vincenzo de luca
Vincenzo De Luca (Getty Images)

So che qualcuno penserà che io sia impazzito, tuttavia, dopo aver visto le ultime sortite di Vincenzo De Luca, contro i «cafoni» che rovinano Salerno e anche contro la sinistra, comincio a credere che ci vorrebbe un De Luca in ogni città. Sì, l’ex presidente della Regione sarà pittoresco e userà metodi poco convenzionali, ma ve lo immaginate uno così al posto di Beppe Sala, a Milano?

Altro che discorsi politicamente corretti, calzini arcobaleno per lanciare la Pride week, aperitivi e sfilate di moda. Lo dico pur non avendolo particolarmente apprezzato durante i suoi dieci anni alla guida della Campania, però vederlo impallinare nell’ordine Elly Schlein, Angelo Bonelli e Giuseppe Conte, definiti «pollastri infilzati e messi a rosolare da Giorgia Meloni» è uno spasso impagabile.

Da qualche mese De Luca è tornato a fare ciò che sa fare meglio, ovvero lo «sceriffo».

Era il suo soprannome prima che la legge dei due mandati lo costringesse a mollare la poltrona di primo cittadino. In quegli anni pareva la versione meridionale di Giancarlo Gentilini, il leghista che a Treviso si intestò la guerra al degrado.

Con la differenza che De Luca non era un militante del partito di Umberto Bossi, ma un funzionario nato e cresciuto dentro il Pci. Prima nell’Alleanza dei contadini, cioè sindacalista del settore agrario, e poi come responsabile della federazione comunista.

Eppure, nonostante l’estrazione politica di sinistra, De Luca, che in principio veniva chiamato Pol Pot per lo stile a dir poco dittatoriale, ha sempre tenuto una linea sul fronte della sicurezza e del decoro che potremmo definire di centrodestra.

E infatti anche l’ultima sortita urbana va in questa direzione. Appena lasciata la Regione e rieletto alla guida di Salerno, ha istituito il Nos, ovvero un nucleo di agenti di polizia urbana direttamente ai suoi ordini. In pratica, De Luca ha creato la sua forza dell’ordine personale, con l’obiettivo di «sorvegliare le persone sospette», ma anche di mettere nel mirino parcheggiatori abusivi, scippatori e immigrati irregolari.

Legge e ordine. E infatti se l’è presa anche con quanti contribuiscono al degrado della città, installando telecamere per controllare chi scarica i rifiuti invece di depositarli negli appositi centri di raccolta.

L’ultimo video diffuso in una delle sue dirette social mostra un tizio in costume da bagno che abbandona in strada un vecchio frigorifero. «Abbiamo identificato questo deficiente e ora pagherà», è stato il commento di De Luca, il quale non si fa scrupolo a pattugliare le vie cittadine insieme ai suoi agenti.

Ma ‘O Sceriffo non si limita a prendere di mira i «cafoni» salernitani e ne ha anche per i compagni romani.

Nella sua ultima diretta, eccolo attaccare i dirigenti del Pd, il suo partito, per aver consentito a Giuseppe Conte di esibirsi in tutte le Feste dell’Unita, «dando prova di imbecillità politica». E Angelo Bonelli, leader dei Verdi e alleato del Partito democratico, è stato definito un salice piangente, ovvero uno «dei produttori di depressione nazionale», un «portaseccia», che in campano significa portasfiga, uno che appena viene nominato fa rabbuiare il cielo.

Quanto al leader dei 5 stelle, De Luca lo definisce un «trasformista luciferino», attaccandolo per la storia delle primarie, trovando assurdo che pretenda di guidare la coalizione di sinistra pur avendo meno voti del principale partito della sinistra.

Un’idea che l’ex presidente della Campania definisce una grossa stupidaggine. Ovviamente per Elly Schlein, il sindaco di Salerno è una spina nel fianco e la segretaria del Pd di lui avrebbe fatto volentieri a meno, mandandolo in pensione.

Ma a 77 anni De Luca si è ricandidato per la quinta volta alla guida del Comune, rinunciando perfino al simbolo del Pd. E dunque rieccolo sulla breccia, in una versione che, credo, funzionerebbe a meraviglia in qualsiasi città, a cominciare da Milano.

Ovviamente di De Luca non condivido tutto e certe idee, tipo inseguire con i droni chi durante il Covid usciva per passeggiare in spiaggia, mi paiono strampalate.

Ma al di là delle bizzarrie del personaggio e di alcune uscite un po’ sopra le righe, che grazie Maurizio Crozza lo hanno trasformato in un personaggio popolarissimo, chi si candida a guidare una metropoli un po’ gli dovrebbe somigliare.

Che si tratti di Roma, Milano, Torino, Palermo o Firenze, chi vuole fare il sindaco dovrebbe lasciar perdere le sfilate del Gay pride e i discorsi politicamente corretti e rimboccarsi le maniche, perché le cose che contano sono i servizi e non il numero di piste ciclabili.

Di certo la sicurezza in un quartiere è più importante che la multietnicità. A un amministratore locale non si chiede di occuparsi di fine vita, di utero in affitto, di diritti in astratto, ma di far bene il proprio mestiere, cioè di garantire che una città sia pulita e che i cittadini si sentano tranquilli a casa propria.

Se poi per avere tutto ciò bisogna candidare De Luca a Milano o a Roma, io ci sto. Anche perché quando definisce Bonelli un salice piangente mi diverte di più delle facce piangenti di Beppe Sala e Roberto Gualtieri.

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