«Scarpetta» (Amazon Prime Video)
La celebre anatomopatologa dei romanzi di Patricia Cornwell diventa protagonista di una serie Amazon. Nicole Kidman interpreta Kay Scarpetta in otto episodi che riprendono l’universo narrativo del crime letterario, tra indagini forensi e un caso riemerso dal passato.
Quando, nel 1994, Postmortem è comparso sugli scaffali delle librerie, Kay Scarpetta era nessuno: un prodotto di fantasia, rimasto recluso a lungo nella mente della sua scrittrice. Il tempo le ha dato sostanza, una forma che i tanti romanzi successivi avrebbero reso familiare. Bionda, le proporzioni generose e femminili, ha gli occhi azzurri e il più classico senso estetico. Ama il bello Kay Scarpetta, quando il bello non fa rumore. Non porta gioielli, grandi firme. Ha una passione genuina per le cose semplici, quelle classiche. Ed è così, con i suoi abiti eleganti, scelti perché possano enfatizzare curve che non rinnega, che ha camminato fra le pagine dei suoi libri, per anni arrivati a trenta. Kay Scarpetta, nata dal guizzo creativo di Patricia Cornwell, è stata protagonista di ventinove romanzi. Infine, Amazon ha deciso di prendere quel bagaglio immenso di letteratura e condensarlo all'interno di una serie televisiva.
Scarpetta, al debutto online mercoledì 11 marzo, non è l'adattamento di un solo libro, ma la sublimazione di un'intera carriera, di quei trent'anni di parole e fatti divenuti pietre miliari del genere crime. Non è più quella degli esordi, Kay Scarpetta. Gli anta li ha passati da un po', il volto segnato dal tempo. Porta i capelli raccolti e gli occhiali, sotto le lenti gli occhi di sempre, blue profondo. Più magra di quanto Patricia Cornwell l'aveva immaginata, ha il corpo agile e lo sguardo furbo. Negli otto episodi della serie televisiva, a muovere entrambi è Nicole Kidman, che tanto ha preso a cuore la parte da aver deciso di studiare, gomito e gomito, con un medico legale. Kay Scarpetta non è, infatti, una detective, ma un'anatomopatologa forense, capo - nei romanzi - dell'Istituto di Medicina Legale della Virginia. Fatto, questo, che ha spinto l'attrice a voler approfondire la materia. Nicole Kidman, ospite negli Stati Uniti di Jimmy Fallon, ha spiegato di aver assistito a decine di autopsie per prepararsi alla parte. Così tante da poter aprire, a oggi, un corpo umano, tirando fuori ogni organo si trovi al suo interno e nominandolo senza indugi: come farebbe Kay Scarpetta, la cui professione ha consentito alla Cornwell di riscrivere le regole del crime, infilando tra le pagine dei propri romanzi un'accuratezza scientifica allora inesistente. La Scarpetta, in ogni libro, ha arricchito il giallo con i dettagli di un mestiere a tratti disturbante. Metformina, bisturi, cadaveri numerati, dentro loculi gelati. Dando un nome alla morte, ha trovato sempre una ragione. E il tempo è passato, consentendo ad Amazon di avere una trentina di casi cui attingere per la serie tv.
Non ne è stato scelto uno. Si è optato, invece, per riportare a galla un'indagine del passato, una che, ai tempi, si diceva avesse dato lustro e slancio alla carriera di Kay Scarpetta: un serial killer che, ventotto anni dopo essere stato identificato, sembra, però, ripresentarsi. Allora, sarà Nicole Kidman ad indagare, accanto a lei, Bobby Cannavale nei panni del fidato detective Pete Marino. I due dovranno ripercorrere ogni passo di quell'indagine, riportando a galla i mostri dell'epoca, i fantasmi che credevano sepolti. Questo, tanto sul fronte professionale quanto su quello personale, agitato, per Kay Scarpetta, dal rapporto con la sorella (Jamie Lee Curtis).
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Ansa
In occasione dell’8 marzo Non una di meno intona cori da anni Settanta, precisando che le sedi dei pro life vanno incendiate «con loro dentro, sennò è troppo poco».
I filmati parlano chiarissimo. E gli audio purtroppo ancora di più, nel riportare gli agghiaccianti cori che domenica 8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna, sono stati intonati dal collettivo transfemminista di Non una di meno in prossimità della sede di Pro vita & famiglia a Roma. «Le sedi di Pro vita si chiudono col fuoco», sono le parole urlate dai manifestanti, che non contenti hanno precisato, «ma coi Pro vita dentro sennò è troppo poco. E se un Pro vita muore: champagne! E se non muore: molotov!».
