Cercano di boicottare la Meloni

Dal Quirinale ecco i primi «pizzini» affidati a giornali amici: l’ultima parola spetta sempre a Mattarella. E pure dall’estero non si risparmiano. La premier francese si permette addirittura di dire che vigilerà sull’applicazione della legge sull’aborto: il Colle tace. Ma gli Usa sono pronti a collaborare. E Intel annuncia che produrrà i microchip a Verona.

Hanno provato fino all’ultimo a sabotare la vittoria del centrodestra, sperando che un successo del Movimento 5 stelle nel Sud riuscisse a strappare almeno al Senato qualche seggio, così da rendere instabile la nuova maggioranza. Ma invece che sottrarre voti a Fratelli d’Italia e ai suoi alleati, i grillini li hanno tolti al Pd e al partitino fondato da Luigi Di Maio. Risultato, una batosta mai vista: nonostante l’alleanza con Articolo 1, movimento guidato da Roberto Speranza che ha raccolto i fuoriusciti dal partito, i democratici hanno praticamente uguagliato il peggior risultato della loro storia, quando con Renzi caracollarono al 18,7 per cento. L’operazione di sabotaggio è dunque fallita, ma non per questo la sinistra unita e i suoi referenti esteri si daranno per vinti. Anzi, nel momento in cui Giorgia Meloni festeggia l’incredibile risultato raggiunto da Fratelli d’Italia, che a Palazzo Chigi porterà la prima presidente del Consiglio della storia repubblicana e il primo leader con alle spalle una militanza di destradestra, c’è già chi lavora per disseminare sul suo percorso trappole che impediscano di rispettare il mandato ricevuto dagli elettori. Non hanno altra spiegazione i messaggi fatti recapitare proprio ieri, a mezzo stampa o tramite le principali cancellerie, alla vincitrice della sfida di domenica. Sul giornale della Confindustria e su quello della famiglia Agnelli, lunedì mattina si potevano infatti cogliere gli umori del Quirinale e soprattutto le regole dettate dal Colle. Per il Sole 24 ore, la leader di Fratelli d’Italia dovrà cambiare registro e passare dalla modalità di partito d’opposizione a quella istituzionale. Con un’avvertenza: «La strada da qui al Quirinale non sarà semplice». Ancor più diretta La Stampa, che ieri ricordava a Meloni che può sognare un capo dello Stato eletto dal popolo, ma quello in carica non ha nessuna intenzione di farsi da parte. Anzi, Mattarella vuole interpretare alla lettera le regole. Il presidente si lascerà imporre la lista dei ministri o farà prevalere le proprie prerogative qualora gli venissero sottoposti nomi a vario titolo «impresentabili»?, si è chiesto il quotidiano sabaudo. Risposta scontata: «Con l’Italia spostata a destra, Mattarella farà Mattarella. Rigido, anzi intrattabile, quando ci sono in gioco questioni non negoziabili». E quali sarebbero queste questioni non negoziabili e soprattutto, chi decide che siano negoziabili o no? Anche qui, risposta scontata secondo il giornale subalpino: decide Mattarella. E tanto per mettere le cose in chiaro, La Stampa lancia un avvertimento: «Sfidarlo su questi terreni (ancoraggio europeo, scelta di campo atlantista e valori costituzionalmente garantiti), sarebbe un azzardo dagli esiti incerti. I vincitori dovrebbero fare i conti con lui, perché il Colle rimane inespugnabile, perfino a prova di impeachment (l’ultima parola spetterebbe alla Consulta)». Insomma, il messaggio è chiaro: anche se ha vinto Giorgia Meloni, l’ultima parola spetta a Sergio Mattarella, il quale non ha intenzione di fare il garante, ma come ormai è emerso nella storia recente del Paese, soprattutto quando a vincere è il centrodestra, ha intenzione di mettere bocca sulla lista dei ministri, e se serve anche di nominarne qualcuno che risponda direttamente a lui, soprattutto su temi come l’Economia, gli Esteri, la Difesa e, perché no, anche la Giustizia. In pratica, l’idea accarezzata a Torino e probabilmente coltivata sul Colle, è che il governo che ancora non è nato vada messo sotto tutela democratica, in modo che nessuno si faccia venire strane idee. Di mettere sotto accusa il presidente – come provarono a fare i grillini quando nel 2018 Mattarella non si decideva a dare loro il mandato – non se ne parla. Di schiodarlo prima della scadenza dalla poltrona, anche. Messe così le mani avanti e legate quelle di Giorgia Meloni, l’establishment si preparerebbe a sabotare il nuovo governo. Del resto, basta leggere le dichiarazioni di alcuni cosiddetti partner europei per capire l’aria che tira. La premier francese dice che vigilerà sul rispetto della legge che consente l’interruzione di gravidanza, quasi che fosse presidente del Consiglio dell’Italia e non della Francia. Ma anche a Madrid e in altre capitali europee ci si prepara a impedire alla leader di Fratelli d’Italia di governare. Non essendo riuscita a sabotare le elezioni, l’internazionale di sinistra prova a guastare direttamente l’esecutivo, con un obiettivo, ovvero impedire a Giorgia Meloni di governare. E, ovviamente, all’Italia di fare l’interesse degli italiani.

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