Alberto Cirio tiene il punto. Le polemiche arroventate delle scorse ore, e di cui ha raccontato ieri La Verità, legate alle stanza inaugurata presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino – dove i volontari pro life ascolteranno le donne in gravidanza difficile o indesiderata, offrendo loro alternative all’aborto – non fanno indietreggiare il presidente di Regione Piemonte, che difende l’operato di Maurizio Marrone, il suo assessore alle Politiche sociali sottoscrittore della convenzione alla base dell’iniziativa. Che, come già ricordato, si colloca appieno nello spirito della legge 194 il cui articolo 2, lettera d), prevede espressamente l’impegno di «far superare le cause che potrebbero indurre alla interruzione della gravidanza».
Non a caso è proprio richiamandosi alla 194 che Cirio ha deciso di sottolineare la sua linea. «Io voglio stare lontano dalle strumentalizzazioni di carattere politico perché questo è un tema delicatissimo e qualsiasi strumentalizzazione è sbagliata», premette alla Verità, facendo presente che «le persone vanno lasciate libere di pensare e riflettere nella propria autonomia e le leggi vanno rispettate nella loro completezza. Noi in Italia abbiamo la legge 194 che è una legge ben fatta e va difesa e applicata in tutte le sue parti». «Questo vuol dire», aggiunge il presidente del Piemonte, «tutelare il diritto della donna a scegliere per sé e per il suo corpo, ma anche prevedere misure di ascolto e accompagnamento per prendere per mano chi lo ritiene. Noi stiamo soltanto applicando interamente la legge».
Non solo. Cirio tiene a puntualizzare di non aver in realtà inventato nulla, ma semmai di aver solo replicato una iniziativa già esistente. «Una stanza dell’ascolto», fa infatti notare, «c’era già in Piemonte all’ospedale Mauriziano dal 2013: la regola una convenzione triennale, che è stata rinnovata di tre anni in tre anni, quindi anche quando governava il centrosinistra». «Quando lo hanno fatto altri andava bene quando lo facciamo noi diventa oggetto di attacco ai diritti», aggiunge sempre Cirio, ribadendo di volersi tenere «lontano dalle strumentalizzazioni perché questo è un tema delicatissimo e qualsiasi strumentalizzazione è sbagliata».
Nel difendere la stanza dell’ascolto, il governatore piemontese rivendica pure le altre numerose azioni pro life messe in pista dalla sua giunta: «Abbiamo istituito il fondo Vita nascente da un milione e mezzo per assistere le donne e coppie in difficoltà economica a perseguire il diritto alla genitorialitá». «Anche il Comune di Torino», fa presente, «ha aderito al fondo facendosi finanziare un progetto dei servizi sociali per il parto in anonimato». «Abbiamo stanziato 1 milione di euro per «Birth Welfare», ricorda inoltre Cirio, «una misura dell’assessorato alle Politiche sociali, che permette a 31 piccole e medie imprese di realizzare servizi di welfare destinati ai propri lavoratori che in questo modo possono accedere a servizi rivolti all’infanzia e alla genitorialità come rimborso per le spese di asilo, scuole, asili aziendali, centri estivi per ragazzi, corsi di lingua straniera, supporto all’assistenza famigliare, escursioni per ragazzi e genitori, attività pre e post scuola». «Poi, sempre per dare qualche esempio», conclude il presidente, «con l’assessorato all’Istruzione abbiamo appena rifinanziato, con 3,4 milioni di euro la possibilità per i Comuni di allungare gli orari degli asili nido senza toccare le tariffe per le famiglie. È un provvedimento di supporto alla famiglia, per offrire servizi a contrasto della denatalità e favorire l’occupazione femminile e la conciliazione tra vita e famiglia».
Dunque, tornando a noi, Cirio va fiero dell’operato della sua amministrazione, inclusa la stanza dell’ascolto al Sant’Anna, rimarcando come essa non sia affatto un ostacolo all’autodeterminazione della donna. L’idea di farla passare per una minaccia ai diritti femminili non piace neppure a Claudio Larocca, presidente regionale della Federazione del Movimento per la Vita (FederviPa) che ha sottoscritto la convenzione per la stanza dell’ascolto, oltre che con il già citato assessore Marrone, anche col dottor Giovanni La Valle, direttore generale dell’Aou Città della Salute, e il dottor Umberto Fiandra, direttore sanitario del Sant’Anna, appunto. «Rimango allibito di fronte alle reazioni scomposte che genera puntualmente ogni iniziativa di aiuto per le donne», racconta Larocca, che invita i tanti critici dell’iniziativa a guardare cosa fanno i Centri di aiuto alla vita in Piemonte. «Basterebbe entrare in uno dei nostri 32 centri che operano da oltre 30 anni per capire di cosa stiamo parlando», ha dichiarato, «la nostra rete aiuta ogni anno oltre 1.000 donne e alcune di loro, senza il nostro aiuto, avrebbero rinunciato alla maternità non per “libera scelta” ma perché costrette dalle circostanze, dai compagni o dalla famiglia». «Mi chiedo», si domanda infine Larocca parlando con La Verità, «a chi dia fastidio che queste donne possano essere libere di non abortire. Forse chi ci critica con le solite falsità queste donne non le ha mai incontrate e non le ha mai ascoltate. La realtà rimane lontana dalle piazze, dagli uffici e dalle comode abitazioni radical chic». Eh, la realtà. È un tema che in casa progressista, dove si preferisce planare con la mente sulle vette dei «nuovi diritti», si sono scordati da un pezzo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >