iStock
Il primo dell'anno è comune la voglia di mettersi a dieta e perdere peso. La tentazione di tutti, anche di chi non ne avrebbe bisogno, è quella di iniziare ad assumere farmaci antiobesità che promettono dimagrimenti facili e veloci. Un sogno che diventa realtà, ma poi?
Ormai li conoscono tutti: Mounjaro, Saxenda, Wegowy. Sono solo alcuni dei farmaci antiobesità e fanno dimagrire davvero. Ma cosa succede una volta conclusa la terapia? «L'interruzione dei farmaci anti-obesità è spesso seguita da un significativo recupero di peso, la cui entità è proporzionale all'effetto dimagrante iniziale del farmaco». Lo dicono gli esperti e tradotto: le persone che interrompono l'assunzione di un farmaco GLP-1 come Mounjaro tendono a riprendere peso a un ritmo che rispecchia più o meno il modo in cui lo hanno perso. Non un bell'affare insomma, tanto che alcuni ormai tendono a riassumere il farmaco a cicli alterni durante l'anno per non perdere i risultati ottenuti.
Questo accade perché l'appetito e il senso di sazietà tornano ai livelli pre-trattamento, o anche superiori per alcune persone. In uno studio randomizzato e controllato contro placebo, pubblicato da JAMA e condotto su 800 persone, si è visto che il semaglutide, insieme ad alcuni consigli dietetici e sull’attività fisica, aveva fatto perdere, in media, il 10% del peso in quattro mesi. Poi, a un terzo dei partecipanti è stato somministrato un placebo per un anno. All’undicesimo mese, costoro avevano già riacquistato il 7% del peso, mentre chi aveva continuato a ricevere semaglutide aveva perso ulteriori chili, fino ad arrivare a una diminuzione di più del 17% del peso iniziale. Ma anche queste persone, un anno dopo aver interrotto la cura, avevano riacquistato due terzi di quanto avevano perso. Lo stesso si è visto in uno studio osservazionale, pubblicato sul sito Epic Research, non sottoposto a revisione ma basato sui dati delle cartelle cliniche di 20.300 persone che avevano assunto semaglutide e perso almeno 2,3 kg. Poco meno della metà (il 44%) aveva recuperato il 25% del peso perduto, un anno dopo aver smesso la terapia.
Altra informazione che si è ottenuta scientificamente è che la maggior parte del grasso che torna è quello viscerale, cioè il grasso che avvolge gli organi interni e che è più strettamente associato all’aumento del rischio di diverse malattie, tra le quali proprio la resistenza all’insulina, il diabete, gli infarti e gli ictus. Inoltre si vede un effetto rebound nella pressione del sangue e nel colesterolo, che possono arrivare a valori peggiori rispetto a prima della cura che, invece, quasi sempre fa migliorare la situazione metabolica.
sviluppare abitudini alimentari corrette durante l'assunzione del farmaco
Continua a leggere
Riduci
True
2026-01-01
Svizzera, strage di Capodanno a Crans-Montana: incendio in un bar causa 40 morti
True
Un fermo immagine tratto da un video della polizia cantonale del Vallese mostra i soccorsi dopo l'incidente a Crans-Montana (Ansa)
L’incendio seguito da un’esplosione in un locale di Crans-Montana, durante una festa di Capodanno frequentata da giovani, ha causato circa 40 morti e un centinaio di feriti. Esclusa la pista terroristica. Farnesina e autorità svizzere al lavoro per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani.
Un incendio seguito da una violenta esplosione ha trasformato la notte di Capodanno in una tragedia senza precedenti a Crans-Montana, una delle località sciistiche più note della Svizzera. Il bilancio provvisorio parla di circa quaranta vittime e di un centinaio di feriti, molti dei quali in condizioni gravissime a causa delle ustioni. Il rogo è scoppiato intorno all’1.30 all’interno del bar Le Constellation, dove era in corso una festa per l’arrivo del nuovo anno, frequentata soprattutto da giovani.
