Il presidente Usa sparge ottimismo: «Grande momento per arricchirsi»
Trump: «Le mie politiche non cambieranno mai». Rubio: «Le imprese si adatteranno».
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Trump: «Le mie politiche non cambieranno mai». Rubio: «Le imprese si adatteranno».
Rubio giura: non vi abbandoniamo se devolvete il 5% del Pil alla Difesa. Gli alleati: le tariffe violano il Patto. Se Trump faciliterà l’export di mezzi bellici, potrebbero garantirgli acquisti in cambio di sconti alle dogane.
Canada e Messico escluse dalla nuova tornata di tariffe. In ossequio alla dottrina Monroe, tartassata Pechino (34%): l’obiettivo è diminuire la sua influenza nell’emisfero occidentale. Il 10% al Regno Unito conferma la predilezione del tycoon per il bilateralismo.
Il premier dopo il vertice di governo: «Condivideremo le nostre proposte coi partner europei ma le scelte possono essere diverse. Modifichiamo il Patto di stabilità».
Gli imprenditori del settore agroalimentare predicano cautela. Divella: «Non saranno 10 centesimi a penalizzare la pasta».
Dopo migranti e Ucraina, la nuova emergenza dei dazi ha ridato fiato a quanti, come la Lagarde, da tempo vogliono rivedere i trattati per imporre rapidamente delle decisioni su tutti e 27 gli Stati. Una linea sposata anche da Mattarella.…
Il presidente non ha calcolato unicamente le tariffe, ma pure il danno inflitto agli Usa dai balzelli di Bruxelles e dalla svalutazione dell’euro. Il conteggio è arbitrario però il disavanzo commerciale è un problema reale.
Mattarella parla di «errore profondo» sui dazi e invoca una reazione Ue «compatta, serena, determinata». Mentre la Meloni vuole evitare la guerra commerciale però assicura «risposte adeguate». Tajani: «Pragmatici e con la schiena dritta».
Il presidente: «È il nostro giorno della liberazione». E dà il via alla misura che punta a ridurre il deficit con Cina e Germania. Tariffe base (Uk compresa) al 10%, Pechino al 34%. Si potrà negoziare Stato per Stato?
Tycoon spazientito dalle lungaggini sulla pace poste da presidente ucraino e zar, quest’ultimo di nuovo vicino a Pechino. Nonostante ciò, il principale negoziatore del Cremlino vola a Washington per incontrare Witkoff.
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