L’Eliseo congela le dimissioni di Attal aggrappandosi a stabilità e Olimpiadi
Fermato il passo indietro del premier, che però rischia di essere sfiduciato dall’Assemblea nazionale. Critici i costituzionalisti.
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Fermato il passo indietro del premier, che però rischia di essere sfiduciato dall’Assemblea nazionale. Critici i costituzionalisti.
Il presidente congela le dimissioni del premier con la scusa delle Olimpiadi ma il gioco è chiaro: sterilizzare il doppio boom di sinistra radicale e Marine Le Pen. Può farcela, ma il «problema» esploderebbe con in palio l’Eliseo.
Decine di morti, si scava ancora tra le macerie. Volodymyr Zelensky chiede una riunione d’emergenza del Consiglio Onu. Mosca nega però le accuse: «Danni causati da un missile della contraerea». Dura condanna della Farnesina.
Khalifa Haftar continua a rafforzare i legami con Mosca. Suo figlio Belgassem, che è direttore generale del Fondo libico per lo sviluppo e la ricostruzione, ha recentemente incontrato l’ambasciatore russo a Bengasi, Aydar Aghanin.
L’esperto: «A oggi, l’unica con più voti di Trump nei sondaggi è Michelle Obama. Probabilmente alla Casa Bianca è stato creato un gabinetto informale che orienta il presidente. Se Donald vince, farà una nuova Yalta».
La grande ammucchiata riesce a fermare la Le Pen. Secondo le proiezioni, primo il blocco di sinistra, seguito dal partito di Macron. Bardella: «Alleanza del disonore. Noi rimaniamo l’unica alternativa». L’Eliseo temporeggia: «Non è chiaro chi governerà».
Il memorandum sottoscritto da Paolo Gentiloni nel 2017 considera Tripoli «porto sicuro» ed è stato riconosciuto dalle Nazioni unite, ma le sentenze sui ricorsi dei migranti non lo prendono neppure in considerazione.
Il candidato dem prova a rimediare al tragico duello con Donald Trump. Ma prima promette di batterlo «nel 2020» e poi ad Abc non è in grado di dire se ha rivisto il dibattito tv. Barack Obama e il partito…
Il nostro Paese spinge per il trattato economico Ue-Regno Unito e fondamentale potrebbe rivelarsi l’appoggio della Germania. In gioco c’è la leadership tra i Grandi. E pure la competizione sull’export verso Pacifico e Asia.
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