Secondo le prime ricostruzioni fornite dalle autorità vallesane, l’episodio non ha alcuna matrice dolosa né terroristica. La procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha escluso in modo netto l’ipotesi di un attentato. Resta invece aperto il fronte delle cause accidentali: tra le piste al vaglio figurano l’uso improprio di fuochi d’artificio all’interno del locale o, come riferito da alcuni testimoni, l’accensione di candeline su bottiglie di champagne troppo vicine al soffitto in legno, che avrebbe favorito il rapido propagarsi delle fiamme.
All’interno del locale, che ha una capienza massima di circa 400 persone, al momento dell’incidente si trovavano almeno cento clienti. La deflagrazione, secondo quanto riferito dalle autorità cantonali, sarebbe stata la conseguenza dell’incendio che si è sviluppato rapidamente trasformando il bar in un braciere. Le testimonianze parlano di scene di panico, con persone ferite che cercavano di fuggire da un’uscita ritenuta insufficiente per il numero dei presenti, mentre qualcuno avrebbe infranto le finestre per aprire una via di fuga. I soccorsi sono scattati immediatamente. Sul posto sono intervenuti circa 150 operatori, con il supporto di una quarantina di ambulanze e dieci elicotteri. Molti feriti sono stati trasportati negli ospedali del Vallese, dove i reparti di terapia intensiva risultano saturi. Le autorità sanitarie hanno lanciato un appello alla popolazione affinché eviti comportamenti a rischio, per non aggravare ulteriormente la pressione sul sistema ospedaliero. L’area dell’incidente è stata completamente isolata ed è stata istituita una no-fly zone sopra Crans-Montana.
Anche l’Italia è coinvolta nelle operazioni di emergenza. Una squadra del soccorso alpino valdostano è stata inviata sul posto, con un elicottero della Protezione civile regionale e personale medico a bordo. La Regione Lombardia ha inoltre messo a disposizione il centro grandi ustioni dell’ospedale Niguarda. Sul fronte diplomatico, la Farnesina ha attivato un’unità di crisi per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani. Al momento non vi sono conferme ufficiali, ma l’identificazione delle vittime si preannuncia complessa e richiederà tempo, poiché molti corpi risultano gravemente compromessi dalle ustioni. L’ambasciatore d’Italia in Svizzera e il consolato di Ginevra sono in contatto con le autorità elvetiche e si stanno recando sul luogo della tragedia. È stata attivata una linea telefonica di emergenza per i familiari, raggiungibile anche dall’Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso la vicinanza dell’Italia alle autorità svizzere, mantenendo un costante contatto con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha manifestato il cordoglio del governo italiano e la solidarietà ai familiari delle vittime e ai feriti. Messaggi di partecipazione sono arrivati anche dall’estero: il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso il sostegno della Francia alla Svizzera, mentre Parigi ha confermato il ferimento di due cittadini francesi.
In Svizzera, la tragedia ha avuto un forte impatto istituzionale e simbolico. Il Consiglio di Stato del Vallese ha dichiarato lo stato di emergenza per mobilitare tutte le risorse necessarie, mentre il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, ha deciso di rinviare il tradizionale discorso di Capodanno. In una nota, il governo federale ha parlato di un lutto che colpisce l’intero Paese, sottolineando come una notte di festa si sia trasformata in una delle pagine più nere della storia recente di Crans-Montana.
Continua a leggere
Riduci
True
2026-01-01
Investire nel 2026: tra dollaro debole, tech selettivo e ritorno della prudenza
True
Il 2025 consegna agli investitori un mercato solo apparentemente generoso: i rendimenti in dollari sono stati spesso erosi dal cambio e dalle rotazioni settoriali. In vista del 2026, secondo l’analisi di Salvatore Gaziano (SoldiExpert Scf), la parola chiave diventa protezione: attenzione al rischio valutario, selezione rigorosa nel tech, oro e Asia come ancore strategiche, mentre sul reddito fisso conviene accorciare le scadenze per difendersi da inflazione e debito pubblico.
