Modificare il Pnrr non è più un tabù. Sì dell’Ecofin alle richieste di 4 Paesi
Valdis Dombrovskis (Ansa)
  • Mentre in Italia la sinistra si straccia le vesti per i cambiamenti proposti dal governo, arriva la luce verde alle domande di Irlanda, Francia, Malta e Slovacchia. La Germania mette in guardia sugli aiuti all’Ucraina.
  • Il ministro all’Agricoltura e alla sovranità alimentare Francesco Lollobrigida ha partecipato alla protesta di Coldiretti contro le norme comunitarie che vietano ai pescatori le reti a strascico: «Difenderemo il settore». A rischio 3.000 imbarcazioni.

Lo speciale contiene due articoli.

Mentre in Italia le opposizioni polemizzano a ogni stormir di fronda su possibili richieste del governo di modifiche al Pnrr, come se fosse un atto di blasfemia, a Bruxelles hanno già accordato tali modifiche a più di un Paese. La riunione dell’Ecofin di ieri, infatti, tra i vari punti all’ordine del giorno ha approvato quello che chiedeva di dare il via libera a cambiamenti rispetto all’originale formulazione del Pnrr in Francia, Slovacchia, Irlanda e a Malta. Una notizia che forse non farà piacere a chi, soprattutto a sinistra, infarcisce il dibattito politico di toni apocalittici sui presunti effetti catastrofici di una correzione di tiro nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nella fattispecie, i piani modificati di Francia, Malta e Slovacchia ora includono un nuovo capitolo riguardante la diversificazione dell’approvvigionamento energetico, mentre il piano dell’Irlanda è stato aggiornato per richiedere l’adeguamento dei tempi per determinate misure. Quest’ultima richiesta appare la più simile a quanto sta emergendo in Italia e la motivazione dell’ok data dall’Ecofin lascia presupporre sviluppi simili per Roma. Secondo la Commissione, infatti, le modifiche proposte da tali Stati membri non pregiudicano la pertinenza, l’efficacia, l’efficienza e la coerenza dei loro Piani di ripresa e resilienza.

Migliore controprova di tale assunto è quanto ha dichiarato al termine della riunione il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis: «L’Italia», ha detto Dombrovskis, «ha presentato richiesta di modificare una specifica serie di milestone e target legati alle misure previste per la quarta richiesta di pagamento del Pnrr invocando l’articolo 21 del regolamento sul Recovery, che permette agli Stati membri di richiedere revisioni del piano in casi limitati e ben definiti, quando possono dimostrare di non poter più rispettare milestone e target a causa di circostanze oggettive». «La Commissione», ha aggiunto, «ha ora fino a due mesi per valutare se, con i cambiamenti proposti ai target dell’Italia, il Pnrr rispetta ancora i criteri stabiliti dal regolamento sul Recovery». Molto importante quello che ha detto alla fine, e cioè che «queste richieste non sono inusuali, altri Stati membri hanno richiesto simili modifiche ai loro Pnrr, come il Lussemburgo, la Finlandia, la Germania e l’Irlanda».

A questo proposito, il commissario all’Economia Paolo Gentiloni ha insistito, proprio a margine della riunione dell’Ecofin, sull’importanza che ha per l’Italia fare in modo di non perdere alcuna risorsa prevista da Next generation Eu: «Una sfida perché, avendo un debito pubblico elevato, ha a disposizione un mezzo per effettuare gli investimenti che altrimenti non potrà fare, in una fase in cui occorrono politiche economiche prudenti». Per quanto riguarda l’interlocuzione col nostro governo, Gentiloni ha spiegato che per parlare con il nostro ministro dell’Economia «non ci mancano le occasioni».

Altro capitolo molto rilevante affrontato dall’Ecofin, la riforma del Patto di stabilità, ma su questo è parso evidente che manca ancora molto tempo affinché venga presa una decisione. Non si è andati, infatti, oltre a una dichiarazione di principio che però fa capire quanto sia lunga la strada verso l’accordo: il ministro spagnolo delle Finanze Nadia Calvino (la Spagna ha la presidenza di turno) ha fatto sapere che «c’è un forte accordo e la determinazione a lavorare velocemente nell’ottica di raggiungere un’intesa sulla riforma del patto di stabilità nel prossimo autunno». Da parte sua, interpellato anche su questo, Gentiloni ha osservato che «due cose sono essenziali: il tempo, perché l’accordo deve essere trovato entro la fine dell’anno, e l’equilibrio». «La Commissione», ha aggiunto, «ha presentato una proposta equilibrata, siamo ovviamente pronti a supportare ogni sforzo per cambiare, modificare o trasformare sostanzialmente questa proposta, purché», ha concluso, «l’equilibrio venga mantenuto». Inoltre, la presidenza di turno spagnola ha anche smentito che la questione della riforma del Patto sia stata messa in relazione, nel corso dello svolgimento dell’Ecofin, alla questione della ratifica del Mes da parte del nostro Paese.

Una questione che invece comincia a essere piuttosto impattante sulle finanze dei 27 è quella degli aiuti all’Ucraina, che in poco tempo hanno raggiunto cifre ragguardevoli. Il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner ha subito messo le cose in chiaro, visto che l’Ecofin ha quantificato in 500 miliardi l’ammontare degli aiuti a Kiev da qui al 2027, affermando che Berlino non accetterà un maggiore prelievo da girare al bilancio Ue su questo capitolo di spesa: «Per noi è essenziale sostenere l’Ucraina», ha detto, «ma tutti gli Stati membri hanno limiti finanziari e per questo la Commissione non si deve aspettare che gli Stati membri contribuiscano di più al bilancio dell’Ue».

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