Europa e Usa si ameranno anche con Trump

Alla fine del 2015 era concreta la possibilità che si formassero due grandi aree di libero scambio nel Pacifico e nell'Atlantico generate rispettivamente dai trattati Tpp (Partenariato Trans-Pacifico) e Tpp (Partenariato transatlantico per gli investimenti e il commercio) come primo passo per un mercato globale delle democrazie e una conseguente grande alleanza politica tra esse, governata dal G7. Nel 2016 questo progetto è stato bloccato dai dissensi popolari, sia in America sia in Europa, che hanno convinto la politica a congelarlo a ridosso di una sequenza di elezioni, dal novembre 2016 all'autunno del 2017.

Il punto: nel 2018 questo progetto sarà riavviato o cancellato per sempre?

Il progetto è stato spinto da motivi sia geopolitici sia economici. Nel 2009 Obama dichiarò la fine del G7 a favore del G20 inteso come luogo dove esercitare un governo G2 del pianeta con la Cina. La divergenza tra i due emerse già nel 2010, con complicazioni. La Germania, dominando l'Ue, colse l'occasione per ergersi a potere G3, appoggiando ora l'uno ora l'altro, per strappare vantaggi nazionali nell'ambito di una strategia mercantilista. Il Giappone temette di doversi arrendere alla Cina perché l'America non ne era più un garante di sicurezza ed economico.

Per inciso, a quei tempi iniziò nelle élite e nei think tank britannici la ricerca di una nuova strategia nazionale in un mondo dove l'America non era più il potere principale e Londra era troppo vincolata da Berlino. Infatti la Brexit è una strategia manipolativa interna per fini esterni andata fuori controllo e non un fenomeno spontaneo. Nell'autunno del 2012 la burocrazia imperiale statunitense mostrò a un Obama che, continuando così, l'America avrebbe perso l'impero.

Inoltre, la Cina aveva già esaurito il suo ruolo di locomotiva della domanda globale in sostituzione temporanea di quella statunitense, grippata per la crisi finanziaria del 2008, e quindi si poteva nuovamente contenerne l'espansione, in particolare nel Pacifico. Obama cavalcò l'idea anche perché i dati di ripresa mostravano che era insufficiente e che questa, oltre che la crescita prospettica, richiedevano più export e che il problema era simile per Europa e Giappone e che quindi un mercato con meno barriere tra partner sarebbe stato utile per tutti.

Le simulazioni, in parte leggibili nei successivi studi della Fondazione Bertelsmann e del British Council del 2013, corroborarono l'ipotesi. E mostrarono che l'America avrebbe potuto limitare il suo più grande problema: per decenni aveva finanziato gli alleati grazie al commercio asimmetrico, cioè permettendo l'importazione di tutto senza chiedere loro reciprocità, al costo di un eccesso di concorrenza non bilanciata nel mercato interno che ha distrutto i redditi e l'ottimismo della classe media.

Il pensiero strategico statunitense decise di usare gli argomenti di utilità economica per attutire il progetto geopolitico di formare un blocco delle democrazie che escludesse i regimi autoritari, in particolare Cina e Russia, questo un errore, di fatto una nuova Guerra fredda a bassa intensità. Nel febbraio del 2013 Obama annunciò l'avvio dei negoziati Ttip tra Stati Uniti e Ue e il riavvio di quelli Tpp tra Usa e 11 nazioni asiatiche e sudamericane, tra cui il Giappone. Ora il secondo è in attesa di ratifica da parte del Congresso, congelato, e il Ttip è stato messo in attesa. I dissensi, in realtà, sono stati solo in piccola parte spontanei.

La mobilitazione anti Ttip in Europa è molto influenzata dalla Russia che ha finanziato partititi protezionisti, movimenti antagonisti e media, contando sul fatto che una società in ansia per l'impoverimento fosse facilmente manipolabile. La Cina, più sottile, ha usato la sua forza finanziaria per condizionare i governi europei. In America Trump e Sanders hanno colto nei sondaggi la disperazione di una classe media esasperata e hanno calibrato la loro offerta enfatizzando rassicurazioni protezioniste, così togliendo consenso ai trattati. Saranno riavviati o no nel 2018? Certamente i governi tenteranno di farlo, per i seguenti motivi. Qualsiasi Presidente americano, anche Trump, dovrà aggregare Giappone e europei per evitare il dominio cinese.

Gli europei, in particolare le manifatturiere ed esportative Germania e Italia, avrebbero il maggior vantaggio dalla formazione di un mercato integrato delle democrazie.

