel suo libro «Communion», il vicepresidente degli States racconta il passaggio dall’ateismo alla fede cattolica: sentì qualcosa durante la visita in una cattedrale. E ricorda come, partendo da oppositore, abbia poi realizzato la bontà delle idee di Trump.