«Firme false e articoli manomessi: come lavorano gli spazzini del web»
Inchiesta internazionale racconta Eliminalia, azienda con base in Spagna e filiali in mezzo mondo: cancella le notizie sgradite ai clienti (impresentabili) grazie a mail con indirizzi farlocchi dell’Ue e minacce legali.

Lo chiamano «il Maradona dei soldi». Diego Adolfo Marynberg, finanziere argentino-israeliano ci tiene molto alla sua reputazione e il soprannome in realtà se lo è dato da solo. Per questo, per tutelare la propria reputazione, la sua Adar Capital Partners si è rivolta a Eliminalia per togliere dal web almeno 180 articoli che legavano la sua fortuna ai rapporti con la famiglia Kirchner e con l’ex presidente venezuelano Hugo Chavez. Ci sono due problemi: il primo che i rapporti erano veri: nel 2019 finirà sotto indagine in Usa con l’accusa di aver riciclato denaro per conto del successore di Chavez, Maduro. Il secondo è che Eliminalia usa metodi poco ortodossi, quando non fraudelenti, per ottenere i suoi risultati. La Adar Capital – che paga 400.000 euro a Eliminalia per i suoi servizi – è solo uno dei 1.400 clienti di Eliminalia, società basata in Spagna ma ramificata in mezza Europa.

A svelarne rapporti e metodi di lavoro è un’inchiesta giornalistica internazionale coordinata da Occrp, che ha potuto esaminare oltre 50 mila documenti interni di Eliminalia e dei suoi partner e clienti, anche italiani. A rivolgersi alla società, oltre a una serie di privati cittadini che hanno ritenuto legittimamente offensivi o denigratori o semplicemente non corrispondenti al vero articoli apparsi sul web, anche una serie di personaggi con alle spalle storie di riciclaggio, bancarotta, frode, sfruttamento della prostituzione o traffico di bambini.

Alla base del business di Eliminalia c’è un ragionamento estremamente semplice: tutti i contenuti che non appaiono su Google non esistono. Secondo una ricerca di Advanced web ranking, il 92% degli utenti desktop e l’84% di chi si collega dal telefono si ferma ai risultati che escono nella prima pagina del motore di ricerca. La normativa sulla tutela della privacy e sul diritto all’oblio hanno aperto un mercato per le agenzie specializzate che si occupano, legittimamente, di tutelare la reputazione dei propri clienti da notizie che potrebbero essere fuorvianti. Il metodo di lavoro di Eliminalia, il suo valore aggiunto per così dire, è che la richiesta di rimozione o deindicizzazione dei contenuti è spesso fraudolenta. E lo scopo è di far sparire notizie vere ma sgradite ai suoi clienti.

Il metodo standard è l’invio di una mail, che con una serie di riferimenti normativi citati anche in maniera impropria chiede la rimozione di un determinato articolo. La mail riporta la dicitura della Commissione europea e un indirizzo di Bruxelles che in realtà è un coworking. Ovviamente non ha nulla a che vedere con l’Ue, se non di essere nel cuore del quartiere degli uffici dell’Ue. Ma spesso è sufficiente per far sparire l’articolo sgradito e di fronte alla minaccia di un’azione legale, specialmente una piccola testata, preferisce rimuovere assecondare la richiesta. Un altro metodo è quello di inviare a Google la richiesta di deindicizzazione per violazione del copyright, con la firma dell’ufficio legale di un importante gruppo editoriale. In alcuni casi, come i documenti dell’inchiesta hanno dimostrato, gli articoli sono stati retrodatati per apparire come legittima la presunta violazione.

Quanto questo non era sufficiente, il piano B era quello di «sommergere» i contenuti indesiderati con articoli che nulla avevano a che vedere con il cliente ma che apparivano comunque tra i primi risultati dei motori di ricerca. Per far salire gli articoli falsi nei risultati del motore di ricerca veniva utilizzata anche una tecnica nota come backlinking. In pratica, si linkano gli articoli falsi in blog o forum. Il numero dei link esterni è uno dei criteri che l’algoritmo di Google utilizza per stabilire la rilevanza di un articolo e dunque il suo posizionamento tra i risultati di una ricerca.

Un’azienda italiana, la Area spa, è stata multata nel 2014 dalle autorità americane per aver venduto dei software spia al regime siriano di Bashar Assad. Software che avrebbero potuto essere utilizzati per controllare e reprimere gli oppositori politici del regime. Nel 2017 Eliminalia «copre» le notizie sulla multa americana con una serie di articoli falsi, che collegavano la Area spa a lezioni di ballo Kpop o scuole di lotta. Oggi, gli articoli sul Kpop sono spariti ma la notizia della multa americana è raggiungibile solo con una ricerca complessa mentre se si inserisce «Area spa Varese» il primo articolo critico – relativo alla sospensione della vendita dei suoi prodotti al regime egiziano – esce nella quinta pagina di Google.

I clienti italiani venivano girati a Eliminalia dal suo partner italiano, ReputationUp. Tra questi, oltre ad ArcelorMittal Italy del quale abbiamo parlato ieri, ci sono ad esempio i fratelli Aron, Christian e Stephan Steinkeller. Altoatesini, nel 2019 sono finiti in una inchiesta della Procura di Bolzano per la truffa di OneCoin, una moneta digitale che si è rivelata in realtà essere uno schema Ponzi. Dove gli ultimi investitori pagano i rendimenti elevati dei primi, finché il sistema non collassa. Hanno pagato 38.000 euro per «ripulire» la loro immagine. Italiano è anche Ena Angelo Trevisan. Nel 2015, dopo una condanna per bancarotta, si rivolge a Eliminalia. Oltre ai risultati, trova attraente anche il business. Due anni dopo fonda la Eliminalia Holding e una serie di altre società che diventano partner di Eliminalia e gestiscono i clienti in Svizzera e in Italia. Tra i clienti svizzeri c’era ad esempio la Cbh, Compagnie bancaire Helvetique, che grazie a Eliminalia ha rimosso gli articoli che la legavano alle attività di un uomo d’affari argentino, Lazaro Baez, accusato di aver riciclato decine di milioni di euro di proventi illeciti legati a contratti pubblici nel suo Paese.

Le mail che rimandavano alla Commissione europea partivano in realtà dall’Ucraina. È lì che ha sede la Maidan Holding, quella che sembra la capofila del gruppo Eliminalia. Gli uffici sono in realtà a Barcellona, ma in Ucraina c’era una sorta di base operativa che si occupava di veicolare le richieste di rimozione dei contenuti. Ma Eliminalia opera globalmente: gli uffici sono in Italia, Ucraina, Messico, Bolivia, Repubblica Dominicana, Ecuador, Georgia, Portogallo, Taiwan, Turchia, Svizzera, Gran Bretagna e Stati Uniti.

A fondare Eliminalia nel 2013 è un giovane uomo d’affari spagnolo, Diego Sanchez Gimenez detto Didac Sanchez. Ma qui tutta la vicenda assume dei profili ancora più inquietanti. Perché l’inchiesta internazionale che riportiamo in queste pagine ha permesso di rivelare che il beneficiario della Maidan Holding è un altro spagnolo, Jose Maria Hill Prado. Che è stato in carcere in Spagna per aver abusato di Didac Sanchez quando quest’ultimo era minorenne.

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