Con un numero speciale, il settimanale ripercorre la traiettoria umana e politica dell’uomo con il sole in tasca. Dalla discesa in campo, al corpo a corpo con avversari e toghe rosse. Attraverso interviste d’archivio e compagni di viaggio come Gianni Baget Bozzo.

«Il bello di questa rivista è che si occupa dei veri problemi della gente che la legge e dà voce a tutti», diceva Silvio Berlusconi di Panorama. Un affetto che, al riparo da ogni cortigianeria, il settimanale ha sempre ricambiato. Da oggi i suoi lettori e quelli della Verità, al prezzo di 2 euro, troveranno in edicola un numero speciale (versione digitale a 0,99 euro sull’app di Panorama): «La storia del Cavaliere raccontata da Panorama». Una raccolta antologica. Un pezzo raro. Dentro ci sono progetti, politica, sfide, avversari, svolte, sconfitte, vittorie. L’ex premier è stato anche proprietario della Mondadori, che ha pubblicato Panorama fino al 2018. E con il settimanale ha sempre avuto un rapporto intimo, passando da grandi anticipazioni e memorabili interviste.

A partire dall’inverno 1993. Il Cavaliere vuole entrare in politica dopo la dichiarazione di voto a favore di Gianfranco Fini, segretario dell’Msi, finito al ballottaggio con Francesco Rutelli per la guida del Campidoglio. Un articolo analizza così i suoi prossimi passi. Titolo illuminante: «La Grande tentazione». Viene rivelato, tra le altre cose, il ruolo decisivo di consigliori affidato a Giuliano Urbani. E il loro illustrissimo tramite: Gianni Agnelli. «Il presidente della Fininvest continua a giurare che non ha ancora deciso “se bere l’amaro calice”», scrive Panorama. Che riferisce anche dei tormenti che assalgono suoi collaboratori, sempre più divisi alla meta: Marcello Dell’Utri che spinge per l’ingresso in politica, assieme al «deputato liberale» Vittorio Sgarbi. Gli altri frenano: da Fedele Confalonieri a Gianni Letta.

La successiva intervista che ripubblichiamo è del 4 febbraio 1994. Ed è la prima da leader politico, poche settimane prima del fragoroso trionfo elettorale: «Tra le decine di richieste, ho scelto Panorama non perché ne sono stato l’editore, ma perché è il primo newsmagazine italiano». Ma Berlusconi spiega soprattutto le ragioni della sua scelta: «La prospettiva di cambiare vita e abitudini, di impiegare in altro modo il proprio tempo è sempre un tantino logorante. Ma se il motivo per cui lo si fa è sentito come un’urgenza, se è irresistibile, allora c’è anche un aspetto rigenerante. Le cose amare possono essere dolcificate». Gli chiedono dell’addio di Indro Montanelli al Giornale: «Mi è dispiaciuto sinceramente, come gli ho scritto. Poi, non c’e lacrima che non si asciughi…». Seguiranno, nei numeri successivi di Panorama, altri articoli pieni di curiosità sull’uomo che in tre mesi è riuscito in un’impresa leggendaria: fondare un partito. Panorama fa addirittura una «scheda tecnica» dell’uomo: l’estetica, la biblioteca, i luoghi e così via. Pure l’elenco dei molti avversari è sterminato. A cominciare dal pool di Mani pulite, con il procuratore Francesco Saverio Borrelli e il pm d’assalto, Antonio Di Pietro.

La sua discesa in campo diventa un inaspettato dito negli occhi a poteri forti, parrucconi e gattopardi. Il Cavaliere su Panorama si scaglia «contro gli equilibri cristallizzati». Ne parla in un’intervista del gennaio 1997. Titolo: «L’outsider. Io sono l’antiestablishment». Berlusconi racconta: «La Roma della politica mi ha accolto come se fossi un meteorite piovuto chissà da dove. Insomma come un rompiscatole che pretendeva di intromettersi negli affari degli altri, o peggio come un usurpatore che deve essere messo nelle condizioni di non nuocere». E aggiunge, riferendosi alla caduta del suo primo governo, «certo non mi aspettavo che si arrivasse fino alla congiura di palazzo». A corredo, c’è pure un commento di Gianni Baget Bozzo, che sembra scritto l’altroioeri: «Il vero successo della destra, il giorno della sua maggiore età, sarà quando parlerà di destra e non di centrodestra».

Giugno 1999. Alla vigilia delle elezioni europee, l’ex premier spiega a Panorama il programma dei moderati. Con una premessa: l’Italia è in fondo alla classifica delle libertà economiche. Il Cavaliere definisce lo Stato «un animale predatore». La ricetta, come al solito, è quella liberale: bisogna «slegare» il sistema per dare alle imprese al possibilità di investire. Ma il leader, intervistato dall’allora direttore Giuliano Ferrara, lancia anche una sfida a D’Alema: abbia il coraggio di tornare alle urne, se la sua coalizione non dovesse passare l’esame della tornata continentale.

Anni di memorabili vittorie, seguiti da inaspettate sconfitte. A novembre 2007 il Cavaliere viene intervistato dal direttore di Panorama, Maurizio Belpietro, che tornerà nel 2018 alla guida del settimanale, di cui diventa anche editore. A lui svela retroscena e dettagli dell’ultimo colpo di scena: la nascita del Popolo delle libertà. «Ho proposto questo nome perché è il valore più importante, quello da cui discendono tutti gli altri». E quando Belpietro gli domanda qual è il «sogno che insegue di più?», l’ex premier risponde: «Quello di adesso. Un grande, grande, grande partito dei liberali e dei moderati per realizzare il sogno di sempre: cambiare l’Italia».

L’ultima intervista a Panorama è del dicembre 2022, per i 60 anni del newsmagazine. Berlusconi si abbandona a ricordi e bilanci. «C’è qualcosa che non rifarebbe?», gli domanda Giorgio Gandola. E il Cavaliere: «No. Come dice una bellissima canzone di Edith Piaf, Je ne regrette rien, non rimpiango né rinnego nulla. Se ho commesso errori, l’ho fatto perché ho creduto troppo nella libertà. E li rifarei».

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