Il 2025 si chiude lasciando in eredità agli investitori un panorama a luci e ombre, dove i rendimenti nominali hanno spesso mascherato insidie valutarie e rotazioni settoriali profonde. Guardando al 2026, la sfida per il risparmiatore non sarà solo individuare la crescita, ma proteggerla dalla volatilità e dai nuovi equilibri geopolitici.
Nonostante la forza apparente del mercato americano, il 2025 ha impartito una lezione fondamentale sulla gestione del rischio di cambio. Se l'S&P 500 ha marciato con decisione in dollari, per l’investitore europeo il bilancio è stato molto differente. «L'indice Msci Usa in euro ha registrato un rendimento prossimo allo zero, a causa di una discesa del dollaro così forte da inficiare moltissimi comparti internazionali», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «È fondamentale tenerne conto quando si investe: le valute possono erodere i rendimenti in modo silente ma devastante. E questo fattore ha inciso anche naturalmente sull’esposizione dei fondi e degli ETF sulle azioni mondiali senza copertura valutaria».
In questo contesto, la Borsa italiana ha rappresentato una vera eccezione positiva, svettando con performance comprese tra il 20% e il 30%, a dimostrazione che la selezione geografica e settoriale rimane l'arma vincente rispetto a un approccio passivo.
Il dibattito sul 2026 ruota attorno alla sostenibilità del settore tech. Sebbene i multipli di Borsa siano elevati (P/E intorno a 31 per gli Stati Uniti), il paragone con la bolla dot-com del 2000 appare, secondo Gaziano, parziale. «Oggi i multipli medi sono inferiori del 30-40% rispetto al dicembre 1999 e le aziende producono utili reali, a differenza di quanto accadeva venticinque anni fa», chiarisce lo strategist di SoldiExpert Scf. «Tuttavia, alcune società quotano 'per la perfezione'. Questo induce a una selezione rigorosa, evitando l'approccio 'compra e tieni' indiscriminato che in questa fase del ciclo può essere molto pericoloso».
Una delle grandi sorprese dell’anno trascorso è stata la resilienza dei metalli preziosi, con l’oro che ha superato i 4.000 dollari l’oncia, trainato dagli acquisti massicci delle banche centrali (Cina in testa) come protezione contro il rischio di confisca delle riserve in dollari. Parallelamente, lo sguardo si sposta sempre più a Oriente. Nonostante i dazi, l'area asiatica (Cina, India, Vietnam) continua a dominare nicchie tecnologiche cruciali. «La Cina ha abbattuto i costi in modo che le aziende occidentali non riescono a replicare», sottolinea Gaziano, «basti pensare ai sensori per la guida autonoma, passati da un costo di 50.000 a soli 200 dollari».
Sul fronte del reddito fisso, la prudenza resta la parola d'ordine. Se i Btp tricolori e le obbligazioni europee ad alto rendimento (High Yield) hanno offerto soddisfazioni, i titoli a lunghissima scadenza si sono rivelati trappole per il capitale. «I rendimenti a lungo termine sono tornati a salire, penalizzando chi detiene obbligazioni a lunga scadenza. Abbiamo visto in questi anni bond centenari come il titolo austriaco con scadenza 2126 perdere l'80% del loro valore», avverte Salvatore Gaziano. «Per questo motivo, nel 2026 nei nostri portafogli consigliati da diverso tempo preferiamo non prenderci rischi sulle scadenze medio-lunghe: meglio guadagnare poco ma evitare batoste, dato che l'inflazione resta un mostro che potrebbe risvegliarsi in ogni momento e molti Stati hanno bisogno di coprire debiti pubblici crescenti, emettendo carta su carta».
Continua a leggere
Riduci
Il caso Hannoun e i risvolti dell’inchiesta che mostra come dall’Italia sono stati raccolti oltre sette milioni di euro diretti ad Hamas.




