Onu inutile: liquidiamolo, almeno si risparmia
Antonio Guterres (Ansa)

Pd e 5 stelle contestano la decisione del governo di astenersi sulla risoluzione dell’Onu per un cessate il fuoco in Medio Oriente. «Un grave errore», ha detto Elly Schlein «Scelta pilatesca», le ha fatto eco Giuseppe Conte. La realtà è che se anche l’Italia avesse sostenuto la mozione che sollecita una tregua umanitaria a Gaza, dimenticando di condannare Hamas come ha fatto chi ha votato a favore, per gli abitanti della Striscia e anche per gli israeliani che reclamano la liberazione dei congiunti rapiti venti giorni fa dai terroristi non sarebbe cambiato nulla.

Già. Anche in altri conflitti l’Onu aveva dato prova di non contare niente e di essere soltanto un carrozzone che paga un’infinità di stipendi. Tuttavia, mai come adesso, con la guerra in Ucraina e con la crisi innescata dal massacro di civili israeliani, si è vista l’inutilità dell’Organizzazione delle nazioni unite. Dalla fondazione della Società delle nazioni, dopo la prima guerra mondiale, a oggi, molto tempo è passato e molti milioni di morti abbiamo dovuto contare. E però, nonostante l’esperienza acquisita in mille conflitti, l’Onu riesce a sorprenderci sempre con le sue chiacchiere, le sue inefficienze e i suoi veti.

Che senso ha un organismo internazionale, che dovrebbe essere super partes e poter applicare decisioni di buon senso, se poi le grandi potenze hanno diritto di bloccare qualsiasi misura? A che cosa serve un’associazione di Paesi che si prefigge di regolare i contrasti internazionali e risolvere i contenziosi se poi non è in grado di tradurre in pratica ciò che la maggioranza ha votato?

Prendete il caso del cessate il fuoco in Medio Oriente. La risoluzione è passata con il voto di gran parte dei Paesi e senza che ci sia stata una condanna dell’azione del movimento terroristico che ha suscitato la rappresaglia. Ma a prescindere dallo strabismo che ha impedito all’Onu di condannare Hamas, a che serve una dichiarazione di intenti che invita alla tregua se poi non c’è sanzione e neppure una forza militare che possa imporre e far rispettare la pace? In Italia, Pd e 5 stelle litigano sulle parole, pur di avere una posizione diversa rispetto a quella dell’esecutivo. Ma se anche non contestassero la scelta del governo, cambierebbe qualche cosa? E nel caso in cui Giorgia Meloni avesse schierato il nostro Paese a favore di un cessate il fuoco senza far menzione della strage del 7 ottobre, che cosa accadrebbe? La risposta è niente e lo sanno tutti, Schlein e Conte per primi. Del resto, se si considera che da oltre mezzo secolo in Medio Oriente le risoluzioni dell’Onu sono inapplicate senza che sia successo nulla, che cosa ci si può aspettare e perché si dovrebbe perdere tempo a discutere di che cosa abbia stabilito il Palazzo di vetro?

Israele è nato nel 1948 con un voto dell’Organizzazione delle nazioni unite, che però non è mai riuscita a imporre ad arabi ed ebrei la sua scelta, perché i primi l’hanno rifiutata e ancora la contestano. E quando nel 1967, dopo l’ennesimo conflitto, l’Onu ordinò al governo di Tel Aviv di restituire i territori occupati per legittima difesa, vincolò entrambe le parti in causa a riconoscere i confini di Israele e della Palestina. Ma, se si esclude l’Egitto, gli altri Stati arabi se ne infischiarono, ignorando le statuizioni votate a maggioranza.

Dunque, oggi occorre porsi due domande. La prima è la ragione di una polemica che vede opporsi maggioranza e opposizione sulla decisione di astenersi di fronte a una mozione che invita a far cessare la voce delle armi, ma senza condannare il massacro dei terroristi . Perché litigare quando tutti sanno che né Hamas né Israele hanno intenzione di deporre fucili e cannoni? Domanda ovvia, che però se ne porta dietro un’altra: se l’Onu non ha alcuna capacità di farsi ascoltare quando sollecita una tregua, oggi ha ancora senso mantenere il baraccone di funzionari e uffici che rivendicano la pace, ma non hanno alcuna possibilità di renderla effettiva? L’Onu si porta dietro una pletora di declinazioni, ovvero di organizzazioni contro la fame, a favore dei rifugiati, in difesa della salute. Tutte o quasi emblema di un fallimento, ovvero simbolo di un’idea che dopo le guerre mondiali fosse possibile mantenere la pace e migliorare la qualità della vita delle persone con una semplice intesa fra i maggiori Paesi del globo e le principali superpotenze. La guerra in Ucraina e oggi quella scoppiata in Medio Oriente dimostrano però che votare una risoluzione o condannare una guerra non equivale a fermarla, soprattutto se Stati Uniti, Russia e Cina si mettono di traverso.

Ottant’anni fa, l’unità delle nazioni sembrava il solo modo per fermare la guerra. Decine di conflitti dopo ci fanno ritenere che non basta un palazzo di vetro per far tacere i cannoni. Soprattutto se quel palazzo di vetro è un monumento allo spreco e alla furbizia. Meglio liquidare l’Onu, almeno non dovremo inginocchiarci di fronte all’ipocrisia di un ente pieno di burocrati che si dicono in grado di assicurarci la pace. Di certo risparmieremmo molti soldi e molte illusioni.

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