Elon Musk ha mantenuto la parola data. Il fondatore di Tesla e SpaceX sosterrà le spese legali dell’attrice Gina Carano contro Walt Disney, Lucasfilm e Huckleberry Industries, per licenziamento discriminatorio in base al sesso e ritorsioni in seguito a opinioni espresse su X. L’interprete dell’ex guerriera ribelle Cara Dune nella serie The Mandalorian, spin-off di Star Wars (Guerre Stellari), era stata cacciata nel 2021 perché i sui post sui social erano considerati politicamente non corretti.
La Carano si era spesso scontrata online con esponenti della sinistra. Lucasfilm l’aveva accusata di denigrare «le persone in base alla loro identità culturale e religiosa», era stata attaccata quando criticava l’obbligo di indossare la mascherina, perché metteva in discussione i rigidi lockdown su imprese e chiese, gli obblighi vaccinali o denunciava frodi elettorali durante le elezioni presidenziali del 2020. Molti suoi interventi provocavano reazioni negative, tanto che si erano moltiplicati gli hashtag #FireGinaCarano, licenziatela! E così avvenne. «Hanno cercato un motivo per licenziarla per due mesi», raccontò a The Hollywood Reporter una fonte vicina a Lucasfilm.
Quando ha deciso di far valere le sue ragioni, la quarantunenne star ha trovato l’insperato appoggio del miliardario, proprietario anche della piattaforma di social media X (ex Twitter). «Siamo orgogliosi di provvedere finanziariamente al supporto della causa di Gina Carano», ha fatto sapere attraverso un comunicato il capo delle operazioni aziendali di X, Joe Benarroch, «per permetterle di far valere i suoi diritti di libertà di parola su X e la possibilità di lavorare senza subire mobbing, molestie o discriminazioni».
La «Cara Dune», delle prime due serie di The Mandalorian su Disney+, estromessa dalla terza stagione con motivazioni che ritiene pretestuose oltre che persecutorie, aveva annunciato il supporto attraverso un post. «Un paio di mesi fa Elon Musk ha twittato che se qualcuno fosse stato licenziato per aver utilizzato la piattaforma (X) esercitando il proprio diritto alla libertà di parola, avrebbe voluto offrire a queste persone rappresentanza legale», ha scritto. «Un’offerta decisamente nobile, ma mai nei miei sogni avrei pensato che qualcuno avrebbe accettato il mio caso contro Lucasfilm/Disney». Invece, racconta la Carano, qualche mese fa aveva ricevuto una email «da un avvocato che era stato assunto da X per esaminare la mia storia e molte altre».
Era ancora incredula e tanto riconoscente a Musk, perché «i miei attuali avvocati e X credono con tutto il cuore nel mio caso e stanno andando avanti. L’attrice afferma di essere stata licenziata e che la Lucasfilm/Disney ha rifiutato di assumerla per i ruoli promessi, tra cui una nuova serie chiamata Rangers of the New Republic e i futuri sequel di Star Wars, «perché aveva osato esprimere le proprie opinioni» e si era opposta «alla folla di prepotenti online che le chiedeva di conformarsi alla loro ideologia progressista estrema». I legali della Carano hanno depositato la causa civile presso il tribunale federale della California, riportando in 59 pagine i post della attrice e gli attacchi furibondi di cui era stata oggetto. «Poco tempo fa, in una galassia non così lontana, le persone hanno chiarito che nel loro impero era accettabile solo un’ortodossia di pensiero, parola o azione e che coloro che osavano mettere in discussione o non si adeguavano pienamente non sarebbero stati tollerati. E così è stato con Carano», esordisce la denuncia, con una narrazione da Star Wars.
Nel febbraio 2021, l’attrice aveva pubblicato un post alla luce del trend #FireGinaCarano per evidenziare l’ingiustizia della folla che cerca di distruggere qualcuno semplicemente a causa delle sue convinzioni politiche. «Non ha paragonato nessuno al popolo ebraico durante l’Olocausto. Piuttosto, ha notato il pericolo che sorge quando un punto di vista viene preso di mira per molestarlo», scrivono gli avvocati. Però le reazioni furono tremende.
Diverso il trattamento dei social e della Disney nei confronti di Pedro Pascal, anche lui protagonista della serie The Mandalorian, che si diceva di altra pasta rispetto ai conservatori. Un suo post dell’agosto 2017, in cui paragonava Donald Trump a Hitler, non sollevò proteste. Nemmeno quando il 20 giugno 2018 Pascal paragonò la risposta degli Stati Uniti, nei confronti di coloro che entravano illegalmente nel Paese, ai campi di concentramento della Germania nazista.
L’attrice sostiene di essere stata «presa di mira, molestata, pubblicamente umiliata e diffamata», anche per aver fatto «dichiarazioni politiche che non erano in linea con ciò che (la Disney, ndr) credeva fosse una punto di vista accettabile». Scrivono gli avvocati: «La cessazione del rapporto di lavoro di Carano e il rifiuto di farla assumerla per altri ruoli promessi, è servito come avvertimento implicito , agli altri dipendenti, che esprimere opinioni lontane da visioni liberali in merito a politica, Covid, questioni transgender, Black Lives Matter, non sarebbe stato tollerato».
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