Il cancelliere tedesco Olaf Scholz sta già preparando la valigia per il viaggio che all’inizio di novembre lo porterà a Pechino insieme a una delegazione d’affari. Nel bagaglio metterà anche un regalo che sarà assai gradito a Xi Jinping, ovvero la firma dell’intesa sull’ingresso della impresa statale cinese Cosco nel porto di Amburgo con l’acquisto di una partecipazione del 24,9% di uno dei quattro terminal. Una quota più bassa di quella ipotizzata fino a qualche giorno fa, ovvero il 35% del terminal Tollerot gestito dalla Hamburger hafen und logistik (Hhla).
Di certo, però, la mossa di Scholz fa discutere sia in Europa, con la Commissione già irritata per la trasferta cinese all’inizio di novembre, sia in Germania, dove sei ministeri (tra cui quello dell’Economia guidato dal «verde» Robert Habeck) e mezza maggioranza si sono espressi contro la possibile cessione di una infrastruttura strategica tra i timori di una rischiosa dipendenza economica da Pechino. Secondo il rapporto pubblicato la settimana scorsa, il ministero di Habeck ha cercato di mettere la questione all’ordine del giorno di una riunione del gabinetto federale per opporsi formalmente all’acquisizione.
La cancelleria di Scholz (che di Amburgo è stato sindaco per sette anni, fino al 2018) aveva chiesto ai ministeri di trovare un compromesso evitando, così, di ricevere uno stop al voto e prendendo tempo. Ieri il compromesso è stato evidentemente raggiunto, con la riduzione del pacchetto e anche con un accordo che negherebbe a Cosco la possibilità «di concedersi contrattualmente diritti di veto sulle decisioni strategiche in materia di affari o di personale». Inoltre, alla società cinese sarebbe vietato di «nominare membri del management». Ma restano le divisioni interne. Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha dichiarato in tv che «per il futuro dobbiamo ridurre le nostre dipendenze ovunque questo sia possibile e questo riguarda anche la Cina». E ieri, su Twitter, il presidente del Ppe, il bavarese Manfred Weber, ha sottolineato che «con l’ingresso di Cosco nella proprietà del porto di Amburgo, il governo federale manda un segnale completamente sbagliato a tutta l’Europa. Sfortunatamente, l’Spd non ha imparato dalla sua ingenuità con Nord Stream 2».
Una portavoce del governo, ieri, ha cercato di gettare altra acqua sul fuoco sottolineando che l’intesa con Cosco «non è in alcun modo collegata» al viaggio del cancelliere in Cina, che la scelta su Cosco aveva un termine ultimo per il 31 ottobre e, quindi, la decisione doveva essere presa questa settimana. Da Berlino si assicura, poi, che i cinesi non potranno avere alcuna «partecipazione strategica» o «controllo strategico» nel porto tedesco. Si è, quindi, trattato di un «divieto parziale» all’accordo, che vieta anche ai cinesi il diritto a un posto nel cda e diritti speciali di veto. Alla domanda se l’ufficio del cancelliere abbia avuto contatti con Cosco prima della decisione finale, la portavoce non ha fornito commenti.
Rimangono, quindi, i sospetti. Anche per le abitudini della società cinese di comprare, inizialmente, quote più piccole dei terminal portuali per poi pian piano allargarle. Così come restano i timori di offrire alla Cina, in caso di crisi, un assist per strumentalizzare politicamente parte delle infrastrutture critiche della Germania e dell’Europa. Cosco, infatti, possiede già partecipazioni nei porti di Rotterdam e Anversa, controlla il porto del Pireo ad Atene e ha in cantiere un progetto per espandere un terminal ferroviario interno a Duisburg dove si incontrano i fiumi Ruhr e Reno, punto focale per il trasporto terrestre in arrivo dagli hub industriali cinesi.
La domanda principale è come Cosco, di proprietà dello Stato cinese, agirà in caso di conflitti politici con l’Ue e se, in casi estremi, tenterà di interrompere il funzionamento dei terminal europei. Non si tratta solo di uno scenario teorico, come dimostra l’esperienza della vendita di alcune azioni della raffineria Bayernoil alla russa Rosneft, che ha tentato di bloccare alcune decisioni importanti per gli interessi della società.
La decisione presa dall’esecutivo tedesco su Amburgo riguarda anche il nostro Paese. Nel 2018 la Hhla ha acquistato il 50,01 percento delle quote della società Piattaforma logistica Trieste, battendo la concorrente Cmg, compagnia statale cinese già presente in diversi scali europei e del Mediterraneo. Inoltre, Cosco controlla con Qingdao Port International il 49,9% del Vado Gateway, il terminal container deep-sea del porto di Vado Ligure. L’accordo siglato da Scholz potrebbe, quindi, permettere alla Cina di consolidare la sua presenza anche nel porto di Trieste dove Cosco, il 27 giugno, ha inaugurato un collegamento ferroviario con la Slovenia. Si tratta di un company train, per il trasporto di componentistica per la fabbrica cinese Hisense, con cadenza, al momento, settimanale. Ma nel prossimo futuro farà arrivare i suoi treni anche in Ungheria.
Se un domani il clima su Taiwan tra Usa e Cina diventasse ancor più incandescente, tutti gli avamposti logistici e infrastrutturali di Pechino in Europa diventerebbero ancora più scomodi, per usare un eufemismo.
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