A distanza di ore dall’accaduto, che si commenta da sé, l’associazione presieduta da Toni Brandi registra con incredulità l’assenza di solidarietà da parte della classe politica progressista. «Immaginiamo la scena a parti invertite», recita una nota di Pro vita & famiglia, «se dei manifestanti pro life avessero rivolto minacce di morte ad associazioni transfemministe o Lgbt. Sarebbe scoppiato uno scandalo nazionale, con titoli di apertura su tutti i giornali e i vari Schlein, Zan, Conte, Gualtieri e Boldrini si sarebbero stracciati le vesti. Dove sono ora? Non hanno nulla da dichiarare contro questo odio?».
Ad amareggiare ancor più l’associazione è il fatto di essere stata presa deliberatamente di mira. Lo provano, in aggiunta ai cori irripetibili poc’anzi ricordati, anche i manifesti affissi sempre domenica nelle strade adiacenti e realizzati dal collettivo Pro Scelta e Sorellanz3. Manifesti, tanto per cambiare, a loro volta aggressivi, come provano gli slogan riportati: «Pro vita parassita a che pro sei in vita?», «Donna: chi ce se sente», «Trans*: il vostro peggiore incubo», «Pro vita: prepotenti omofobi, contro la vita e la libertà di tutt3». Parole, anche qui, che se fossero state rivolte a qualsivoglia sigla cara all’intellighenzia avrebbero destato scandalo.
Invece contro i pro life, a quanto pare, è tutto lecito. Aggrava tutto ciò anche il fatto che quanto avvenuto domenica abbia già dei precedenti. In particolare, si allude qui al gravissimo attacco del 25 novembre 2023, quando i collettivi transfemministi - sempre loro - dalle parole passarono ai fatti, lanciando un ordigno all’interno della sede di Pro vita dopo aver sfondato le vetrine. Solo per un caso fortuito non andò tutto a fuoco. In quell’occasione Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione, si era detto scosso «da questo vero e proprio atto terroristico, volto a intimidirci».
Non a caso, quella volta, gran parte del mondo della politica e delle istituzioni aveva manifestato solidarietà alla onlus: dal premier Giorgia Meloni al vicepremier Matteo Salvini, dal sottosegretario Alfredo Mantovano al ministro Maria Elisabetta Alberti Casellati; perfino Giuseppe Conte, leader dei 5 stelle nell’occasione aveva avuto - va riconosciuto - parole di condanna «contro ogni violenza». Dalla sinistra dem, invece, non erano neppure allora arrivate chiare parole di condanna.
Fecero in particolare notizia i mancati attestati di solidarietà da parte di Elly Schlein, segretaria del Pd, e di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil; gli stessi che, finora, non hanno avuto modo neppure in queste ore di esprimere solidarietà a Pro vita & famiglia dopo che c’è chi si è pubblicamente augurato, con tanto di cori, di poterne rinchiudere gli associati nella sede «col fuoco». Merita infine di essere ricordato come, sul proprio sito, Non una di meno da tempo lamenti che «nelle scuole l’educazione sessuale e all’affettività non» trovino «spazio». Certo, se l’«educazione» è quella mostrata domenica…
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Ecco #DimmiLaVerità del 10 marzo 2026. Il nostro vicedirettore Giuliano Zulin spiega nel dettaglio le ripercussioni della guerra sul prezzo di gas, diesel e benzina.
Ilaria Salis (Imagoeconomica)
Incredibile emendamento degli eurodeputati di estrema sinistra, tra cui l’italiana: «Basta criminalizzare chi si insedia abusivamente in strutture pubbliche e di proprietari con molteplici patrimoni residenziali».
Oggi il Parlamento europeo vota a Strasburgo, in seduta plenaria, il rapporto finale sulla edilizia abitativa: si vuole contrastare il fenomeno della crescita dei prezzi delle case, tendenza che rende più difficile trovare un alloggio a buon prezzo. I giovani europei sono tra i più colpiti e spesso restano più a lungo a vivere con i genitori.
Per affrontare questa situazione, la Commissione europea ha nominato il suo primo Commissario per l’energia e gli alloggi e il Parlamento europeo ha creato una commissione speciale sulla crisi abitativa, con l’obiettivo di trovare soluzioni per case dignitose, sostenibili e accessibili in tutta Europa. Il lavoro prende spunto da un report sulla crisi abitativa in Europa disponibile sul sito internet del Parlamento europeo.
