Lo speciale comprende quattro articoli.
C’è chi vieta il presepe, chi invece di Babbo Natale propone Mamma Natale, chi vorrebbe abolire la messa e i canti di festa, chi contesta gli addobbi dell’Albero. Benvenuti nel paradosso delle polemiche gender e di inclusione etnica. Non c’è pace nemmeno per il 25 dicembre. La tradizione secolare è rimessa in discussione e pare che nemmeno la Chiesa sia in grado di arginare questa deriva.
Quello che dovrebbe essere un momento di coesione sociale, di unità sotto il medesimo credo, la riaffermazione di valori comuni, sta diventando, di anno in anno, solo un’occasione di polemica politica. È una ventata estremista che coinvolge tutta l’Europa, con punte nei Paesi dove l’«avanguardia» femminista e la politica multiculturale sono portate alle massime conseguenze, come in Francia e nel Regno Unito dove sono balzate sulle cronache situazione paradossali. O pericolose come accaduto pochi giorni fa a Parabiago, in Provincia di Milano, dove un marocchino di 23 anni ha dato fuoco al presepe allestito nella chiesa parrocchiale e preso a colpi d’accetta le canne dell’organo risalente al Seicento. Sono ormai anni che in nome della laicità vengono contestati i simboli religiosi nei luoghi pubblici. Il presepe è uno di questi. Tant’è che alcuni giorni fa proprio il sottosegretario al ministero della Cultura, Vittorio Sgarbi, inaugurando al Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Mart) l’allestimento del Presepe del Re, un capolavoro del Settecento genovese, ha sottolineato che in molti luoghi ormai non si celebra più il Natale, non si fa il presepe, per «non turbare l’animo di chi non è cristiano. Ma non citare il Natale, non fare il presepe sono posizioni inaccettabili».
L’attacco di Sgarbi potrebbe sembrare esagerato ma le cronache gli danno ragione. L’Istituto universitario europeo, con sede a Fiesole, ha tentato di cancellare la festività del 25 dicembre introducendo una generica e anonima «Festa d’Inverno» ma è stato travolto dalle critiche e ha dovuto fare marcia indietro. «Non abbiamo mai pensato di eliminare la celebrazione delle feste religiose presso l’istituto» ha spiegato l’ateneo in una nota data alle agenzie. «La nostra è un’università internazionale che richiede una politica di inclusione delle diverse culture» si legge nel messaggio. E si precisa poi che è stato «recentemente adottato un piano per l’uguaglianza etnica e razziale, che raccomanda l’uso di un linguaggio inclusivo nelle varie attività dell’istituto». Questo però, sottolinea l’ateneo, non prevede «modifiche alla programmazione della festa di fine anno» e delle attività tradizionali «legate al Natale». C’è voluta però una bufera polemica per far tornare l’istituto sui suoi passi. Restando in ambito universitario, hanno fatto discutere gli auguri «inclusivi» dell’installazione luminosa che recita «Season’s greetings» all’ingresso dell’università Bocconi. Un generico «Buone feste» che cancella la nascita di Gesù.
Nel comune di Venarotta (Ascoli), il preside dell’istituto comprensivo ha abolito la tradizionale messa natalizia celebrata dal parroco alla presenza degli studenti. Il motivo, denunciato sui social dai genitori , è che nella scuola ci sono tanti ragazzi di religione diversa da quella cattolica. Una madre rivolgendosi al sindaco, ha lanciato su Facebook il suo sconcerto e indicato anche la soluzione: «Chi non vuole assistere alla messa può rimanere con le bidelle a scuola o nelle proprie abitazioni. Questa è casa nostra, il nostro Paese, con le nostre tradizioni». Il preside si è difeso dicendo che «da quando c’è stato il Covid, la messa non è stata più celebrata». Quindi sarebbe stata una consuetudine radicata durante la pandemia e non una scelta ideologica. Ma allora perché tornati alla normalità non sono state riprese le tradizioni di sempre?
C’è chi invece dei consueti addobbi ha proposto una messa in scena suggestiva quanto sconcertante. A Modena un’installazione singolare è diventata bersaglio di critiche da destra a sinistra. Al centro della discordia c’è un carro armato, con la «r» della seconda parola appositamente cancellata nella scritta, guidato nientemeno che da Babbo Natale, posizionato nella piazza principale della città. Se l’intenzione dall’artista Lorenzo Lunati, come lui stesso ha detto, era di trasmettere un messaggio di pace, non ha centrato l’obiettivo. Piuttosto ha avuto l’effetto di unire tutte le forze politiche, da Fratelli d’Italia ai 5 Stelle a Rifondazione comunista, compatti nel criticare l’opera. Anche la popolazione non ha gradito e ha organizzato numerosi sit-in di protesta.
Non è piaciuta nemmeno l’idea stravagante di abbreviare Christmas con XMas. È accaduto a Gavardo, in provincia di Brescia. Il sindaco Davide Comaglio ha spiegato così la scelta: «Per i giovani la scritta XMas è notissima perché su Instagram l’hashtag ha 32,6 milioni di post. Avevamo pensato al Buon Natale, ma il fornitore ci ha risposto che non la richiede più nessuno». I cittadini del piccolo comune, probabilmente poco frequentatori dei social, hanno subito pensato alla Decima Mas, formazione militare dell’epoca fascista e hanno protestato con il sindaco. «È un accostamento inesistente» ha chiarito il primo cittadino. «Non avevo mai sentito, prima di oggi, che da qualche altra parte del mondo si mettesse nello stesso contesto questa scritta natalizia con questioni storico politiche di epoche fortunatamente finite». Ma allora, resta un mistero perché non usare il tradizionale e universale «Buon Natale».
Nemmeno l’albero natalizio si salva. Roma non è nuova a polemiche su questo protagonista delle festività. Tutti ancora ricordano «Spelacchio», lo striminzito abete della Raggi. Questa volta nel mirino c’è il successore, Roberto Gualtieri. Le frecciate sono arrivate da Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di spicco di Fratelli d’Italia. Oggetto: una stella rossa invece che il tradizionale puntale, posta sulla sommità dell’albero di Natale allestito a Palazzo Valentini, sede della Città metropolitana di Roma. «Stella rossa, incredibile ma vero!» ha scritto Rampelli sul suo profilo Instagram postando una foto dell’abete incriminato. «Solo la Città metropolitana di Roma, governata dal Pd, poteva scegliere una stella rossa al posto di un puntale, una sfera di cristallo, una stella d’argento o d’oro», ha commentato sconsolato il parlamentare di Fdi. Poi la stoccata: «Manco a Mosca ai tempi dell’Unione sovietica».
Non poteva mancare il presepe sul tema dei migranti: l’iniziativa a Scorrano nel Salento, nell’ambito della manifestazione delle natività di sabbia.
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