Il mondo idolatra i fanciulli solo se servono alla propaganda
George Boas (Getty images)
Ne «Il culto della fanciullezza» George Boas spiega come il mondo chieda ai più piccoli di crescere in fretta per farli divenire modelli politici perché «incorrotti». Così nascono i falsi miti alla Greta Thunberg o la fola dei minori che possono decidere di che sesso sono.

«Se per gli uomini fu possibile vedere nel fanciullo una copia di Adamo prima della caduta dell’uomo nell’età dell’oro, fu anche possibile glorificarlo come possessore di tutte le virtù che erano state in origine». Il grande storico delle idee George Boas scriveva queste parole nel 1966, giusto pochi minuti prima dell’alba della potente contestazione americana che avrebbe portato al centro della scena i giovani quali soggetti politici e, addirittura, modelli da seguire. La citazione è tratta da un saggio breve ma denso intitolato Il culto della fanciullezza (ora in libreria per Mimesis): benché abbia ormai una certa età, si può dire che questo scritto descriva perfettamente un aspetto rilevante della società occidentale contemporanea.

I giovani e ancora di più i bambini sono oggetto di una sorta di feticismo. Vengono presentati come scintilla di purezza alla cui innata sapienza ci si deve abbeverare, per via di una stravagante forma di primitivismo secondo cui l’infante è incorrotto o, comunque, meno corrotto dal mondo e dalle sue nefaste influenze.

l’inizio

«La domanda che si pone nel libro», scrive Marco Belpoliti introducendo il pensiero di Boas, «è: quando è cominciata la venerazione dei bambini? Nelle civiltà antiche, come nel corso del Medioevo, i bambini non erano certo al centro dell’interesse delle differenti società umane occidentali. Secondo Boas questo è avvenuto all’interno della civiltà cristiana e ha avuto un tempo di sviluppo non brevissimo. Nelle epoche passate, infatti, non era il bambino l’ideale di vita, né gli adulti erano così propensi a pensare di restare giovani a lungo o di comportarsi come se fossero ancora bambini. Quando è accaduto che il fanciullo è diventato l’ideale di un’intera società?».

Secondo Boas l’idea di una purezza originaria del fanciullo «si trova nei mores delle società nordamericane: nell’amore per la furberia, nella passione per costituire e organizzare delle società segrete, in cui si richiedano particolari riti e costumi e sono dati agli adepti strani titoli, nelle baruffe adolescenziali della farsa americana, nelle rapide innovazioni dello slang, Nell’amore per i fumetti, i quali raggiungono un’estensione tale da tradurre in immagini la Bibbia e le grandi narrazioni classiche, cosicché di tali opere non rimangono che momenti di azione. Ma la si trova anche in programmi di educazione, dove talvolta essa è chiamata filosofia della vita, e nella critica di opere d’arte. Se gli adulti sono spinti a conservare la loro giovinezza, a “pensare in modo giovanile”, a comportarsi e vestirsi come ragazzi, ciò avviene perché il fanciullo è stato loro proposto come paradigma di uomo ideale».

Scrive ancora Boas: «È stato spesso sottolineato come negli Stati Uniti i bambini sono assecondati in tutti i loro desideri. Nessuno – io credo – è contento di essere represso nei propri desideri e, se fosse pensabile una vita in cui essi venissero tutti appagati e dove la sola legge di Thélème (fa’ ciò che vuoi) non fosse mai violata, si penserebbe probabilmente che questo è l’ideale. I bambini americani hanno quasi raggiunto questo limite di felicità. Dal tempo della signora Trollope ai nostri giorni, essi sono stati rappresentati come dei beniamini viziati, autorizzati a fare tutto ciò che desiderano e mai rimproverati o puniti».

ai giorni nostri

«Il quadro è naturalmente molto esagerato, ma deve esserci in esso parecchio di vero, dato che tanti osservatori lo hanno rilevato. La disciplina nelle scuole si è molto rilassata – ed effettivamente c’era spazio per il rilassamento – e si è proposto che soltanto gli interessi del bambino debbano determinare il curriculum che egli deve seguire. L’espressione di sé fu lo scopo perseguito da tutti, sebbene pochi abbiano posto la questione circa l’essenza dell’io e se ci siano delle maniere buone e delle maniere cattive di esprimerlo. Nelle arti l’insegnamento di qualunque tecnica fu deplorato, giacché il solo fatto che ciò che un bambino faceva fosse infantile bastava a giustificarlo».

Ovviamente la situazione attuale è meno drammatica di come Boas la descriveva alla fine degli anni Sessanta, ma in fondo non troppo dissimile. Gli adulti si sono infantilizzati e ai bambini, di converso, si richiede una crescita precoce. Soprattutto, è evidente l’uso politico che viene fatto dei fanciulli. Basti pensare alla rilevanza che ha assunto a un certo punto Greta Thunberg (e al relativo declino a cui è andata incontro crescendo) o alle folli idee – ribadite dalla teorie gender – secondo cui un piccino potrebbe decidere da solo il proprio sesso, riscoprendo, di nuovo, una sorta di verità primigenia al di sotto delle orrende «costruzioni sociali». Il bambino (e così il giovane), insomma, risponde alla odierna fissazione per la autenticità, che del resto riverbera in numerosi campi.

la demolizione

La rilevanza politica del fanciullo è riscontrabile anche in negativo. Ed è questo il caso di Irene Cecchini, ventiduenne lodigiana divenuta famosa per essere riuscita a interloquire con Vladimir Putin durante un evento pubblico. Da qualche giorno è sottoposta a un battage mediatico angosciante: la sua esistenza è stata scannerizzata, la sua foto è finita su tutte le prime pagine. Abbiamo persino dovuto assistere al triste spettacolo dei suoi genitori costretti a spiegare ai cronisti che «nostra figlia non è una spia, non è Mata Hari». Che ha fatto la poveretta? Studia in Russia e si è trovata bene. Fine. Certo, non v’è dubbio abbia partecipato a un incontro propagandistico con il presidente russo. Ma non risulta che si sia proposta come leader di un movimento di «giovani per Putin» o che abbia proclamato chissà quali slogan. Si trova bene dove sta e questo appare intollerabile ai media nostrani che – più o meno surrettiziamente – le hanno cucito addosso un abitino da piccola pioniera sovietica.

Essendo una giovane donna, più di tanto non si può infierire, ma il peso che la sua figura ha assunto nel dibattito pubblico è spropositato, indice di una ossessione. È (anche) questo il culto della fanciullezza tratteggiato da Boas: si venerano gli infanti soprattutto se giovano alla causa. Se la danneggiano, possono essere serenamente vilipesi. O lasciati morire sotto le bombe.

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