I racconti sulla decennale convivenza tra i due Papi, Francesco e Benedetto XVI, sono destinati a protrarsi nel tempo. Da un lato si tratta di un fatto a dir poco inusuale nella storia della Chiesa e, quindi, naturalmente oggetto di attenzione e curiosità, dall’altro uno dei due due protagonisti, l’attuale Pontefice, torna di frequente sulla questione, come nell’ultimo libro-intervista uscito oggi, in Spagna, con il titolo Papa Francisco. El sucesor: Mis recuerdos de Benedicto XVI (Papa Francesco. Il successore: i miei ricordi di Benedetto XVI), la cui pubblicazione in Italia, con l’editore Marsilio, è prevista dopo l’estate.
Il testo è già stato menzionato, nell’edizione di ieri della Verità, per alcune anticipazioni in cui papa Francesco spiegava di aver sventato una manovra di alcuni cardinali durante il conclave del 2005 per impedire l’elezione al soglio petrino di Benedetto XVI. Secondo la nuova versione fornita dal Pontefice, è stato lo stesso allora cardinale argentino a opporsi ai voti confluiti su di lui da parte di un gruppo di porporati e a consentire così l’elezione di Joseph Ratzinger, da lui ritenuto l’unico candidato possibile a succedere a Giovanni Paolo II. Successivamente, nuovi spezzoni del libro sono stati resi noti al pubblico. A colpire, innanzitutto, è il rinfocolamento della polemica nei confronti di padre Georg Gänswein, l’ex segretario particolare di Benedetto, «rispedito» senza incarico in Germania dopo la morte di quest’ultimo. «Mi ha addolorato il fatto che abbiano usato Benedetto contro di me», racconta l’attuale successore di Pietro. «Il libro di don Gänswein è stato pubblicato il giorno della sua sepoltura e mi è sembrato una mancanza di nobiltà e umanità». Il riferimento è a Nient’altro che la verità, il volume in cui lo storico segretario ripercorre la sua vita accanto a Ratzinger, a partire dagli anni al dicastero per la Dottrina della fede, passando per quelli del pontificato per arrivare, infine, agli anni di ritiro presso il monastero Mater Ecclesiae. Durante l’uscita del libro, padre Georg aveva rilasciato anche la famosa intervista al quotidiano cattolico tedesco Die Tagespost in cui affermava che «la stretta di Francesco sulla messa in latino ha spezzato il cuore del Papa “emerito”». Sempre sull’ex segretario, inoltre, il Papa ha fatto ricadere le polemiche sulla gestione del funerale di Benedetto XVI (giudicato allora troppo dimesso, ndr), in quanto responsabile dell’organizzazione, mentre ha reso noto di aver già dato disposizioni per modificare il rito funebre dei Pontefici, che verranno esposti nella bara e non su un catafalco, «con dignità ma come ogni cristiano». Anche nelle nuove anticipazioni, Francesco continua a insistere sulla continuità del suo magistero e sull’unità nel rapporto con il predecessore. Non si tratta necessariamente di una contraddizione rispetto alla versione di padre Georg, visto che non c’è motivo di dubitare che l’ex Papa emerito, per il carattere e il rispetto che lo contraddistinguevano, non abbia mai esplicitato pubblicamente il suo disaccordo su alcune posizioni. Divergenza che, però, poteva esistere nell’intimo, come ammette lo stesso Francesco in un altro passaggio, dove dichiara che non sempre Ratzinger fosse d’accordo con le sue decisioni, ma «con il suo silenzio le ha sempre rispettate».
Nonostante gli sforzi per delineare una continuità tra i magisteri, infatti, è difficile non ravvisare una differenza di operato e di «missione». Non solo riguardante temi come l’ostilità alla messa in latino, il celibato dei preti o – dopo la morte di Ratzinger – su Fiducia supplicans (la dichiarazione che riconosce la possibilità di benedire le coppie omosessuali), ma anche su altre questioni riportate dallo stesso Francesco. Nel nuovo volume, racconta che il Papa «emerito» (che, secondo le nuove indiscrezioni, avrebbe voluto farsi chiamare «padre Benedetto», salvo poi cedere alle pressioni per una soluzione diversa), avrebbe difeso l’attuale Pontefice quando si pronunciò in favore delle unioni civili tra coppie omosessuali. «Alcuni andarono da Benedetto a dire che io dicevo eresie», racconta il Papa argentino, «lui li ascoltò e con autorevolezza li aiutò a distinguere le cose» tra matrimonio cristiano e unioni civili. «Disse loro: “Questa non è una eresia”. Come mi difese!». Stando ai fatti, però, sia durante il suo incarico come prefetto della Dottrina della fede sia durante il suo magistero petrino, Ratzinger si è sempre opposto al riconoscimento di questo tipo di unioni, perfino quelle relative alle coppie di fatto che, secondo lui, sarebbero finite «inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata sul matrimonio». Visione ribadita anche nell’introduzione a La vera Europa. Identità e missione, testo pubblicato nel 2021, in cui scrive: «Con la legalizzazione in sedici Stati europei del “matrimonio omosessuale”, il tema matrimonio e famiglia ha assunto una nuova dimensione che non si può certo ignorare. Si assiste alla deformazione della coscienza che evidentemente è penetrata profondamente in settori del popolo cattolico. A questo non si può rispondere con qualche piccolo moralismo e nemmeno con qualche rimando esegetico. Il problema va in profondità e dunque deve essere affrontato in termini di fondo». Si potrebbe ipotizzare, allora, che forse Benedetto XVI ha sempre voluto difendere la figura del Pontefice regnante, non necessariamente le sue idee. Men che meno quelle (e lo dicono i fatti) sulle unioni civili.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >