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Scoppia la bolla delle petro-capitali come porto sicuro in Medio Oriente
Ansa
Il conflitto non si limita a fermare il petrolio: rompe un immaginario costruito nel tempo.

Mentre la Repubblica islamica d’Iran cerca di trasformare la sua lotta per la sopravvivenza in una crisi globale, sono i Paesi arabi del Golfo a rischiare di più in questa nuova guerra. Nell’immediato, il blocco dello Stretto di Hormuz e i danni ai loro impianti petroliferi li stanno privando della principale fonte d’introiti. Tuttavia, la vera minaccia alla stabilità dei Paesi del Gulf Cooperation Council (Gcc) si manifesterà nel medio lungo periodo.

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Per fare un dispetto a Putin ci facciamo la guerra da soli
Vladimir Putin (Getty)
Donald Trump leva le sanzioni al greggio dello zar per tamponare il blocco di Hormuz e calmare i prezzi, ma la Ue (noi compresi) si oppone e così il Brent resta sui massimi. Tutto per non ammettere che senza Vladimir Putin siamo ko.

Gli Stati Uniti allentano le sanzioni contro la Russia. Già una settimana fa, dopo le prime bombe su Teheran, il Tesoro americano aveva autorizzato le raffinerie indiane ad acquistare milioni di barili di greggio da Vladimir Putin, facendo per 30 giorni un’eccezione al divieto imposto dopo l’invasione dell’Ucraina e inasprito di recente. Ma quello che era ritenuto inderogabile all’inizio del 2026, dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, oggi non lo è più.

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La diocesi tace sui bambini del bosco. Però è l’unica che dovrebbe parlare
Arcivescovo Bruno Forte (Ansa)
La struttura che ospita i piccini fa riferimento a un ente religioso, ma il vescovo di Chieti-Vasto anziché spendersi per lenire le sofferenze dei Trevallion, ha scelto il silenzio per sé e la Chiesa che rappresenta.

Molte anime belle sostengono, come ha fatto l’altro giorno la celebre sociologa Chiara Saraceno sulla Stampa, che attorno alla vicenda della ex famiglia nel bosco (ora famiglia dilaniata in nome del presunto superiore interesse dei minori) si è scritto e parlato troppo.

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Bastoni ha simulato. E lo premiano
Alessandro Bastoni (Ansa)
Regione Lombardia assegna il riconoscimento «Rosa camuna» al difensore dell’Inter reo della sceneggiata con la Juve. Motivazione surreale: dopo averla fatta, si è scusato.

Dal tuffo in campo alla Rosa Camuna il passo non è breve. Ma nel calcio italiano - e nella politica che spesso gli gira attorno - può diventarlo. Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter, è stato insignito della massima onorificenza di Regione Lombardia, riconoscimento che negli anni è finito nelle mani di imprenditori, dirigenti, associazioni e personalità che hanno segnato la vita economica e civile del territorio.

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