Gli Usa ridotti a reality: Clooney molla Biden
Joe Biden (Getty Images)

Al vertice Nato spinta per l’ingresso di Kiev, nuovi aiuti e sì del neo premier inglese all’uso di armi contro MoscaMa l’osservato speciale è il presidente americano. Che subisce due richieste di sfratto: Nancy Pelosi e l’attore.

«Un summit storico che avviene in un momento di incertezza per tutti gli alleati e anche per i Paesi partner». Con queste parole ieri a Washington Jens Stoltenberg ha aperto la tre giorni del vertice Nato, con al centro del tavolo il tema del conflitto in Ucraina. Più che la prossima adesione di Kiev all’Alleanza atlantica di cui si è tanto discusso e ancora si continua a discutere, le notizie di maggiore importanza nel breve e medio periodo a Volodymyr Zelensky le hanno riportate Joe Biden e Antony Blinken. Il presidente americano ha annunciato che Stati Uniti, Germania, Italia, Paesi Bassi e Romania consegneranno all’Ucraina altri cinque sistemi di difesa aerea strategica Patriot. Il segretario di Stato americano ha invece rivelato che Danimarca e Olanda hanno già cominciato a trasferire i jet F-16 sul suolo del Paese invaso dalla Russia.

«Gli F-16 avvicinano una pace giusta e duratura», ha immediatamente scritto su X il presidente ucraino. «Il terrorismo deve fallire ovunque e in qualsiasi momento. Il nostro team continua a lavorare a Washington per raggiungere accordi che rafforzino le capacità di difesa dell’Ucraina». Un Zelensky che però non si accontenta, in quanto dopo aver ringraziato i partner e gli Stati Uniti per i nuovi aiuti, ha chiesto di ottenere al più presto almeno altri 128 caccia da combattimento: «Senza questi non siamo in grado di competere con l’aeronautica russa» ha denunciato nel suo discorso tenuto a margine dell’incontro con i capi di Stato e di governo dei 32 membri della Nato.

A svelare più nel dettaglio la consistenza del nuovo pacchetto di aiuti che l’Occidente è pronto a fornire a Kiev, il cui valore supera il miliardo di dollari, è il ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov: «Il pacchetto include altre batterie di Patriot, il sistema Samp-T e componenti per il loro funzionamento. Inoltre, nei prossimi mesi, gli Stati Uniti e i loro alleati forniranno decine di sistemi di difesa aerea tattici, come Nasams, Hawk, Iris T-slm, Iris T-sls e il tedesco Gepard. Ciò rafforzerà significativamente la nostra difesa e ci aiuterà a proteggere le nostre città, i civili e le infrastrutture critiche».

L’altro tema scottante al centro del summit era il dossier dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Stoltenberg, che dal 1° ottobre sarà sostituito da Mark Rutte, ha osservato che «tutti i Paesi dell’Alleanza sono favorevoli, ma al momento è ancora troppo presto per dire quando ciò avverrà». Tutti tranne l’Ungheria evidentemente. Il governo di Budapest, ancora al centro delle polemiche e delle critiche per le recenti visite di Viktor Orbán a Vladimir Putin e Xi Jinping, ha espresso parere contrario per voce del ministro degli Esteri, Peter Sjizzarto: «L’adesione dell’Ucraina alla Nato non è fattibile a causa del rischio di un conflitto diretto con la Russia». Lo stesso Orbán, attraverso un post su Facebook, ha ricordato alla Nato che deve «rimanere un’alleanza difensiva, così come era stata concepita quando fu fondata 75 anni fa». Una posizione simile, seppur espressa con parole differenti, è quella comunicata da Recep Tayyip Erdogan: «Assicuriamo il sostegno a Kiev, ma manteniamo anche la nostra posizione di principio di non rendere la Nato una parte in guerra» ha affermato il presidente turco.

Non era presente al vertice, ma in qualche modo si è fatto sentire con un messaggio singolare e provocatorio, anche Donald Trump. L’ex inquilino della Casa Bianca ha postato così sul proprio social Truth: «Gli Stati Uniti sono quelli che stanno pagando di più per aiutare l’Ucraina. L’Europa dovrebbe mandare a Kiev 100 miliardi di dollari per pareggiare». Fresco di elezione nel Regno Unito, si è abbattuto come un ciclone al vertice Nato Keir Starmer. Il neo premier laburista, oltre a invitare i Paesi Nato a incrementare le spese per la difesa dal 2 al 2,5% del Pil, ha evocato l’istituzione di un patto di sicurezza tra Regno Unito e Ue, non alternativo, ma complementare alla Nato e, soprattutto, ha detto di essere favorevole all’utilizzo da parte delle forze ucraine dei missili Storm Shadow per colpire obiettivi militari sul territorio russo. Un’eventualità, quest’ultima, definita come «escalation pericolosa» da Mosca. Nel frattempo dal Cremlino sono arrivate le prime reazioni al vertice Nato. A parlare è stata la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova: «L’Ucraina non è ancora stata accettata nella Nato poiché gli alleati non hanno deciso come dividerla. Non sanno ancora come verrà tracciata la linea che taglierà questa torta già stantia e chi ne otterrà quale parte». L’altra superpotenza spettatrice da lontano del vertice era la Cina, a cui la Nato ha voluto recapitare un messaggio forte: «La Cina continua a costituire una minaccia per l’Europa e la sicurezza. In quanto membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu, interrompa ogni sostegno materiale e politico alla Russia nella guerra contro l’Ucraina».

A Washington, però, non si è discusso soltanto di Ucraina. Su pressione di Italia e Spagna, con Giorgia Meloni e Pedro Sánchez che hanno chiesto all’Alleanza maggiore impegno sul fianco Sud che si affaccia sul Mediterraneo, la Nato ha deciso di designare un inviato speciale in riferimento al Medio Oriente e all’Africa.

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