- Larga maggioranza: 350 voti. Il premier: «Non smantelleremo quanto c’è di buono». Forza Italia alleata del Pd: «Programma intriso di pauperismo e giustizialismo».
- Da Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni promesse e bugie ma mai cifre. Perché il capo del governo dà l’indirizzo politico, non usa il pallottoliere.
Lo speciale contiene due articoli.
Il governo guidato da Giuseppe Conte incassa la fiducia anche alla Camera. Una fiducia ampia: 350 sì, 35 astenuti, 236 no. Dopo il via libera di Montecitorio, il governo del cambiamento è nella pienezza delle sue funzioni. Il risultato della votazione scatena un vero e proprio boato in aula: M5s e Lega si stringono intorno al presidente del Consiglio e all’intero governo. Tonico e determinato, sempre più a suo agio sul palcoscenico politico e istituzionale, il premier rintuzza gli attacchi delle opposizioni e tranquillizza, nella sua replica, sia l’Europa che la Nato, preparandosi ad affrontare il suo primo, importantissimo, impegno internazionale: il G7 in programma in Canada domani e dopodomani. «La prima cosa al G7 per l’Italia», spiega Conte, «sarà farsi conoscere, la seconda farsi rispettare».
Conte, con al suo fianco i due pilastri della maggioranza M5s-Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si rivolge agli alleati del Patto atlantico: «Per quanto riguarda», dice Conte, «la posizione a livello internazionale, siamo nella Nato e vogliamo rimanerci optime». Un passaggio apprezzato dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, al quale Conte rivolge il suo saluto e ringraziamento, esprimendo anche la sua amarezza per gli attacchi rivolti nelle scorse settimane al capo dello Stato, che hanno coinvolto anche la memoria di Piersanti, il fratello di Sergio Mattarella trucidato dalla mafia. «Questo esecutivo», aggiunge Conte, «oltre al contratto di governo, ha presente la Costituzione e iscriveremo tutte le nostre iniziative sotto l’architettura costituzionale, la carta europea dei diritti fondamentali e il sistema della Corte europea dei diritti dell’uomo».
Conte si sofferma sulla necessità di ridiscutere le regole europee senza strappi ma attraverso un dialogo costante quanto fermo con Bruxelles: «Questo governo», scandisce Giuseppe Conte, «ha l’ardire di voler promuovere delle nuove politiche economiche. Questo significa evidentemente, favorire la crescita nel rispetto di una discesa progressiva del debito. Bisogna vedere come arrivarci», aggiunge Conte, «negozieremo anche a livello europeo e quindi ci siederemo a quei tavoli volendo esprimere un indirizzo politico. E ci auguriamo di avere la fermezza e la risolutezza necessari per essere ascoltati dai nostri partner». Entra nel merito delle questioni più urgenti e determinanti, Conte, nella sua replica alla Camera, scatenando l’entusiasmo della sua maggioranza, compatta nell’applaudire il premier in moltissime occasioni.
Conte fa chiarezza sulla flat tax e sul reddito di cittadinanza, argomenti che le opposizioni, strumentalmente, utilizzano in queste ore per attaccare il governo del cambiamento: «Sulla flat tax», sottolinea Conte, «siamo tutti d’accordo, il sistema fiscale e tributario oggi lascia molto a desiderare, c’è da operare una riforma. È molto chiaro che è previsto un sistema di aliquote, bisogna recuperare un sistema di progressività e ci sarà anche un sistema di no tax area. Il reddito di cittadinanza non sarà una misura assistenziale», precisa Conte, «lo abbiamo concepito come un sostegno per il reinserimento lavorativo. Il reddito di cittadinanza sarà articolato in più di una fase. La prima fase è potenziare i centri dell’impiego, diversamente siamo di fronte all’erogazione di misure che abbiamo già sperimentato. Abbiamo scelto di progettare questa misura in modo molto oculato e articolato».
Sarà una rivoluzione, quella del governo del cambiamento, condotta all’insegna della saggezza e del realismo. Conte garantisce che ciò che di buono è stato fatto in precedenza, sulla scuola, sull’immigrazione, non verrà smantellato ma migliorato. «Non siamo qui per stravolgere. Sull’immigrazione», sottolinea Conte, «c’è l’esigenza di gestire flussi migratori, finora a livello europeo la gestione si è rivelata fallimentare, penso possiamo concordare tutti. Intendiamo promuovere una più equa ripartizione della responsabilità a livello europeo, non è una questione solo economica, lo ha detto anche Angela Merkel, ma è il concetto di cittadinanza europea». «Vogliamo operare», precisa il presidente del Consiglio, «un ragionamento costi-benefici per le infrastrutture. Non ci sottrarremo agli investimenti sulle infrastrutture».
Le dichiarazioni di voto dei capigruppo rispecchiano le posizioni dei partiti. Mariastella Gelmini di Forza Italia, e Graziano Delrio del Pd attaccano Conte con argomentazioni trite e ritrite: la presunta vaghezza del programma, «intrisi di pauperismo e giustizialismo», i conti pubblici. Curioso il nervosismo con il quale i «Nazareni» reagiscono all’unisono quando Conte parla di conflitto di interessi. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, conferma l’astensione benevola, nell’attesa di entrare organicamente in maggioranza: «Non daremo la fiducia a questo governo», annuncia la Meloni, «ma tiferemo affinché faccia bene perché noi siamo prima di ogni cosa e di ogni interesse sempre e comunque dalla parte degli italiani».
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