I prezzi del settore energetico sono aumentati del 10% grazie alla ripresa e alla scarsità delle scorte. Cresce l’uso di rinnovabili, ma le società non rinunciano ai combustibili fossili. Aleggia però lo spettro bolla

Il tema dell’energia è tornato caldo. I prezzi dei prodotti energetici sono saliti del 10 % rispetto all’anno precedente. C’è, insomma, sete di petrolio ma anche di gas, i cui valori sono tornati ai livelli del 2008. Un elemento che fa di certo bene a chi vuole investire nei titoli energetici. Diversi fattori spiegano il fenomeno. Innanzitutto, la ripresa economica post Covid-19, soprattutto in Cina e nel Vecchio continente, alimenta una domanda sostenuta da industrie ad alta intensità energetica (cartotecnica, chimica, automobilistica, alluminio, agroalimentare, siderurgica), che assorbe tre quarti della produzione mondiale di metano. Inoltre, il freddo e il lungo inverno hanno costretto i produttori ad attingere alle scorte per fornire caldaie per privati e turbine nelle centrali elettriche. Il loro rifornimento in previsione dell’inverno spinge i prezzi. A ciò si sono aggiunte le operazioni di manutenzione sui giacimenti nel Mare del Nord e la chiusura del sito di gas naturale liquefatto a Snovhit, nel Nord della Norvegia, a seguito di un incendio.

Pesa infine la Russia, che fornisce il 40% delle importazioni dall’Ue. L’evoluzione dell’offerta europea e dei prezzi dipendono fortemente da Gazprom che ha ridotto i flussi di passaggio attraverso l’Ucraina verso l’Europa. Si è in attesa della messa in servizio del Nord stream 2, il gasdotto che porterà il gas in Germania passando sotto il Baltico, al quale gli Stati Uniti non si oppongono più. Nel settore dell’energia, poi, molte società che avevano bloccato gli investimenti restano sul guado poiché non riescono a comprendere se il prezzo attuale del petrolio è quello su cui basarsi o se stiamo in una fase eccezionale.

«I titoli delle società collegate all’energia nell’ultimo anno sono risaliti prepotentemente, ma se si guarda a tre anni il bilancio è quasi sempre in rosso. La bolla dei titoli legati alle energie rinnovabili quotati gonfiata dai fondi Esg si è parzialmente sgonfiata», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti Soldiexpert scf. La buona notizia è che la quantità di energia rinnovabile aggiunta ai sistemi energetici globali è quasi raddoppiata nel 2020 rispetto all’anno precedente ed è mediamente più economica dei combustibili fossili.

Russell Hardy, ad di Vitol, il più grande commerciante di petrolio indipendente del mondo, prevede che la domanda di petrolio tornerà al livello pre pandemia il prossimo anno e raggiungerà il picco nel 2030. Così, i colossi guardano alle rinnovabili ma non abbandonano i combustibili fossili. D’altro canto, convertirsi totalmente a solare, eolico o idrogeno non è privo di rischi. Si tratta di mercati ferocemente competitivi con rendimenti più bassi rispetto al petrolio.

Da non perdere

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…