La Germania, pur indecisa tra neutralismo, atlantismo e suggestioni euroasiatiche non potrà rischiare di perdere il mercato statunitense e il dominio dell'Europa mettendosi in frizione con l'America. Nelle democrazie i poveri votano, chiedono protezioni che costano, e ciò rende i modelli di capitalismo democratico meno efficienti di quelli di capitalismo autoritario, quindi ogni democrazia può aprire il proprio mercato solo a partner simili per non importare concorrenza sleale e impoverente. Ma il nome e la formula dei trattati, in particolare il Ttip, dovranno essere modificati per facilitarne il consenso. Da un lato ci vorrà più pragmatismo e gradualità. Dall'altro, bisognerà esplicitare la natura politica del progetto per dargli forza: alleanza delle democrazie, che vale il 70% del Pil mondiale e circa il 55% del commercio globale, come pilastro militare e finanziario del nuovo ordine mondiale e immensamente più potente dei regimi autoritari. E bisognerà includere la Russia, cosa da preparare già nel G7 a presidenza italiana nel 2017. Così funzionerà.

www.carlopelanda.com

Riccardo Molinari: «In arrivo norme contro le baby gang»
Riccardo Molinari (Ansa)
Il capogruppo leghista alla Camera: «Stiamo preparando un pacchetto sicurezza bis: rafforzeremo la legittima difesa ed estenderemo la legge anti sgomberi anche alla seconda casa. I militari nelle strade vanno aumentati».

«Vi racconto le norme in arrivo sul comparto sicurezza, vogliamo la legittima difesa “rinforzata” e nuove regole contro le baby gang. L’esercito nelle strade? I soldati di presidio vanno aumentati, non ridotti. Landini? Non ha più argomenti: ridicolo scioperare sulla manovra».

Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, la Cgil proclama l’ennesimo sciopero generale per il 12 dicembre.

«Non sanno più di cosa parlare. Esaurito il filone di Gaza dopo la firma della tregua, si sono gettati sulla manovra. Ma non ha senso».

Francesco Filini: «Il premierato resta imprescindibile»
Francesco Filini (Ansa)
Parla il deputato che guida il centro studi di Fdi ed è considerato l’ideologo del partito: «Macché, sono solo un militante e il potere mi fa paura. Da Ranucci accuse gravi e infondate. La sinistra aveva militarizzato la Rai».

Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia, la danno in strepitosa ascesa.
«Faccio politica da oltre trent’anni. Non sono né in ascesa né in discesa. Contribuisco alla causa».

Tra le altre cose, è responsabile del programma di Fratelli d’Italia.

«Giorgia Meloni ha iniziato questa legislatura con un motto: “Non disturbare chi vuole fare”. Il nostro obiettivo era quello di liberare le energie produttive».

Joseph Shaw: «Le autorità inglesi censurano per paura della guerra civile»
Al centro Joseph Shaw
Il filosofo britannico: «Gli islamici vengono usati per silenziare i cristiani nella sfera pubblica, ma non sono loro a chiederlo».

Joseph Shaw è un filosofo cattolico britannico, presidente della Latin Mass Society, realtà nata per tramandare la liturgia della messa tradizionale (pre Vaticano II) in Inghilterra e Galles.

Dottor Shaw, nel Regno Unito alcune persone sono state arrestate per aver pregato fuori dalle cliniche abortive. Crede che stiate diventando un Paese anticristiano?

«Senza dubbio negli ultimi decenni c’è stato un tentativo concertato di escludere le espressioni del cristianesimo dalla sfera pubblica. Un esempio è l’attacco alla vita dei non nati, ma anche il tentativo di soffocare qualsiasi risposta cristiana a tale fenomeno. Questi arresti quasi mai sono legalmente giustificati: in genere le persone vengono rilasciate senza accuse. La polizia va oltre la legge, anche se la stessa legge è già piuttosto draconiana e ingiusta. In realtà, preferiscono evitare che questi temi emergano in un’aula giudiziaria pubblica, e questo è interessante. Ovviamente non si tratta di singoli agenti: la polizia è guidata da varie istituzioni, che forniscono linee guida e altro. Ora siamo nel pieno di un dibattito in Parlamento sull’eutanasia. I sostenitori dicono esplicitamente: “L’opposizione viene tutta dai cristiani, quindi dovrebbe essere ignorata”, come se i cristiani non avessero diritto di parola nel processo democratico. In tutto il Paese c’è la percezione che il cristianesimo sia qualcosa di negativo, da spazzare via. Certo, è solo una parte dell’opinione pubblica, non la maggioranza. Ma è qualcosa che si nota nella classe politica, non universalmente, tra gli attori importanti».

Stephen Miran: «Il blocco ai migranti ridurrà l’inflazione Usa. Le tariffe non pesano»
Stephen Miran (Ansa)
L’uomo di Trump alla Fed: «I dazi abbassano il deficit. Se in futuro dovessero incidere sui prezzi, la variazione sarebbe una tantum».

È l’uomo di Donald Trump alla Fed. Lo scorso agosto, il presidente americano lo ha infatti designato come membro del Board of Governors della banca centrale statunitense in sostituzione della dimissionaria Adriana Kugler: una nomina che è stata confermata dal Senato a settembre. Quello di Stephen Miran è d’altronde un nome noto. Fino all’incarico attuale, era stato presidente del Council of Economic Advisors della Casa Bianca e, in tale veste, era stato uno dei principali architetti della politica dei dazi, promossa da Trump.

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