La febbre da zanzara infetta le virostar. «Il caldo porta guai»
Matteo Bassetti
I due casi italiani di Dengue (in via di guarigione) rianimano gli orfani del Covid che adesso puntano sull’ecocatastrofismo.

Sono bastati due casi di Dengue autoctona, cioè non correlata a viaggi in zone tropicali dove l’infezione è endemica, per far ripartire la serie di dichiarazioni allarmanti da parte della solita Organizzazione mondale della Sanità (Oms) e di virostar che danno la colpa, tanto per non sbagliare, al cambiamento climatico.

Qualche settimana fa l’Oms ha dichiarato che bisogna «vigilare» perché «metà della popolazione mondiale è a rischio Dengue, con casi saliti 8 volte dal 2000». Gli esperti italiani, da Riccardi a Pregliasco, in astinenza da riflettori per fine Covid, sono certi di un «incremento» di malattie tropicali trasmesse dalle zanzare. Per la cronaca, nel 2020, in piena pandemia, si sono registrati 11 casi autoctoni di Dengue in Veneto: tutti guariti, nonostante il Covid. Ma torniamo all’oggi.

I due pazienti segnalati il 18 e 20 agosto, rispettivamente in Lombardia e Lazio, entrambi in via di guarigione, a differenza degli altri 79 registrati nel 2023 in Italia (tutti guariti), si sono infettati stando a casa e tanto basta perché procedure normali di profilassi e disinfestazione dei luoghi coinvolti diventino una notizia. «La Dengue è asintomatica o lievemente sintomatica. In alcuni casi è severa, ma con un buon supporto sanitario, come da noi, la mortalità è sotto l’1%», spiega Giovanni Putoto, responsabile programmazione Medici con l’Africa Cuamm. «Si manifesta», continua il medico, «come una forte influenza: febbre alta, mal di testa. È vero che non c’è un trattamento, un antivirale specifico, ma con le cure disponibili, si guarisce». A trasmettere la Dengue sono soprattutto le zanzare Aedes aegypti (non presenti in Italia) ma da noi è più facile che il veicolo sia la Aedes albopictus (zanzara tigre). Attraverso la puntura di questi insetti fastidiosi, non solo la Dengue, ma anche una serie di altri virus (arbovirus) responsabili del Chikungunya, la Zika e la West Nile (altro virus noto alle cronache), vengono prelevati da organismi infetti e iniettati in ospiti, come l’uomo. Nessuno di questi virus è originario del nostro Paese ma vi sono stati focolai in Italia portati da viaggiatori. Sull’arrivo di questa malattie tropicali, «fattore chiave» è «la crescente mobilità umana, di cui la migrazione è una componente tuttavia minima», afferma Silvia Declich, ricercatrice del Centro nazionale per la Salute globale dell’Istituto superiore di sanità e leader di uno studio internazionale sull’argomento recentemente pubblicato sulla Oxford Research Encyclopedia of Global Public Health. «È tuttavia all’interno delle comunità di migranti», spiega Declich, «che si concretizza il rischio maggiore di malattie infettive per i migranti stessi, per un maggior rischio di esposizione e per le infezioni non rilevate e non trattate a causa dell’emarginazione e delle cattive condizioni di vita».

Insomma, la non gestione dell’immigrazione da parte dell’Unione europea finisce per fare del male proprio ai migranti. Come spiega Putoto, tra gli autori di uno studio realizzato in Puglia, tra i braccianti stranieri, «a causa delle condizioni igieniche precarie, dell’indigenza in cui vivono, presentano infezioni intestinali, respiratorie e malattie da noi praticamente scomparse, come la Tbc».

Nel frattempo, i Comuni dove si sono registrai i casi di Dengue emanano ordinanze, con sicuro impatto sulla cittadinanza, per eliminare il vettore, la zanzara: vietato lasciare contenitori in cui si può raccogliere acqua piovana o stagnante, sia in luoghi pubblici che privati; niente fiori freschi nei vasi anche in cimitero (meglio sabbia umida) e obbligo di tenere sgombri i cortili e le aree aperte da erbacce, sterpi e rifiuti di ogni genere. Anche le donazioni di sangue fra i cittadini dell’area coinvolta vengono interrotte per qualche giorno, il virus infatti circola nel sangue di un infetto per 2-7 giorni. Tutte misure utili, ma non dimentichiamo che per ridurre il rischio di essere punti dalle zanzare, «in Africa», ricorda Putoto, «come medici, ci proteggiamo da sempre con l’abbigliamento, i repellenti e le zanzariere» con ottimi risultati. Ma attenzione, perché le patologie trasmesse dalle zanzare «hanno avuto un brusco incremento in Europa a causa dei cambiamenti climatici», mette in guardia Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie Infettive del San Martino di Genova. «C’è quest’estate un incremento della proliferazione delle zanzare che potrebbero trasmettere malattie infettive anche gravi, come la malaria», fa presente l’esperto riferendosi al caso di malaria che si è presentato recentemente, dopo 40 anni, negli Stati Uniti. «Nel 2022», aggiunge Bassetti, «sono stati registrati 71 casi autoctoni di Dengue, 65 in Francia e 6 in Spagna. Picco anche di casi di West Nile con 1.133 casi e 92 morti, di cui più di 700 casi in Italia». Ovviamente Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene dell’università Statale di Milano, invita «all’attenzione» perché attende «un incremento» di Dengue per «un interscambio fra infezioni importate, che poi facilitano la diffusione, e zanzare, che infettano soggetti autoctoni».

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