Detto ciò, sono due emendamenti di Ilaria Salis, la paladina delle occupazioni abusive, a far discutere. Insieme ad altri colleghi del gruppo The Left, la Salis ha presentato queste proposte di modifica: la prima «sottolinea la necessità di contrastare la criminalizzazione dell’occupazione di alloggi vacanti, in particolare di proprietà pubbliche e di proprietari con molteplici patrimoni residenziali, laddove tale occupazione sia effettuata da individui che non possono permettersi un alloggio ai prezzi di mercato prevalenti».
Il secondo emendamento di Salis & company «invita gli Stati membri ad attuare misure di protezione per le persone che non sono in grado di pagare l’affitto, tra cui il divieto di sfratti per mancato pagamento dell’affitto quando non è possibile fornire un’alternativa dignitosa; chiede misure di protezione speciali per garantire che i bambini non vengano sfrattati e l’istituzione di una moratoria europea sugli sfratti invernali».
La prode Ilaria quindi, avete letto bene, invita gli Stati membri a «contrastare la criminalizzazione dell’occupazione di alloggi vacanti», invece di contrastare le occupazioni, in barba ai diritti dei proprietari. Non solo: questo invito riguarda in particolare gli alloggi «di proprietà pubbliche e di proprietari con molteplici patrimoni residenziali», ma non specifica cosa significa «grandi patrimoni», accomunando di fatto chi possiede magari la propria abitazione, una casa al mare e una destinata ai propri figli, con i grandi immobiliaristi multimilionari.
Sono molteplici e documentati i casi di poveri cristi, pensionati, lavoratori, che si sono ritrovati con la casa di proprietà occupata abusivamente, e che non riescono a rientrarne in possesso (il governo guidato da Giorgia Meloni ha varato alcuni provvedimenti proprio per velocizzare gli sfratti in questi casi). Naturalmente, la proposta della Salis e dei suoi colleghi ha scatenato diverse reazioni, che La Verità ha raccolto: «Ilaria Salis», ci dice Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo, «non fa mistero di essere il principale sponsor di ogni tipo di illegalità. Abbiamo già respinto questi emendamenti in commissione e così sarà anche in plenaria. L’immunità che le è stata scandalosamente garantita per un cinico gioco politico contro Orbán, per fortuna non significa adesione alle sue folli posizioni». Sul piede di guerra anche la Lega: «Le proposte della Salis non stupiscono», commenta al nostro giornale l’eurodeputata del Carroccio Silvia Sardone, «il suo è il volto della sinistra estrema che considera l’illegalità quasi un vanto. Chi ha passato anni a sostenere le occupazioni abusive ora vuole farne un diritto. Il sogno della Salis e dei compagni è istituzionalizzare l’occupazione abusiva: d’altra parte i suoi amici dei centri sociali sono protagonisti in tutta Italia di abusi di questo tipo e quindi la Salis, loro riferimento in Parlamento, si spende per salvaguardare i delinquenti antagonisti. Noi ci opporremo in ogni modo a qualsiasi tentativo di questo tipo: le occupazioni sono un danno per le persone perbene, in difficoltà, che attendono un alloggio rispettando le leggi». Ci va giù dura anche l’europarlamentare della Lega Anna Cisint: «Legalizzare i ladri di case. Questa è la geniale proposta di Ilaria Salis e dei suoi colleghi della sinistra al Parlamento europeo. In sostanza», riflette la Cisint con La Verità, «se possiedi più di una casa, secondo loro, non hai più diritto ad alcuna tutela! Se qualcuno non paga l’affitto, beh pazienza, sei capitalista e quindi non puoi sfrattare proprio nessuno. D’altro canto Salis alle illegalità pare essere abituata: oggi siede su uno scranno europeo dopo essere diventata famosa nell’ambiente dell’estrema sinistra per essere stata accusata di aver malmenato, con lesioni potenzialmente letali, un manifestante che lei ha definito “fascista”. Non solo le sue sono proposte irricevibili», aggiunge Anna Cisint, «ma ovviamente in Parlamento faremo le barricate per non farle passare. Anche questa volta lei e i suoi sodali mostrano tutta la barbarie ideologica di chi trasforma il mancato rispetto della legge in un diritto da acquisire, a discapito di chi le regole, con sacrificio, le rispetta. Una vergogna istituzionalizzata».
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